Dalla rassegna stampa Cinema

Jodie Foster - “Lo shopping fa più male di Hannibal”

Vezzi, manie, passioni e progetti di una star in carriera da 42 anni … Laconica anche a proposito della presentazione, nell’ambito del festival del cinema gay «Da Sodoma a Hollywood» a Torino del documentario a lei dedicato “Jodie: an icon”: «Non ne so nulla, ma mi spaventa molto l’idea di …

Piccola lady di ferro, vestita con assoluta semplicità, nero totale e camicia bianca, unico vezzo i tacchi alti delle scarpe di vernice. Non è un caso se Jodie Foster, ex-bambina prodigio lanciata dallo spot Coppertone, è riuscita ad attraversare indenne 42 anni di vita hollywoodiana. Certo, c’è il talento e c’è anche la brillante intelligenza che le ha permesso di continuare a studiare e a prendere diplomi mentre la sua carriera era già luminosamente avviata. Ma c’è, soprattutto, un carattere tenace, riservato, agguerrito. Agli studenti romani che l’hanno incontrata ieri all’Auditorium (per la «Festa di Roma») ponendole domande fin troppo sagge e rispettose, ha spiegato che fare un film «è come scalare una montagna» e che ogni ruolo «è una scossa alla vita e alla personalità». Lei è sempre arrivata in cima, mantenendo intatta, almeno così sembra, la propria integrità: «Recitare significa andare in fondo, molto in fondo, alle emozioni. È un po’ come quando si legge un libro o si guarda un quadro, c’è una comprensione intellettuale e poi un’altra, che va ben oltre la superficie e riguarda appunto le emozioni».
Tutte cose che entrano in gioco davanti alla macchina da presa e che poi ritornano ordinatamente al proprio posto, perché Jodie Foster non parla del privato, non spiega le sue scelte politiche, non accetta etichette di nessun tipo. Si sa che è di fede democratica, ma ieri a Roma, mentre presentava il suo nuovo film La ricerca dell’isola di Nim, ha precisato: «Le mie preferenze politiche non sono un segreto, io però non ne parlo. Apprezzo gli attori che lo fanno e tengo conto delle loro valutazioni, ma io non agisco così». Laconica anche a proposito della presentazione, nell’ambito del festival del cinema gay «Da Sodoma a Hollywood» a Torino del documentario a lei dedicato Jodie: an icon: «Non ne so nulla, ma mi spaventa molto l’idea di essere considerata un’icona». D’altra parte, proprio nel dicembre scorso, era stato il collega Rupert Everett a criticare l’outing tardivo dell’attrice che, nel ricevere un premio, aveva indirizzato alla compagna di vita nonché socia in affari Cydney Bernard, una dedica affettuosa: «A 45 anni – commentava Everett – è troppo facile dire quelle cose, non impressionano più nessuno. A Hollywood si può essere gay solo dopo una certa età, prima non solo non è salutare, è addirittura impossibile».
Insomma, tasgressiva, ma con giudizio. Eppure qualche punto debole c’è. Il primo riguarda il rapporto con i felini. Ebbene sì, Jodie Foster, la poliziotta che fronteggiava il dottor Lecter di Hannibal, ha una gran paura dei gatti, forse perché da piccola, sul set di Due ragazzi e un leone, ebbe con il re della giungla un incontro troppo ravvicinato: «Non rimasi particolarmente scioccata, dopo ho recitato di nuovo con i leoni, ma non mi piacciono i gatti, anche quelli domestici, quando ti fissano e gonfiano il pelo». L’altra paura è terribilmente originale, controcorrente al punto da apparire ideologica: «Fare shopping mi rende nevrotica, sono certa che ci siano profonde motivazioni psicologiche, ma quando entro in un negozio per comprare qualcosa non posso restarci più di cinque minuti, devo assolutamente andar via».
I temi ambientalisti alla base del nuovo film la appassionano: «La storia contiene un messaggio molto importante: se ci si prende cura della terra, questa si prenderà cura di noi». Le immersioni totali nel mondo della natura sono bellissime, soprattutto per una come lei che adora sciare, nuotare, arrampicarsi, ma alla fine della giornata «mi piace tornare a casa e fare una bella doccia. No camping for me, please». Alla ricerca dell’isola di Nim è anche una storia di donne, da un parte la timida scrittrice Alexandra (Foster), dall’altra, Nim, ragazzina coraggiosa e selvaggia (interpretata da Abigail Breslin, già candidata all’Oscar per Little Miss Sunshine): «C’è la descrizione di un’alleanza femminile, le due protagoniste imparano ad essere autonome, a risolvere da sole i loro problemi, a prendersi cura di se stesse. Questo è importante perché ancor oggi, tra le bambine, circola l’idea che in fondo, in qualche modo, ci sia sempre bisogno di una figura maschile».
I due figli di Jodie, Charles e Kit, nati entrambi con l’inseminazione artificiale, hanno visto la madre per la prima volta sul grande schermo proprio grazie alla Ricerca dell’isola di Nim: «Credo che finora non avessero la più pallida idea del modo con cui mi guadagno da vivere. Fare un film che loro potessero vedere era diventato il mio obiettivo». Gli altri, per adesso, riguardano la regia: «Negli ultimi anni sono stata molto impegnata con la recitazione, adesso ho intenzione di fermarmi per un po’, di stare con la famiglia e di dedicarmi alla regia, sto già lavorando a una sceneggiatura». Potrebbe essere il già annunciato film su Leni Riefenstahl («Mi auguro che quel progetto finalmente decolli»), ma Foster non si sbilancia. Una cosa è certa. Non le capiterà mai più, come in passato, di recitare in una storia in cui non crede: «Mi è successo una volta sola, tanti anni fa, in un unico film di cui naturalmente non svelerò mai il titolo. Ero senza quattrini, ho pensato, accetto, sarà indolore, in fondo si tratterà solo di poche settimane. Invece è stata un’esperienza terribile».

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