Dalla rassegna stampa Cinema

«All’amore assente»: giallo molto pallido...

PRIMEFILM Il film di Adriatico tra un’inchiesta e un’outing

È sempre un bene quando i cineasti si confrontano con la realtà. Accade, come in Tutta la vita davanti di Virzì, che le tematiche sociali siano le vere protagoniste dei film; accade, come in Non pensarci – ne parliamo qui accanto – che rimangano sotto traccia contribuendo però a dar forza a storie e personaggi; accade, infine, che siano spunti per riflessioni colte e personali (una volta avremmo detto: «d’autore») che rischiano di sommergerle. È quanto avviene, ad esempio, nel controverso Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, dove l’ambientazione nel mondo della finanza è un puro escamotage narrativo. E in All’amore assente di Andrea Adriatico, un piccolo film indipendente da domani al Lumière di Bologna e dall’11 aprile allo Spazio Uno di Firenze, per poi uscire gradualmente in quasi tutte le città italiane. Leggendone la trama – cosa che a volte sarebbe meglio non fare – pensavamo a un thriller politico: un detective indaga sulla sparizione di un uomo, il ghost-writer dei discorsi per un candidato leader. L’investigatore si intrufola in casa dello scomparso, stringe legami con i suoi genitori (il padre è convinto che il figlio sia stato rapito dagli alieni), si fa addirittura assumere dall’agenzia di P.R. per la quale l’uomo lavorava e prende, alla fine, il suo posto. Il film, però, è molto diverso dalla sua trama: si intuisce che il protagonista è un detective solo dopo mezz’ora di proiezione. Di fatto, All’amore assente è la storia di un’ossessione e di un’identificazione girata con uno stile che vorrebbe essere «alla Antonioni», con dialoghi rarefatti e un’ambientazione emiliana molto astratta, che cerca in giro per Bologna gli spazi metafisici che Antonioni, nell’Eclisse, aveva trovato all’Eur di Roma. In sovrappiù, c’è una svolta gay nella trama, un sottotesto da outing omosessuale nel quale lo spunto politico sembra sparire. All’amore assente poteva essere una parabola sull’ambiguità della politica (il leader del quale sentiamo i discorsi è di destra, di sinistra, di centro? Tutte e tre le risposte sono possibili); diventa strada facendo un’altra cosa, meno interessante.

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