Dalla rassegna stampa Teatro

Accorsi a teatro, un prete accusato di pedofilia

L’attore a Genova con “Il dubbio”: «Non dirò mai se sono innocentista o colpevolista, il testo non è un attacco alla Chiesa»

«NON MI SENTO il protagonista di un attacco frontale alla Chiesa. E non dirò mai a nessuno se nei confronti del mio personaggio, un prete accusato di pedofilia, sono innocentista o colpevolista» dice Stefano Accorsi, 37 anni, che sarà sul palcoscenico della Corte di Genova, da martedì a domenica, con “Il dubbio” di John Patrick Shanley. «Ma chi fa il nostro lavoro non può e non deve tirarsi indietro di fronte ai temi scomodi» dice «del resto, anche se avessi avuto qualche esitazione, l’ho accantonata dopo aver visto “Liberaci dal male” di Amy Bert».
“Il dubbio”, che negli Stati Uniti è diventato quest’anno anche un film con Philiph Seymour Hoffman nella parte del prete e Meryl Streep in quella della suora accusatrice (Lucilla Morlacchi nella versione teatrale italiana) è ambientato a New York nel 1964. Il dramma prende le mosse dal racconto di un ragazzino nero del Bronx e da denunce (o calunnie, saranno gli spettatori a deciderlo) chiuse nel bozzolo di una sacrestia. L’opera è esplosa spettacolarmente a Parigi, prima che in questa versione italiana con traduzione di Margaret Mazzantini e regia di Sergio Castellitto, mentre il tam tam mediatico rilanciava in tutto il pianeta gli scandali delle diocesi irlandesi e statunitensi. «Io ho un figlio di un anno e mezzo» dice Accorsi, che appena può lo raggiunge a Parigi, dove vive con la mamma, l’ex modella e attrice Laetitia Casta «Non riesco neppure a pensare a che tipo di comportamento e di reazione avrei se lui si ritrovasse nella situazione di certi bambini. Nella pedofilia dei preti c’è l’aggravante della fiducia tradita. Per non parlare del senso di colpa che riescono a inculcare nelle vittime. Ricordo una mia amichetta d’infanzia. Mi aveva confidato che un prete la toccava. Ma era un uomo al di sopra di ogni sospetto, oltre che un amico dei suoi genitori, e lei non riusciva a trovare il coraggio di parlarne con loro».
Portare in scena “Il dubbio” in Italia non ha creato nessuna difficoltà alla produzione né agli interpreti «anche se in Italia i politici si comportano nei confronti della Chiesa come se fossero sempre in campagna elettorale. E anche certe storie, come quella che ha visto coinvolto don Gelmini, danno l’impressione di essere accantonate se non rimosse, o giudicate più in base alle sensazioni che non agli atti giudiziari».
Accorsi ammette che lasciare negli spettatori un ragionevole dubbio, stare sempre sul filo del rasoio di una possibile doppia verità, è stato l’impegno più difficile della sua carriera. E non si preoccupa di quanto possa aver compromesso la sua immagine sexy: «Questo è veramente l’ultimo dei miei pensieri quando decido se accettare o rifiutare un ruolo: anche perché, se posso esprimere un dubbio un po’ frivolo e molto personale, io questa etichetta me la sono ritrovata addosso. Non so nemmeno quanto corrisponda all’idea che il pubblico ha di me». Accorsi sarà in tournée anche l’anno prossimo ma troverà il tempo per girare due film in Francia e uno in Italia. Lanciato come attore europeo, non sogna Hollywood «perché noi, sul fronte creativo, siamo molto molto più liberi. E anche perché ho capito che, d’ora in poi, almeno una volta all’anno voglio trovare tempo per il teatro».
Silvana Zanovello
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IL TEMA dei sacerdoti pedofili è stato affrontato in “Schegge di paura” (1996) di Gregory Hoblit con Richard Gere, tratto da un romanzo di William Diehl. Un ragazzo uccide con 79 coltellate l’arcivescovo di Chicago e l’avvocato più famoso della città ne assume la difesa. In “La mala educacion” (2004) di Pedro Almodovar, Ignacio, vittima in un collegio delle molestie sessuali di padre Manolo, ed Enrique scoprono la loro omosessualità

LA BBC ha realizzato “Sex crimes and the Vatican”, partendo da un’indagine su sacerdoti della diocesi di Fern, in Irlanda: il documentario è stato trasmesso lo scorso anno in Italia con grandi polemiche da Michele Santoro a “Anno Zero”. “Deliver Us from Evil” (Liberaci dal male, 2006) di Amy Berg è invece un j’accuse nei confronti di padre Oliver O’Grady, su cui si sono abbattute cinquecento cause civili in California: condannato a 7 anni, vive in Irlanda

BRUNO ZANIN, il giovane Titta in “Amarcord” (1973) di Federico Fellini e poi attore anche per Giuliano Montaldo in “L’Agnese va a morire” (1976) nel libro del 2006 “Nessuno doveva saperlo”(Pironti editore, 230 pagine, 13 euro) racconta in terza persona le violenze subite in seminario da Alessandro. Da quel momento la vita del violentato è sempre alla ricerca di un orientamento sessuale; il violentatore ricompare invece alla fine in abito vescovile

“OPERAZIONE Pretofilia”è un videogioco in flash prodotto dal collettivo milanese “La mollindustria” che ha scatenato lo scorso anno polemiche laceranti. Ispirato al documentario della Bbc “Sex crimes and the Vatican”, è stato duramente attaccato attraverso un’interpellanza presentata alla Camera da Luca Volonté, capogruppo dell’Udc, che denunciava simulazioni di stupri sui bambini contenute nel videogioco, «che tutti possono scaricare»

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