Dalla rassegna stampa Libri

Questa America non è un paese per giovani

… Costruiscigli intorno un mondo di affetti saldi: una giovane moglie ex-suora, una superiora lesbica con cui condivide l’odio per il Male e la tenace volontà di combattere le tante ingiustizie sociali …

JAMES LEE BURKE Louisiana 2005, in attesa dell’uragano, torna l’investigatore Dave «Streak» Robicheaux. Un semplice giallo? No, quella dello scrittore texano è vera, grande letteratura

«Perché una persona viene risparmiata e un’altra no? Se è vero che l’età porta la saggezza e risposte ad antiche domande, con me deve aver fatto un’eccezione. Ma ho smesso di interrogarmi sui grandi misteri della vita. Vivo in un luogo in cui i soldati della Confederazione con indosso uniformi lacere baluginano ai margini del campo visivo, ricordandoci che il mito dei cavalli alati e dei guerrieri greci dà ancora forma alla nostra coscienza collettiva, che la nostra storia è fatta di anrichi dèi e antichi popoli ed è impossibile separarla dalle nostre storie personali. Non è poi male vivere con una scenografia come questa». Quella del detective Dave Robicheaux del distretto di polizia di New Iberia, a due passi da New Orleans, potrebbe essere una delle tante saghe a cui il poliziesco americano ci ha abituato negli ultimi anni. Prendi un detective dal passato torbido, in questo caso ex-alcoolizzato e per giunta cattolico in un Paese protestante; mettilo dalla parte giusta, ma con una capacità, acuita da anni di lotta per le strade, di compenetrarsi nel modo di pensare dei cattivi. Costruiscigli intorno un mondo di affetti saldi: una giovane moglie ex-suora, una superiora lesbica con cui condivide l’odio per il Male e la tenace volontà di combattere le tante ingiustizie sociali che il neo-liberismo si lascia dietro come una viscida bava corrosiva, un vecchio procione domestico a tre zampe e un gatto rissoso, simboli della purezza incontaminata e istintiva della Natura, una figlia adottiva scampata agli eccidi degli Squadroni della Morte di una narco-dittatura sorretta dai dollari yankee, un socio ex-marine schizzato e tossicofilo, e costantemente innamorato della psicopatica di turno. Ambienta il tutto in uno scenario poco frequentato – nel caso, le paludi della Louisiana – e la formula dovrebbe garantirti il successo: uno o due romanzi all’anno, premi, prima o poi l’immancabile trasposizione cinematografica, e il gioco è fatto.
Ma i romanzi di James Lee Burke sono un’altra cosa. I romanzi di James Lee Burke non si possono confinare nel recinto del genere, sia pure di buona fattura. I romanzi di James Lee Burke pescano a fondo nel Mito, odorano di divinità scomparse e di eroi tanto inossidabili quanto tormentati. I romanzi di James Lee Burke dipingono l’America per quello che è, un luogo di violenza ma anche di tenerezza che non t’aspetti, e sono, soprattutto, grande letteratura. In questa ultima avventura della serie, scritta a cavallo della catastrofe del 2005, quando mezza Louisiana fu distrutta dal tornado e il vecchio Milton Friedman, guida spirituale dei neoconservatori, salutò l’evento fregandosi le mani (perché un po’ di case vecchie cadevano, e così ne avrebbero costruite di nuove), Dave streak Robicheaux, così detto per via della frezza bianca che gli solca i capelli, è alle prese con il misterioso suicidio di una ragazzina per bene, l’omicidio di un barbone senza nome rinvenuto sul ciglio di una strada, le disavventure di uno spacciatore nero e il tragico percorso verso la perdizione di due rampolli dell’alta borghesia locale. Dominato dall’attesa dell’imminente uragano, gravido di umori dolenti, è uno dei migliori episodi dell’intera saga di New Iberia. Tutti i temi cari a Burke sono presenti: l’eredità del razzismo, che ancora marca un muro impenetrabile fra bianchi e neri. L’odio di classe che serpeggia fra la vecchia aristocrazia creola e i nuovi ricchi dall’incerto passato. L’ombra dei legami sospetti fra mafiosi, politicanti, ambiziosi pubblici ministeri e predicatori che si arricchiscono pervertendo la fede, ormai diventata un business come un altro. A farne le spese, sotto gli occhi spesso impotenti, mai domi, sempre carichi di pietas, di Dave Robicheaux, i giovani. Che, se potessero, vivrebbero liberi dal retaggio di un passato impresentabile, ma che sono irrimediabilmente stritolati dai meccanismi di un presente ancora più duro e spietato. Un grande affresco sull’amara America di oggi: forse non sarà un paese per vecchi ma nemmeno i ragazzi se la passano tanto bene.


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