Dalla rassegna stampa Cinema

"Cover Boy: L'ultima rivoluzione"

Un film del 2006 arriva nelle nostree sale dopo aver fatto incetta di premi in giro per il mondo – L’identita’ e l’orgoglio omosessuale stretti nella morsa dell’ipocrisia della societa’

Il discusso film di Carmine Amoroso solleva il problema della produzione cinematografica italiana e pone le basi per un futuro (forse) di qualità, dove il cinema idipendente possa ritagliarsi il gusto spazio e trovare canali distributivi più semplici e immediati. La rabbia del regista è tutta nelle sue parole: “Fino a quando il cinema italiano sarà prodotto con un’ottica familistica-clientelare non riuscirà mai a progredire né ad essere interessante. D’altronde come si può pensare di avere uno sguardo sul mondo originale, forte, etico, come si possono cambiare le tematiche, il linguaggio se la maggior parte degli autori, dei registi, di chi fa questo lavoro, è gente privilegiata, figlio di, parente di, amico di…” Cover Boy esce (in ritardo di due anni!) nelle nostre sale Venerdì 21 Marzo.

La pellicola racconta l’ amicizia fra Ioan (Eduard Gabia) e Michele (Luca Lionello) l’uno rumeno e l’altro italiano. Due mondi che casualmente s’incontrano: l’esperienza di chi, figlio della rivoluzione post comunista, è fuggito dal proprio paese alla ricerca di un futuro migliore e l’esperienza di chi, precario, vive la crisi del lavoro occidentale. Come sfondo al rapporto fra il semplice ragazzo rumeno e il solitario ragazzo italiano, un occidente travagliato da una parte dal crollo dell’ideologia comunista e dall’altra dal mito di un capitalismo che ha assunto sempre più, come criterio vitale, la competitività e l’inasprimento della disuguaglianza sociale. Il film racconta della loro vita in comune ai margini della città, vessati da una padrona di casa (Luciana Littizzetto) e mostra come sia possibile opporre, alla ferocia dello scontro quotidiano per la sopravvivenza, il vincolo di una vera amicizia. L’incontro di Ioan con una famosa fotografa (Chiara Caselli), e il suo scambiare per amore un sentimento utilitaristico, servirà a rinsaldare ancor più l’unione con Michele e a guidarlo verso la meta finale del suo viaggio.

Carmine Amoroso è nato in Abruzzo nel 1963. Agli inizi degli anni ’80 si è trasferito a Roma dove si è laureato in Lettere. Ha scritto e diretto varie inchieste giornalistiche. Come scrittore è presente in diverse antologie di racconti e come sceneggiatore ha collaborato con Suso cecchi D’Amico, Ugo Pirro, Lina Wertmuller. E’ autore della sceneggiatura “Parenti Serpenti” regia di Mario Monicelli, film acclamato da pubblico e critica, e dell’omonima pièce teatrale ( da otto anni in scena ininterrottamente in Italia e in Spagna ). Nel 1996 ha scritto e diretto “Come mi vuoi” co-produzione italo francese ( in Francia Embrasse-moi Pasqualino ) primo film italiano a tematica transgender, in cui ha lanciato la coppia Monica Bellucci Vincent Cassell.

L’uscita del nuovo film, offre la possibilità di sentire dalla viva voce di Carmine Amoroso come viene vissuto, nella società italiana, il rapporto tra diritti individuali e duopolio radio-televisivo, che inevitabilmente finiscono per collidere nel momento in cui un’opera , diseguale e apprezzata (nel resto del mondo) come Cover Boy, solleva un problema più attuale che mai. Lo stesso regista dice: “Come Mi Vuoi è stato il primo film a tematica “transgender” del cinema italiano. All’epoca assolutamente non compreso, boicottato anche da parte di una certa critica disattenta. La conseguenza è stata che Medusa Video, che ne deteneva i diritti di sfruttamento, non l’ha mai fatto uscire né in vhs né in dvd. In poche parole l’hanno fatto scomparire. E con il film hanno fatto scomparire anche me. E pensare che in quel film avevo fatto esordire non solo la coppia Bellucci-Cassel, che è poi diventata un simbolo del cinema mondiale, ma anche Vladimir Luxuria che ora siede in Parlamento. E comunque rispetto ad oggi penso che le cose non siano affatto cambiate. E’ forse cambiato qualcosa sul problema dei diritti civili?”

Il problema è che certi temi e certe storie , in Italia sollevano polemiche vecchie e falsamente puritane (tira la stessa aria degli anni’50 dal punto di vista censorio!), che inevitabilmente falsano la visione di un film, che nonostante i premi ricevuti in vari festival, rischia di scomparire nell’anonimato come bene spiega lo stesso Amoroso: “Purtroppo il paradosso (ma solo per chi non conosce il cinema italiano) è che pur essendo uno dei film più visti e richiesti nei festival internazionali (compresi quelli a tematica gay), il pubblico italiano non è riuscito ancora a vederlo. Se sei fuori dal duopolio Rai-Mediaset, sei fottuto. In realtà l’unico vero cinema indipendente (cioè prodotto indipendentemente dallo stato, dalla Rai e da Mediaset) sono i cinepanettoni”.

“Cover Boy” è altresì interessante dal punto di vista tecnico. Girato in digitale in HDV (sistema che in Eropa è consolidato da tempo, mentre in Italia si parla di novita!), utilizza un linguaggio semi-docuentaristico, con gli attori “spiati” dalle telecamere, con gli attori immersi in spazi reali e alle prese con situazioni normale e quotidiane che grazie all’impostazione registica dello stesso Amoroso, risultano credibili e a proprio agio in parti difficili e delicate (senza mai scadere nella macchietta) in perfetto equilibrio tra dramma umano e consapevolezza della propria sessualità.

“Cover Boy” risulta quindi essere un film sperimentale che pone al centro l’uomo, la sua essenza e i suoi sentimenti, che nel dramma contemporaneo della precarietà del lavoro, rischia continuamente di perdere la propria identità (anche sessuale) a causa dell’insicurezza esistenziale che lo attanaglia. I due personaggi in realtà conducono all’unità, che nella diversità etnica e sociale trovano un punto d’incontro sul terreno di una identità sessuale che la società vorrebbe loro negare. Lo stesso Amoroso conclude con un’affermazione, pessimista e disillusa, dicendo: “Ioan e Michele sono due persone che vivono la crisi del lavoro occidentale. Ioan è un immigrato di nuova generazione. Michele è un uomo sconfitto dalla precarietà nel lavoro. Che significa anche precarietà nella vita sociale, negli affetti. E’ molto difficile per chi fa fatica a pagare le bollette, l’affitto di casa, vivere serenamente i propri sentimenti, vivere la propria sessualità in maniera libera”.

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