Dalla rassegna stampa Musica

Un museo celebra la leggenda del quartetto pop

Mancano un anno e quattro mesi all´inaugurazione a Stoccolma di ABBAtheMuseum, prevista per il 4 giugno 2009. Ma la fama smisurata della band svedese fa sì che la prevendita dei biglietti già impazzi su Internet….

Mancano un anno e quattro mesi all´inaugurazione a Stoccolma di ABBAtheMuseum, prevista per il 4 giugno 2009. Ma la fama smisurata della band svedese fa sì che la prevendita dei biglietti già impazzi su Internet. E l´amministrazione della capitale ha previsto fin d´ora una nuova linea di autobus e una di traghetti per raggiungere l´edificio: “Vogliamo che i visitatori escano di qui felici”, dice la fondatrice. “Proprio come si usciva dai concerti di Agnetha, Björn, Benny e Anni-Frid”
Con 370 milioni di dischi venduti nel mondo, sono superati soltanto da Elvis e dai Beatles
Karaoke, video interattivi e altre iniziative previsti per coinvolgere i fan

STOCCOLMA

L´aeroporto di Arlanda è tappezzato di enormi fotografie sospese nel vuoto. Dal gate d´arrivo fino all´uscita, il passeggero è accompagnato dai volti degli uomini e delle donne che hanno fatto la gloria della Svezia. C´è il signor Alfred Nobel, munifico creatore del premio, come dice la didascalia sotto la foto. C´è August Strindberg, «scrittore». C´è Björn Borg, «leggenda del tennis», ci sono Britt Ekland e Lena Olin, entrambe «attrice», e Lasse Hallstrom, «regista». Quasi all´uscita di Arlanda, colpo di scena finale, ci sono gli Abba. La didascalia dice semplicemente: «living legends». Non dice «leggende della musica». Neanche «popstar». Semplicemente «leggende viventi».
Nessuno sarebbe tenuto a sapere chi siano quei quattro sulla foto. Potrebbero essere campioni di bridge, architetti di fama o gestori della prima fattoria biodinamica svedese. Ma la realtà è che tutti lo sanno. La realtà è che dal 1974 (anno in cui, con Waterloo, vinsero l´Eurofestival, rassegna al cui confronto anche Sanremo diventa Woodstock) a oggi il mito degli Abba ha resistito. Esattamente come quello dei Beatles, come quello di Elvis. Solo che, nella loro breve parabola (1972-82), i quattro svedesi non hanno cambiato il mondo, né la musica. «Li hanno resi entrambi, però, più leggeri, più allegri, più spensierati», dice Ewa Wigenheim-Westman, fondatrice, con suo marito Ulf, del futuro museo degli Abba la cui inaugurazione è prevista il 4 giugno del 2009. Messi in vendita in rete poco prima di Natale, i primi tremila “pacchetti” per la opening week (3-7 giugno 2009, dai 110 ai 190 euro) sono andati esauriti in un soffio, venduti in trentatré Paesi. Iniziata giovedì scorso sul sito online (www. abbamuseum. com), la prevendita ufficiale è inarrestabile. E dire che alla opening night, il 3 giugno dell´anno prossimo (ma per pochi invitati, con un evento a sorpresa), manca più di un anno.
Osservata da questo civilissimo Paese, da questa città così elegante, da questo piccolo ordinato ufficio, la gigantesca fama degli Abba appare a misura d´uomo. Ma non lo è affatto. Dal 1972 a oggi i quattro musicisti svedesi hanno venduto circa trecentosettanta milioni di dischi. «Solo i Beatles ed Elvis superano Agnetha, Björn, Benny e Anni-Frid». Di quanto? «Nessuno può saperlo», risponde la signora Wigenheim-Westman. Nel 2002 era una pr consultant e Benny Andersson l´aveva scelta per occuparsi dell´apertura a Stoccolma del suo Rival Hotel (un cinque stelle ritenuto oggi uno degli alberghi più belli del mondo), avvenuta nel 2003. Dei quattro Abba, il tastierista Benny Andersson era il più discreto, il più posato, il più schivo. «Ho imparato a conoscerlo, sono entrata in confidenza con lui. Tanto da osare l´inosabile: perché non esiste un museo degli Abba?, gli ho chiesto. La risposta è stata: “Non posso farlo da solo”. Allora ho capito che uno spiraglio c´era. Ne ho parlato con mio marito e gli abbiamo proposto il progetto. “Troppo lavoro, non me la sento”, ha risposto Benny. Non abbiamo mollato. Lui ha detto no e ancora no, no again and again. Alla fine ha ceduto. Abbiamo contattato gli altri tre Abba i quali sono stati subito entusiasti dell´idea».
Da quel momento i coniugi Westman hanno dovuto lavorare in gran segreto. «Se qualcosa fosse trapelato avremmo avuto addosso tutti i media del mondo». E quando a Stoccolma nel 2006, durante la prima conferenza stampa per la presentazione del progetto, hanno annunciato che cercavano un edificio adatto al museo, dopo dieci minuti è arrivata una telefonata: l´edificio esiste, ve lo diamo. «Qui in Svezia, come in tutto il mondo, la leggenda degli Abba è ancora talmente viva che solo pronunciare il loro nome apre tutte le porte».
L´edificio in cui nascerà ABBAtheMuseum è un vecchio magazzino merci di proprietà del Porto di Stoccolma. Una bellissima costruzione in brownstone di un secolo fa, appoggiata in riva al mare di fronte al centro città. Il Comune lo ha concesso immediatamente e il Porto affronterà le spese di restauro: 230 milioni di corone, circa 25 milioni di euro. Per raggiungerlo sarà creata una nuova linea di autobus e una di traghetti. «Contiamo di avere duemila persone al giorno, con biglietti a orario prenotati in precedenza, ma anche messi in vendita il giorno stesso».
I tre piani del museo ospiteranno sale dedicate ai momenti più importanti della vita degli Abba. Dopo gli early years (il primo disco è del 1972), si arriverà nella sala Waterloo, dove sarà ricostruito il palcoscenico di Brighton sul quale il quartetto vinse l´Eurofestival. Svolazzando su MySpace, tra i molti video degli Abba (la maggior parte dei quali girati da un giovanissimo Lasse Hallstrom, poi regista di La mia vita a quattro zampe, Le regole della casa del sidro, Chocolat…) c´è anche quello della prima storica performance del 1974: vi si vedono quattro ragazzi in improbabili costumi con richiami militari. Due stangone (Frida in gonna e Agnetha già molto stivalata, ma non ancora così attillate come sarebbero generosamente state in seguito) accanto a due giovanotti poco sexy, saltellanti dietro a una musica scacciapensieri. «Sapevano di essere i primi svedesi della storia dell´Eurofestival e, vincitori o no, credo fossero decisi a lasciare il segno. Se avessero cantato in jeans e maglietta nessuno si sarebbe ricordato di loro».
Dopo la sala dei video si arriva a quella, molto grande, del 1976-78, l´inizio del successo conquistato con fatica: quali chance poteva avere nel mercato europeo (quindi anglofono) una band svedese che cantava in inglese? Ma nel ‘76 arrivò il singolo Fernando, e subito dopo Arrival, “l´album dell´elicottero”, che conteneva Dancing queen (il cui video ha su MySpace sei e milioni e mezzo di contatti), Money money money e Knowing me, knowing you. Al centro della sala dovrebbe esserci proprio l´elicottero, un Bell 47, della foto di copertina del disco. Poi una sala dedicata a Voulez-vous (1979) e una per Super Trouper (1980).
Tra le altre sorprese del museo, il dietro le quinte di Mamma mia!, il musical che dal 1999 a oggi ha contribuito a tenere vivo il mito degli Abba. «Lo hanno visto più di trenta milioni di persone in centosettanta città del mondo ed è stato tradotto in otto lingue, compreso il russo, il giapponese e il coreano», dice Ewa Wigenheim-Westman. E in luglio (in Italia in ottobre) uscirà il film tratto dal musical, con Meryl Streep, Colin Firth e Pierce Brosnan tra i protagonisti. «Il che vorrà dire che gli Abba arriveranno in tutti i cinema del mondo. Così rispondo a chi mi chiede come faremo ad attirare nel museo anche chi, quando gli Abba si sciolsero, non era ancora nato».
Ma la particolarità del museo sarà soprattutto la sua interattività. I visitatori potranno registrare la loro voce sulla musica degli Abba nel Polar Studio (la sala d´incisione del gruppo), ricostruito in scala più piccola; ci saranno karaoke, video interattivi, e altre situazioni per coinvolgere i fan, come sondaggi («Votate per il più bel video, per la più bella canzone»), mostre temporanee («Penso a una sulla pop-art»), eventi speciali («L´anteprima del film Mamma mia!»). Sugli schermi (tutta la tecnologia sarà Sony, sponsor principale del museo) scorreranno interviste recentissime con i musicisti – bassisti e batteristi – che per anni sono stati in scena con gli Abba, e con Lasse Hallstrom.
E Agnetha, Björn, Benny e Frida si vedranno in giro? In video? All´inaugurazione? «È presto per dirlo, chissà? Però seguono attentamente la creazione del museo. Senza la loro approvazione non facciamo un passo». Nel 1982 gli Abba decisero di sparire. Le due ragazze fecero brevi carriere solistiche, mentre nell´85 Benny e Björn (con Tim Rice) composero Chess, che fu un successo a Broadway. Nel 1995 si riunirono per uno spettacolo tra musical e melodramma: Kristina fran Duvemala (per la prima volta in svedese, per un pubblico svedese), tratto da Emigranti di Vilhelm Moberg, classico della letteratura svedese, più di duemila pagine sulla storia dell´emigrazione dell´Ottocento. Poi più niente.
Ci sarà nel museo una sala dedicata ai costumi di scena? La signora Wigenheim-Westman si alza, esce dalla stanza e torna con uno stivaletto in pelle bianca con una zeppa alta quattro dita. «È di Björn. Gli Abba ci hanno dato tutto quello che avevano: scarpe, abiti, strumenti, video, dischi, fotografie. È incredibile, ma le memorabilia non sono poi così tante. Quando il gruppo si è sciolto, gli Abba hanno smesso di essere gli Abba. E con il mito hanno gettato via anche gli abiti di scena». Perché, secondo lei, la leggenda continua? Perché i Fugees e Madonna hanno inciso le loro canzoni? Perché i medici americani consigliano ai jogger di mettere gli Abba nell´ipod? Perché giovani band (come gli inglesi Abba Mania) fanno il pieno ovunque riproponendo le copie perfette (scene, costumi, scalette) dei concerti storici? «Perché la loro musica è ancora oggi moderna, freschissima e di grande livello tecnico. Perché la decisione di sparire li ha protetti. Perché nessuno li ha mai visti a un party con un bicchiere in mano, fotografati su un giornale rosa in compagnia di un jetsetter. Perché è rarissimo che gli Abba concedano ad altri le loro canzoni: non esistono suonerie originali dei telefonini con i loro motivi e quando il candidato repubblicano John McCain si è dichiarato loro fan e ha chiesto di poter usare Take a chance on me nel corso delle primarie, gli Abba hanno detto di no».
Un´ultima domanda, signora: lei sa che la sua autarchia di coppia tra poco non le basterà più, che in pochi mesi in questo ufficio si scatenerà l´inferno. Chi glielo ha fatto fare? «È una questione sentimentale: durante tutta la mia giovinezza ho pensato di essere Agnetha. Mi mettevo davanti allo specchio e iniziavo a cantare come lei. Qui non stiamo costruendo un monumento, stiamo creando una attrazione per intrattenere e divertire la gente. Il nostro scopo è che il visitatore esca dal museo degli Abba felice, con il sorriso sulle labbra. Proprio come si usciva dai loro concerti».

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