Dalla rassegna stampa Cinema

"10.000 A.C."

Una storia epica in bilico tra mito e realta’ … il tema della natura e quello dell’eroismo si coniugano in una visione iconografica potenzialmente omosessuale. Come per “300” e “Apocalypto”, anche in “10.000 a.c”. il corpo e la sua forza virile ricoprono un ruolo centrale nella struttura del …

viaggio fantastico in un passato dimenticato

La preistoria ricostruita attraverso l’iconografia di un passato irreale, fatto di feroce bellezza e prodezze virili, sul filo omoerotico di un machismo privo di frontiere temporali. “10.000 A. C”. nasce dalla fantasia di un tedesco espatriato a Hollywood, Roland Emmerich, che ha realizzato sbalorditivi incassi con titoli come “Independence Day” e “L’alba del giorno dopo”, e che questa volta racconta il passato per guardare ad un oggi confuso e violento. “Ho vissuto abbastanza a lungo in America per capire che la politica di quel Paese non può essere la mia” – dice Emmerich – “Il mondo ha bisogno di leader capaci di unire i suoi abitanti, non dividerli, indipendentemente dalle diverse culture e dal colore della pelle. Anche in un film d’intrattenimento, il regista deve sentire la responsabilità di lanciare un messaggio educativo ai giovani che andranno a vederlo. Non ho l’ambizione di spiegare la storia dell’umanità. Mi sono affidato unicamente alla mia fantasia ma, se qualcuno leggerà fra le righe, il mio lavoro avrà avuto un senso”.
Il film esce nelle nostre sale Venerdì 14 Marzo.

In una tribù isolata tra le montagne, il giovane cacciatore D’Leh (Steven Strait) ha trovato l’amore della sua vita, la bella Evolet (Camilla Belle). Ma quando una banda di misteriosi signori della guerra attacca il suo villaggio e rapisce Evolet, D’Leh si mette alla testa di un piccolo gruppo di cacciatori per inseguire gli aggressori fino alla fine del mondo e salvare la ragazza. Inoltrandosi per la prima volta in terre sconosciute, il gruppo scopre che esistono altre civiltà e che il genere umano è andato molto oltre le loro conoscenze. Ad ogni incontro i cacciatori diventano più numerosi, a loro infatti si uniscono i membri di altre tribù che sono state attaccate dai mercanti di schiavi, fino a diventare un esercito. Gli insoliti guerrieri si trovano ad affrontare predatori preistorici e situazioni climatiche durissime, ma alla fine del loro eroico viaggio scoprono una civiltà perduta e vengono a sapere che il loro destino è in un impero oltre ogni immaginazione, dove enormi piramidi arrivano a sfiorare il cielo. Qui dovranno combattere contro un dio tiranno che li rende schiavi e qui D’Leh capisce di essere stato chiamato a salvare non solo Evolet, ma la civiltà.

Il film fa leva su una grafica magniloquente, mentre la lotta tra uomini e fiere incarna una preistoria tribale e violenta, dove il tema della natura e quello dell’eroismo si coniugano in una visione iconografica potenzialmente omosessuale. Come per “300” e “Apocalypto”, anche in “10.000 a.c”. il corpo e la sua forza virile ricoprono un ruolo centrale nella struttura del film. Miriadi di corpi maschili semi-nudi con i bicipiti e i pettorali scolpiti “offrono” la loro carne alle fauci di animali feroci e sanguinari. La messa in scena rimanda a quella di un banchetto rituale dove non è più l’animale ad essere sacrificato e dove il suo sangue versato non ha alcun potere né taumaturgico né salvifico. Viceversa è il corpo maschile (prevalentemente) ad essere prima esposto in tutta la sua statuaria bellezza per poi essere successivamente divorato e smembrato dai morsi di tigri e mammuth, che al loro passaggio annientano in un colpo solo carne, estetica ed edonismo.

Questi ultimi, progenitori degli elefanti, sono protagonisti assoluti della pellicola, splendono in tutta la loro imponenza e meraviglia e, come nella scena incredibile della loro corsa giù dalle scale di una piramide, incarnano l’idea di puro spettacolo, così come era per i dinosauri di “Jurassic Park”. Il viaggio è condotto attraverso territori ostili e magnifici, ripresi da Roland Emmerich in Thailandia, Nuova Zelanda e Namibia (dove Kubrick ambientò l’inizio di “2001:Odissea nello spazio”), luoghi reali che diventano palcoscenico naturale di una lotta primordiale tra razionalità ed istinto.

La sceneggiatura di Harald Kloser gioca le sue carte migliori nella ricostruzione di un viaggio a ritroso nel tempo, quando i poteri occulti e il mondo degli spiriti erano parte integrante della vita. “10.000 a. c”. è la grande avventura del genere umano seguito nel suo viaggio verso l’ignoto, in perenne conflitto tra credenza e agnosticismo e teso, inevitabilmente, alla scoperta di ciò che non conosce. La trascendenza è infatti il collante di una storia, dove i protagonisti sono gli uccelli da preda e le tigri dai denti a sciabola, ma dove le emozioni scaturiscono da un mix incongruo, riuscito e latente, tra omoerotismo e spiritualità.


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