Dalla rassegna stampa Libri

Ma Arbasino ignora il dolore di Gadda

… Testori, Pasolini e Arbasino stesso, vengono genealogizzati per il plurilinguismo strumentale, mentre la stessa condizione omosessuale, sofferta e repressa in Gadda, drammatica in Testori, autodistruttiva in Pasolini, rimane canzonettistica in Arbasino. Insomma, c’è differenza fra Henri de …

Invecchiando, gli scrittori di corta lena tendono a ripubblicare il già pubblicato, e così Alberto Arbasino ( Voghera, 1930) ha riunito i suoi scritti gaddiani di trentacinque e più anni fa nel volumetto L’Ingegnere in blu (Adelphi, Milano 2008, pagine 192, euro 11,00).
Naturalmente, rileggendosi, gli autori ritoccano e correggono, e Arbasino non è da meno, quasi sempre in peggio. Per esempio, allora (1963-1971) scriveva: «In quanto ai dispiaceri, si sa, ce n’è per tutti. E i sacrifici? Quelli verranno ricompensati nell’Altro Mondo».
Adesso il punto fermo è sostituito da una virgola con l’aggiunta: «si sa… Si sa!», querulo svolazzo.
A proposito di D’Annunzio, originariamente si leggeva: l’Ingegnere, «interpellato direttamente dall’inestimabile Giulio Cattaneo, si limita a rispondere…» Nella nuova versione «l’inestimabile Giulio Cattaneo» è cassato, e l’Ingegnere è interpellato da non si sa chi. Ma ci attendono cose più urgenti e divertenti che non collazionare queste frivolezze.
È stupefacente come Arbasino, pur consapevole dell’ingiustizia della critica che per decenni ha misconosciuto Gadda classificandolo tra gli «umoristi» alla Achille Campanile, della scrittura dell’Ingegnere colga solo l’aspetto ludico, le fantasiose panoplie di termini gergali, la prosopopea cerimoniale. Gli sfugge che dietro quel complimentoso formalismo, quella retorica pedanteria, quell’autolesionistico enumerare, vi è la sofferenza, propriamente il dolore di cui Gadda ha profonda «cognizione».
Arbasino ascolta gli sferzanti giudizi di Gadda sul Foscolo («il Foscolo, col Carducci, è il più grande strafalcionista del lirismo italiano ottocentesco») o sul Pascoli e li riporta con e come «divertissement»; le trovate linguistiche gaddiane sono «chicche» per Arbasino, la cui omologante fatuità declassa le Note azzurre di Carlo Dossi (un antenato di Gadda) in «involontarie ‘Noterelle azzurrine’ del Novecento minore…». A proposito del Parini, Arbasino non ha di meglio che uscirsene con un «Era snob il Parini?» e Gadda, paziente: «No, non snob. La società gli dice (dalla zona logica, platonica, alta) ‘questa è una marchesa, ricca, elegante, profumata’… E lui, povero, vecchio, tabaccoso, si adegua a questi valori e si innamora della marchesa».
Talché «i nipotini dell’Ingegnere» che, secondo l’Arbasino del 1959-1960, sono Testori, Pasolini e Arbasino stesso, vengono genealogizzati per il plurilinguismo strumentale, mentre la stessa condizione omosessuale, sofferta e repressa in Gadda, drammatica in Testori, autodistruttiva in Pasolini, rimane canzonettistica in Arbasino. Insomma, c’è differenza fra Henri de Montherlant e le Sorelle Bandiera inventate da Renzo Arbore anni fa.
Dopo il successo del Pasticciaccio, Gadda è «perseguitato da noiosi, da matti, da perditempo, da rompiscatole… Si chiude in casa… Però il recluso pare maldifeso contro l’invadenza del sottobosco pseudoculturale romano; e finisce per subire i più petulanti, i più indiscreti, con raccapriccio, forse con qualche inconfessata fascinazione di fronte alla volgarità d’animo e di modi».
Fra quei petulanti indiscreti che mettevano a prova la sopportazione del maldifeso Gadda, probabilmente c’era anche Arbasino, che non se n’era accorto o, peggio, fingeva di non accorgersene.

leggere, rileggere

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.