Dalla rassegna stampa Teatro

Un prete all'inferno con il fascino di Accorsi

Dramma sulla pedofilia, anche uno strip nell’ombra

«Il dubbio» Castellitto regista a Modena, successo sul palco
Nella scuola parrocchiale del Bronx, anni ’60, il «nemico» di padre Flynn è la ferrea suor Aloysia di Lucilla Morlacchi

DAL NOSTRO INVIATO
MODENA — E bravo Castellitto: è veloce, è sicura la sua regia del dramma di fede e sesso, Il dubbio, che segna il ritorno al teatro di Stefano Accorsi. Sua la scelta dell’ottimo copione, adattato dalla Mazzantini, di John Patrick Shanley — premio Pulitzer 2005, dopo l’Oscar per la sceneggiatura di Stregata dalla luna—
e del personaggio di padre Flynn, prete bello che, invece di vecchiette come nel romanzo di Parise, seduce i ragazzini, e perdipiù neri. Ma fino all’ultimo è la credibile vittima della superiora di una scuola del Bronx, suor Aloysia, una mastina.
Com’è Accorsi in scena? A volte meglio che sul set (scivola nel melodramma solo una volta). L’ambiguità che nei personaggi di alcuni film da lui interpretati — Le fate ignoranti, L’ultimo bacio — veniva sollecitata dagli accadimenti, qui è presente da subito nel suo personaggio, una sorta di carta moschicida del dubbio. La delicatezza nei confronti degli allievi, il bisogno di comunicare con loro lo apparentano a docenti tipo
L’attimo fuggente, ma qualcosa nella sua fisicità, il gesto sensuale del muovere le mani, la sua tristezza … lo rende ben diverso dalla vitalità goliardica e rassicurante di un Keating alla Robin Williams.
Gli ingredienti pruriginosi, ecco, nel dramma ci sono, e c’è anche lo sfondo dell’America anni Sessanta, post assassinio del presidente Kennedy. «E post Concilio Vaticano II», precisa Sergio Castellitto che sembra godere un mondo tutte le volte che mette una scossa sismica sotto argomenti che riguardano la Chiesa o la religione, al punto da far imbracciare ad Accorsi la croce come fosse una chitarra o usarla come un pulpito da cui affacciarsi, subito dopo uno strip nell’ombra sufficiente a mostrare che sotto il vestito c’è tutto.
Il ritorno al teatro dell’attore a giorni 37enne (da liceale a Bologna per bazzicare la Scuola di Teatro saltava l’ora di religione) avviene dopo dodici anni, da quel Naja di Angelo Longoni ambientato in una caserma tra nonnismo e tragiche fragilità. Anche qui, nel dramma Il dubbio, l’atmosfera è soffocante, la prepotenza organica all’istituzione, ma non si manifesta in punizioni corporali, resta coperta dalle tonache che Castellitto fa indossare anche ai servi di scena, quasi fossero frenetici servi di Dio, mentre sullo sfondo sale — a ricordarci gli anni ’60 e la perdita delle certezze nel mondo occidentale — la voce di Bob Dylan in
Like a Rolling Stone. E il regista ha scelto Lucilla Morlacchi per la madre superiora: un superbo capovolgimento della sua monaca di Monza testoriana.
Applausi scatenati alla fine della rappresentazione, in «prima» al Teatro Storchi di Modena, anche per la candida suor James-Alice Bachi (del Piccolo Teatro) e per la madre del ragazzo nero, Nadia Kibout: un vero poker di carte dalla doppia faccia.
E Laetitia Casta? La compagna dell’attore e madre del piccolo Orlando sarà tra il pubblico a Napoli, prossima tappa della tournée che toccherà a lungo Milano, poi Genova, Bologna e Trieste. «Voglio fare teatro almeno una volta l’anno, è un ritrovare le radici del nostro mestiere», ha promesso Accorsi, a fine spettacolo, rilassato, bello, subissato dai fan.
Claudia Provvedini Protagonista Stefano Accorsi, 37 anni il 2 marzo, è il gentile Padre Flynn che nasconde tanti segreti Il regista
Sergio Castellitto, che ha esordito come attore nel ’78, aveva già diretto il monologo «Zorro» scritto dalla Mazzantini

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.