Dalla rassegna stampa Cinema

Berlino/ Madonna all'esordio da regista. E ad Affari: "La felicità? Essere sopravvissuta"

…”Sono cresciuta in un ambiente molto convenzionale del Midwest. Ricordo quando scoprii che il mio insegnante di scuola, il più bravo di tutti, era gay. Con lui sono andata nei club gay e lì finalmente io, che mi consideravo da sempre una emarginata, mi sono sentita a casa”…

BERLINO – Madonna scatenata. No, non è un’imprecazione ma la sensazione che si ha, nel Madonna day a Berlino. Tutti pazzi per lei, nella giornata che vede protagonisti anche Nanni Moretti & c. Con “Caos calmo”, applaudito alla Berlinale. Ma lei è qualcosa di speciale. Per la sua prima volta da regista, fa sapere di non gradire fotografi alla conferenza stampa, delle televisioni fa uno screening severo e molte le lascia fuori della sala. Giornalisti della carta stampata meglio? Macché. Scene da violenza urbana per entrare: spinte, urla, imprecazioni in varie lingue, così che uno dovrebbe almeno saperne quattro per difendersi e mediare. Costole che scricchiolano, e finalmente eccoci dentro. Come allo stadio.

La fila per entrare alla sua conferenza comincia da due ore prima. Siamo in pole position, ma da dietro arrivano ondate di schiacciamento stile Heysel. Dentro, si aspetta. Lei arriva con 45 minuti di ritardo, come prevedibile. Ha portato a Berlino “Filth and Wisdom”, il suo primo film da regista. Capelli platinum blonde, ricrescita nera in mezzo come una cartolaia qualsiasi, zigomi ben alti, miracolo di qualche industrioso e geniale chirurgo, forse, chissà. Lei decisa, veloce nel rispondere. E anche, a tratti, simpatica. Così che la si perdona delle costole ammaccate e delle ore spese ad aspettarla.

Signora, nel cominciare questa nuova carriera da regista ha preso spunto da alcuni dei registi con i quali ha lavorato, oppure ha seguito soprattutto il suo istinto, cominciando – diciamo così – “like a virgin”?
“Ah ah! Nel vederla, non mi sembrava così smart”, dice Madonna al giornalista francese che ha fatto la domanda. “Ho chiesto pareri a molti: ma alla fine il viaggio che fai è solo tuo, e tua la responsabilità. Quindi sì, sono entrata nel cinema like a virgin…”.

C’erano voci di una uscita del film su internet. E’ vero?
“Sarebbe un modo non convenzionale di farlo uscire, e a me piacciono le cose non convenzionali. Sì, ne stiamo parlando”.

Nel film ci sono canzoni sue, e di Britney Spears, e di altri gruppi rock e pop. Come le ha scelte?
“Semplice: Britney è un’amica, mi piace la musica che fa, e per di più non mi ha fatto pagare i diritti delle sue canzoni. Anche gli altri sono tutti amici, che non mi hanno chiesto i diritti. Ho usato poi le canzoni mie, per lo stesso motivo: la me stessa cantante non si è fatta pagare dalla me stessa regista…”.

Nel film si parla di destino e di felicità. Qual era la sua idea di felicità 30 anni fa, e qual è oggi?
“Trent’anni fa per me la felicità era riuscire a sopravvivere a New York, trovare un posto nel mondo e fare sentire la mia voce. Adesso è il fatto che questo è successo, e continua a succedere”.

Però ha girato a Londra, non negli Stati Uniti. Perché?
“Perché è lì che vivo e che vivono i miei figli, e non volevo allontanarmi da loro. Oltre tutto, Londra mi sembra oggi la città più cosmopolita d’Europa e forse del mondo”.

Lei in fondo è sempre stata regista dei suoi show. Che differenza c’è con il cinema?
“Negli show sono impegnata anche fisicamente, in prima persona. Come regista sono impegnata più cerebralmente, dalla cintola in su. E’ un lavoro di testa. E mi manca la parte ‘fisica’ del lavoro, dello show”.

L’erotismo conta ancora per lei, come nelle canzoni degli esordi?
“Scusi, chi le ha detto che essere sposati e con figli annulla l’erotismo?”, ride.

I suoi personaggi nel film combattono per il successo. Lei si identifica con quei personaggi? E adesso, si sente ancora vicina a loro?
“Io ho combattuto molto all’inizio della carriera. Mi sento simile a tutti i personaggi, non ad uno solo. E oggi, il mio successo materiale è grande, ma combatto ancora per non essere ingannata dalle illusioni. Vacillo ancora tra luce e buio, e sono lontana dall’essere pacificata”.

Che cosa ricorda della sua adolescenza?
“Sono cresciuta in un ambiente molto convenzionale del Midwest. Ricordo quando scoprii che il mio insegnante di scuola, il più bravo di tutti, era gay. Con lui sono andata nei club gay e lì finalmente io, che mi consideravo da sempre una emarginata, mi sono sentita a casa”.

Nel suo futuro che cosa vuole, che cosa cerca?
“Vorrei continuare a fare musica. E continuare a fare film, as well”. Non c’è più tempo per un’altra domanda. Ma il protagonista del film, il leader dei Gogol Bordello, prende la chitarra e comincia a cantare “Immigrant Punk”. Questa è davvero una Berlinale diversa, un po’ folle, molto rock.

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