Dalla rassegna stampa Libri

Romanzo di camorra e amori gay

Giovanni e Salvatore vita di omosessuali e malavitosi nella città voluttuosa e violenta

Alla Feltrinelli Gianni Simioli presenta il libro d´esordio del giovane Luigi Carrino

E´ la cronaca di una morte annunciata questa Acqua storta del napoletano Luigi Romolo Carrino (Meridiano Zero), la storia di un amore proibito che va verso il suo epilogo così di corsa, così ineluttabilmente, che l´autore ha dovuto per forza narrarla a ritroso (alle 18 la presentazione al megastore Feltrinelli di piazza dei Martiri con l´autore e Gianni Simioli). Quella di Giovanni e Salvatore è storia già scritta, il loro amore è già sangue. Perché Giovanni è marito di Mariasole, che forse ha capito tutto. Ma soprattutto è figlio del boss Antonio, che sicuramente ha capito tutto. E che in un sordido incontro al Villaggio Coppola (“nel bunker sotto la casa che abbiamo fatto fare cinque anni fa”, tra scope, bacinelle e salsicce appese) gli ordina il da farsi, consegnandogli a voce il suo pizzino. E se Provenzano leggeva il Vangelo, Don Antonio cita Dante Alighieri, ricordando al figlio che Brunetto Latini finisce tra i peccatori contronatura. Questo capoclan dagli occhi grigi (“come l´acqua del mare intorno a Castel dell´Ovo, sporchi e belli”), che sul comodino ha i Salmi e la Commedia, prima gli ordina un omicidio (“gli devi levare ll´uocchie ‘a fronte. Devi tagliargli la lingua, gli devi tagliare le palle, po´ mittincelle mmocca”), subito dopo gli ricorda di portare rispetto alla moglie, “di stare nella grazia di Dio”, perché “essere il capo vuol dire essere il maestro per gli altri” e “quando si sbaglia si sbaglia, non ci stanno santi”.
Il problema è che Giovanni è follemente preso da Salvatore; Salvatore che porta “la contabilità di Don Antonio, “stipendi, fatture, gestisce le cose della società…”; Salvatore che “esce pazzo per Maria Nazionale”, “allora io piglio il lettore ciddì dal giubbino di jeans, gli avvicino la cuffietta all´orecchio e gli faccio sentire Ragione e Sentimento”; Salvatore conosciuto a casa di amici, “una festa di merda, la cocaina tagliata ‘na merda, gente ‘e merda, femminelle, zoccole, per festeggiare l´uscita da Poggioreale del figlio di Giggino”; Salvatore che quando “si struscia sulla barba, è delicato, subito si fa tutta la faccia rossa”; Salvatore che quando lo abbracci “diventiamo un unico Gesucristo, una bestemmia sull´altare ‘e Santa Chiara, lui abbracciato a me, io la croce sua, io la Grazia sua da domandare, io la Grazia sua che poi gli do”. “Ma io e Salvatore siamo un fatto segreto in questa città che parla sotto i muri, che getta il sale dietro alle spalle per scongiurare il malocchio (…) E i segreti che abbiamo non restano segreti a lungo. Io questo lo so, è impossibile. Dobbiamo fare come le talpe, camminare sottoterra… ”
E così il romanzo è una serrata serie di flashback, frammenti di delirio, allucinazioni pre-mortem. Perché quella che si ripresenta agli occhi di Giovanni è una vita vissuta tutta d´un fiato, mai per caso e sempre con rabbia. Vita che adesso lo abbaglia con gli episodi degli ultimi tre giorni, nelle sue ultime ore. Non servono quindi troppe pagine a Carrino per riempire questo diario, angosciante e angosciato, di guardie e ladri (“consumatori, spacciatori, sentinelle, pali, muschilli, tagliatori, scippatori…”), appostamenti e consegne di soldi – stipendi per i dipendenti e spese per le mogli dei carcerati – , ricchioni e travestiti, nigeriani e ucraine, Punto e Panda bianche, CocaCole e Marlboro rosse, gelato a pistacchio e sciù alla vaniglia, abbracci e poi schiaffi. E uno stupro di gruppo nel carcere di Nisida che è tra le scene più sconvolgenti del libro. La carriera di Giovanni Acqua Storta infatti è cominciata a sedici anni, in galera. Ma oggi sugli scogli di Mergellina, in giro “zoccole di tre chili”, il destino viene e presenta il conto. Ed è un conto da pagare e far pagare.
Magari la durezza di Carrino qualcosa deve al neorealismo letterario campano (nei ringraziamenti sono salutati Saviano e De Silva); qualcos´altro al cinema, di Tarantino in primis e forse di quello asiatico (sembra a volte, in Giovanni e Salvatore, di rivedere la coppia di Happy Together, regista Wong Kar-Wai). Eppure, nonostante i modelli o l´air du temps, sembra, leggendo “Acqua storta”, che mai siano state trattate così, con questa tragicità e questo erotismo, Napoli e la sua invincibile camorra; e che mai si sia narrata una vita violenta con un linguaggio tanto voluttuoso; e ancora che mai fosse affiorata così alla superficie di un romanzo tutta l´omosessualità repressa di un Sistema mafioso, maschile, meridionale, mostruoso e mortifero. Insomma, dopo Gomorra, Sodoma.


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