Dalla rassegna stampa Cinema

'Riparo', De Medeiros e Liskova figlie di un dio minore

Da venerdì 18 gennaio nelle sale il film pluripremiato di Marco Simon Puccioni: ”Racconto l’omosessualità con attenzione pasoliniana per la vita ai margini”

Presentato in anteprima alla 57ma Berlinale, è già uscito in Spagna

“Per me Riparo significa dignità: casa, lavoro, affetti e amore. In una seconda accezione, riflette la rottura della relazione con la società dei tre protagonisti, che sono figli di un dio minore, accettati solo parzialmente”. Parola del regista Marco Simon Puccioni, che dopo l’anteprima alla 57ma Berlinale, la presentazione in oltre 50 festival e tanti riconoscimenti, porta nelle sale italiane ‘Riparo’, distribuito dalla neonata Movimento Film in 15-20 copie a partire da venerdì 18 gennaio.

Coproduzione italo-francese, girato a Udine con il fondamentale sostegno della Friuli-Venezia Giulia Film Commission, ‘Riparo’ è già uscito in Spagna, ha distribuzione in Francia (almeno 25 copie), è stato acquisito per il Nord-America a Berlino, ma in Italia ha faticato assai a trovare distribuzione, confermando, nelle parole del produttore e neo-distributore con Movimento Film Mario Mazzarotto, “la drastica difficoltà del nostro Paese ad assicurare una distribuzione seppur minima a film estranei alle consuete logiche commerciali, come nel caso di ‘Riparo'”. Listino e collaborazioni con altri produttori, tra cui Amedeo Pagani, rivelate prossimamente, Movimento Film si appoggia per questa prima esperienza distributiva a Circuito Cinema, ma anche al network digitale Microcinema, “con la speranza -prosegue Mazzarotto- di offrire una valida alternativa per produzioni non allineate”.

Nel film, la borghese Anna (Maria de Medeiros) e la proletaria Mara (Antonia Liskova), di ritorno in Italia dopo un viaggio in Tunisia, scoprono che un ragazzo marocchino, Anis (Mounir Ouadi), si è introdotto di nascosto nel bagagliaio della loro auto. Dopo l’iniziale smarrimento, decidono di portarlo a Udine con loro. La convivenza sembra possibile, se non felice, ma quando il ragazzo manifesta una forte attrazione per una delle due amiche, l’equilibrio del ménage a trois vacilla pericolosamente. “Non ho affrontato l’omosessualità -dice Puccioni- da una prospettiva sociologica o ideologica, per non fare prediche allo spettatore. Piuttosto, ho cercato di far emergere questa tematica da un’attenzione pasoliniana per il proletariato e le persone ai margini”.

“Per me ‘Riparo’ -dice Maria De Medeiros- è stato un vero regalo. Quando Marco e Mario mi hanno presentato la sceneggiatura, non credevo di poter essere io l’interprete: troppo distante dal Friuli. Poi, ho lavorato molto sull’italiano e l’accento, e mi sono identificata in un personaggio che sentivo vicino. Ho amato i molteplici livelli della storia: il triangolo amoroso che mi ricorda Love Streams di Cassavetes; la relazione di potere nel rapporto amoroso, che fa di ‘Riparo’ un film politico; l’aspetto pasoliniano e le letture metaforiche; la generosità e i buoni sentimenti che l’Europa può spendere nei confronti del Sud del mondo”.

Se la Medeiros si dice “preoccupata per le politiche culturali nella Francia di Sarkozy”, per Antonia Liskova sul set “la paura era quella di non essere credibile o cadere nel ridicolo, soprattutto nelle scene di maggior isteria: mi sono affidata a Puccioni e all’esperienza di mia madre, che ha passato 20 anni da operaia in una fabbrica di calzature”. Assente alla conferenza stampa a Roma, come Vitaliano Trevisan e Gisella Burinato (rispettivamente fratello e madre di Anna/Maria De Medeiros), Mounir Ouadi (Anis), scovato dal regista in Francia, “ha dato molto a Riparo – dice Puccioni – con il suo vissuto personale, da emigrato in Francia a 14 anni, dove ha sperimentato solitudine e marginalita’”.

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