Dalla rassegna stampa Cinema

Amore lesbico e immigrazione: in "Riparo" l'emarginazione vista da Marco Simon Puccioni

… E la storia è quella di due donne, lesbiche, e del loro incontro con un ragazzo magrebino, che rappresenta in qualche modo l’innocenza, la forza selvaggia della giovinezza, e il figlio che una delle due non ha mai avuto…

Qualche anno fa, aveva fatto un film interessante, espressionista, coraggioso nella composizione delle immagini. Un film come il cinema italiano da tempo non era riuscito a fare: “Quello che cerchi” era un esordio inatteso, e promettente. Ora il regista Marco Simon Puccioni torna con un secondo film stilisticamente più quieto: “Volevo che la regia fosse invisibile, volevo lasciare spazio agli attori, alla storia”. E la storia è quella di due donne, lesbiche, e del loro incontro con un ragazzo magrebino, che rappresenta in qualche modo l’innocenza, la forza selvaggia della giovinezza, e il figlio che una delle due non ha mai avuto. Il film si chiama “Riparo (Anis tra noi)”. E’ stato presentato l’anno scorso alla Berlinale e il 18 gennaio esce finalmente nelle sale italiane. Lo interpretano Maria De Medeiros e Antonia Liskova. E la prima domanda, a Marco Simon Puccioni, parte proprio da lì.

Marco, la tua storia è ambientata nel nord est italiano. Ma le attrici sono straniere. Non è che hai avuto delle difficoltà nel fare accettare una storia di amore lesbico a delle attrici italiane?
“In effetti è stato proprio così. C’erano agenzie che non facevano neppure leggere il copione alle loro attrici”.

Però poi hai trovato due protagoniste straordinarie.
“Un po’ per caso per quello che riguarda Antonia! Io non guardo la televisione quasi mai, la ho vista per caso ne ‘I figli strappati’ e ho pensato che sarebbe stata perfetta. Maria de Medeiros invece l’ho vista nel film di Antonietta de Lillo, ‘Il resto di niente’, e ovviamente l’avevo vista in ‘Pulp Fiction’. Ho trovato due attrici perfette. E anche il ragazzo, che ha davvero una storia difficile, di arresti, di emarginazione, ha capito subito il suo personaggio, e ha messo dentro tanta realtà nella sua interpretazione”.

Difficoltà nelle riprese?
“Beh, una ditta che ci ha offerto i locali per girare ha detto, tassativamente: ‘mi raccomando, che non si veda il nome della ditta’. Non volevano legarla a una storia omosessuale”.

Ha cambiato stile, da “Quello che cerchi”.
“Penso che la cosa che racconti determini lo stile. Qui volevo più rigore, meno movimenti della macchina da presa, meno virtuosismi”.

E’ stato difficile produrre il film?
“La Rai abbiamo dovuto corteggiarla a lungo. E’ andata meglio con la regione Friuli, che ci ha aiutati molto, e con le coproduzioni francesi”.

Maria De Medeiros, 43 anni, è un usignolo quieto con gli occhi enormi.

Maria, cosa è stato per lei interpretare questo film?
“Una benedizione. E anche un film nel quale credo molto per le cose che dice. Perché la vera famiglia è quella che scegliamo, non quella che la genetica sembra volerci imporre”.

Sta pensando a una nuova regia, dopo “Capitani di aprile”?
“Sì: è un film sul Movimento di liberazione della donna in Francia negli anni ’70. Ancora molte cose sono da sistemare, nella condizione della donna in Francia”. E forse non soltanto in Francia.

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