Dalla rassegna stampa Cinema

Intervista a Peter Marcias, il regista del film "Ma la Spagna non era cattolica?"

… In ogni mio film ci sono degli spunti autobiografici! Se non racconto qualcosa che conosco non riesco del tutto a buttarmi nell’impresa di fare un film…

Com’è nata l’idea del film?
Nasce dalla mia grande passione per i problemi sociali che coinvolgono il mio paese L’Italia ma soprattutto l’universo intero. Mi propose questo tema Gianni Loy, all’inizio il film trattava anche di eutanasia ed altre riforme del premier spagnolo Zapatero poi lo spunto sulle unioni civili ha prevalso. In fase di sceneggiatura con Marco Porru, e facendo delle inchieste mi sono incuriosito sempre di più. Un film che ha avuto una lunga preparazione

Qual è la sua idea a proposito della famiglia?
Sono fortemente convinto che ognuno deve cercarsi la propria famiglia. E dunque sono d’accordo alle unioni civili, sia etero che omosessuali, a chiunque ritiene di amare qualcuno e voler portare avanti la sua idea di famiglia. L’amore non ha sesso, età, convinzioni politiche ed altro ancora.

Cosa l’ha colpita maggiormente delle dichiarazioni della gente?
Mi ha colpito tanto la superficialità di come viene argomentata la vicenda delle unioni omosessuali, molto gente non si documenta e non sa, e dunque i nostri politici agiscono di conseguenza. Intervistando la gente comune, ad un primo impatto molti si ritenevano contrari alle unioni gay (peraltro approvate in tutto il mondo), poi durante il discorso cambiavano idea ed erano favorevoli. Il cittadino ha bisogno di parlare, e invece parlano per noi, senza il nostro permesso, personaggi del tipo di Rosy Bindi, la Binetti, Mastella, Andreotti e Buttiglione. Il nostro Premier Prodi poi si è dimenticato delle promesse fatte in campagna elettorale, e dunque ecco questa situazione

Dopo Tavolara, come mai solo ora viene presentato in un cinema sardo?
Il film sta girando da mesi l’Italia e soprattutto il mondo. A Cagliari cercavamo un’occasione giusta per uscire, e questa è arrivata grazie a Giovanni Coda ed il suo festival internazionale V-art con la collaborazione dell’associazione ARC, costituita da giovani, attiva in Sardegna sul versante GLBT. Questa è una pellicola di ottanta minuti che va portata nelle sale e accompagnata nei convegni e nelle conferenze, con grande pazienza

Ci sono spunti autobiografici?
Certo! In ogni mio film ci sono degli spunti autobiografici! Se non racconto qualcosa che conosco non riesco del tutto a buttarmi nell’impresa di fare un film. È l’insegnamento del mio maestro e grande regista Marco Bellocchio, quando ho lavorato come suo assistente alla regia, un giorno mi disse: “all’inizio racconta quello che succede vicino a te, e poi con gli anni saprai raccontare anche qualcos’altro”

Ha incontrato ostacoli durante le riprese?
Tantissimi! Tutti mi hanno scoraggiato all’inizio, tanti produttori e amici. Girare questo film è stata una vera e propria impresa infatti, ottanta ore di materiale da montare, fermare la gente comune per strada, i politici che si rifiutavano di essere intervistati, i preti e le suore che volevano sapere quale era il tema prima di parlare. Però alla fine è andato tutto per il meglio grazie alla mia troupe, gli attori Elena Arvigo e Alessandro Averone, la produzione e distribuzione, i festivals magnifici di Giovanni Minerba e Daniel Casagrande e soprattutto le sale che ospitano il film.

Ha partecipato al festival gay di Torino, a Venezia nella sezione dedicata al cinema omosessuale, in Francia, Spagna, Germania e Usa ha suscitato interesse e vinto riconoscimenti nei circuiti di cinema omosessuale, eppure non è un film che parla esclusivamente di tematiche gay.
Sono onorato e privilegiato! Il mio film parla di democrazia e libertà, che sono valori di tutti. Sono rimasto colpito dai numerosi messaggi delle tante persone che hanno visto il film, a Madrid è stato persino proposto nelle Università, ed anche a Buenos Aires. Questo è stato il suo corso, ma non è finito. E poi non è stato visto solo nei circuiti omosessuali, in California il festival si svolgeva nella spiaggia!

Pacs, poi Dico, poi Cus. Si arriverà a una svolta?
La situazione è imbarazzante! Un governo di centro-sinistra che non riesce a legiferare in queste materie è veramente imbarazzante. Zapatero è un Premier dotato di grande coraggio, è riuscito a realizzare il pensiero dei suoi cittadini. In Italia c’è una grande ingerenza Vaticana, lo dico da profondo cattolico! Lo Stato italiano è laico, però purtroppo una certa classe politica ha bisogno ancora di affiancarsi alla Chiesa. Grazie al cielo ci hanno pensato alcune Regioni e comuni, come la Puglia di Nichi Vendola, che con una legge ha esteso servizi sociali anche per le coppie di fatto e le unioni gay. Speriamo che anche il governatore sardo Renato Soru porti avanti questa linea

Il film è stato girato un anno fa, qual è il messaggio sempre attuale?
Il messaggio non c’è purtroppo, ma vi è soprattutto una “fotografia” della nostra Italia, che su certi temi importanti si affaccia timidamente al mondo con la sua grande cultura e tradizione, però sta ferma a guardare l’evoluzione gli altri stati. Mi auguro ci sia più coraggio da parte di tutti, i primi dobbiamo essere noi cittadini

I suoi riferimenti a livello nazionale-internazionale?
È da quando avevo dieci anni che sto incollato alle poltrone dei cinema dunque potrei dirvi svariati nomi. Poi giro i festival internazionali e nazionali, vedo tantissimi film e mi sento in colpa se ne perdo uno. Ho tanti riferimenti, tante immagini in testa, tante parole, tanti volti e sguardi. Ultimamente ho amato tantissimo alla recente Festa del cinema di Roma “Leoni per Agnelli” l’ultimo film di Robert Redford ed anche “Paper Dolls” di Tomer Heymann, visto a Torino
Ha mai vissuto il problema della distribuzione nelle sale?
Vivendo a Roma, la capitale del cinema, questo è un problema all’ordine del giorno, ci si convive. Tutti hanno il problema della distribuzione in Italia. Ho faticato tanto però i miei film, nel piccolo, per ora sono stati fortunati, “BAMBINI” è stato distribuito dalla Pablo di Arcopinto e 01 distribution Raicinema in dvd, e “MA LA SPAGNA NON ERA CATTOLICA?” dalla Outloud ed il Festival di Torino GLBT. Il cinema va verso altre strade, far conoscere il proprio lavoro è diventato difficile. L’importante è crederci davvero tanto! Sto finendo il mio nuovo lungometraggio girato a Roma.

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