Dalla rassegna stampa Cinema

Across the universe

Sixties, anni lisergici a colpi di Beatles e marce anti-guerra

Fragole e sangue. Potrebbe essere sintetizzato così, con il titolo del film del 1970. Le fragole sono il marchio che Jude, il protagonista maschile, disegna come marchio di un’etichetta discografica, e grondano sangue quando sono appiccicate in una curiosa composizione, con dissolvenza sul Vietnam. Perché Across the Universe, il film di Julie Taymor, è una rilettura della storia statunitense degli anni ’60 che si insinua continuamente sulla storia d’amore tra il britannico Jude e la wasp Lucy. Ma il dato più rilevante è ovviamente un altro: la sceneggiatura è stata realizzata sulla base delle canzoni dei Beatles. Circa duecento brani, ridotti poi ai trentatré effettivamente utilizzati. Canzoni celeberrime, musiche che hanno fatto storia, che però non vengono riproposte nella loro versione originale, bensì reinterpretate dagli attori e riarrangiate da Elliot Goldenthal. Un adattamento singolare che riduce la parte solo parlata del film a una mezz’oretta, su un totale che supera le due ore. E il risultato è sbalorditivo. Non solo sono perfetti gli attori, anche le coreografie di Daniel Ezralow (che appare come sacerdote danzerino e folle) sono esplosive al punto che il film è una sorta di superamento del musical, così come siamo abituati a considerarlo. Entra di tutto nella composizione. E tutto a proposito. Dalle rivolte degli afroamericani a Detroit alle visite di leva, dagli studenti impegnati politicamente, una parte dei quali diventerà Weatherman, alla guerra, dalle marce di protesta ai concerti sui tetti, dalla psichedelia alla rivoluzione sessuale. Una grande festa di cinema che se non avesse avuto qualche comprensibile smagliatura dovuta alla costante esigenza di trovare soluzioni inedite e spiazzanti avrebbe potuto essere annoverato nella categoria dei capolavori assoluti, mentre così rimane un film sraordinario. Sono magnifici gli interpreti da Jim Sturgess che introduce sulle note di Girl alla ragazza per cui stravede Evan Rachel Wood, dall’esuberante Joe Anderson, amico di lui e fratello di lei, ai tre personaggi che danno valore aggiunto alle interpretazioni canore, Dana Fuchs (Sadie), Martin Luther Mc Coy (Jo-Jo), T.V. Caprio (Prudence). Poi ci sono i camei con l’irresistibile Joe Cocker che cesella Come Together, prima da accattone nel metro, poi protettore di ragazze, infine tardo hippy, Sonny Bono baffutissimo che si lancia in un’interpretazione lisergica di I’m the Walrus (e nei titoli di coda con Lucy in the Sky with Diamonds), Salma Hayek che con la Taymor era stata Frida che ha preteso di essere anche in questo film come infermiera moltiplicata per cinque sulle note di Happiness is a warm Gun.
A prima vista potrebbe apparire come una operazione nostalgica, dedicata a chi ha vissuto quegli anni con le canzoni dei Beatles nell’orecchio. In realtà si tratta di una rilettura magnifica che sottolinea come i Fab Four fossero in perfetta sintonia con i tempi, come la loro musica segnasse e fosse segnata dagli eventi. In questo senso Across the Universe acquista una valenza altra, che va oltre per trasformare in grande e imperdibile emozione quel patrimonio.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.