Dalla rassegna stampa Cinema

Monsieur Accorsi «Cinema italiano in trincea Francia molto più ricca»

…A gennaio tornerà in Italia, non al cinema ma in teatro. Con Il dubbio di John Patrick Shanley. «Un testo bellissimo, di grande attualità, che affronta il tema scabroso della pedofilia nella Chiesa. Io indosserò le vesti di un prete accusato di aver molestato un bambino. …

Con Laetitia Da quattro anni è a Parigi con la Casta: l’attore spera ancora nei nostri film ma traccia un confronto impietoso

DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI — Stefano Accorsi, italiano a Parigi. Da quattro anni di casa nel 14mo arrondissement, subito adottato dal cinema francese che se lo contende un film via l’altro, subito fidanzato con una delle sue dive più fascinose, Laetitia Casta. Coppia solidissima, da 14 mesi ancora più unita dalla nascita di Orlando. Cosa chiedere di più? Parigi ama Accorsi e lui ricambia senza riserve. «Qui si lavora bene, si vive bene, c’è rispetto per la cultura, c’è senso dello Stato», elenca l’attore nato a Bologna 36 anni fa.
Non che in Italia gli andasse male. Tra Avati e Muccino, Lucchetti e Placido, Ozpetek e Moretti, Accorsi ha sempre avuto a che fare con registi di prima grandezza. «E spero tanto di continuare a frequentarli. Non sono certo i talenti che mancano al nostro cinema», assicura con una nota polemica nascosta nell’abituale gentilezza.
Quel che manca, prosegue, è purtroppo tutto il resto. A cominciare dal numero dei film prodotti ogni anno. «In Italia una novantina, in Francia 260. E poi un sistema cinema più solido, più ricco, che dà più spazio ad attori, registi, sceneggiatori. Qui si punta ancora sui “generi “, il noir, il poliziesco, la commedia… Da noi sono stati dimenticati. Qui il cinema viene considerato una delle prime industrie e sostenuto come tale. Da noi, per avere un finanziamento… In Italia chi fa cinema sta in trincea. Questo talora dà quella spinta di passione, di necessità che può far uscire opere importanti. Ma spesso blocca anche le energie» E poi c’è la politica. «In Italia interferisce troppo. Cambia un governo e oplà, cadono le teste. Qui Gilles Jacob è da 30 anni presidente del Festival di Cannes. E nessuno si è mai sognato di sostituirlo».
Il fatto è, ribadisce Accorsi, che in Francia esiste un forte senso dello Stato. «Che al potere ci sia la destra o la sinistra, la garanzia della cosa pubblica resta comunque alta. Qui vince sempre l’interesse del Paese, da noi gli interessi del proprio clan. Le bordate continue, da destra e pure da sinistra, contro Prodi, persona seria, uno dei pochi con il senso del bene pubblico, confermano questo nostro tragico gusto al massacro, questi deleteri sprechi di energie».
Monsieur Accorsi si accalora, l’italianissimo Stefano riaffiora. A gennaio tornerà in Italia, non al cinema ma in teatro. Con Il dubbio di John Patrick Shanley. «Un testo bellissimo, di grande attualità, che affronta il tema scabroso della pedofilia nella Chiesa. Io indosserò le vesti di un prete accusato di aver molestato un bambino. Al mio fianco la bravissima Lucilla Morlacchi. Regista Sergio Castellitto ». E sempre in Italia, dal 7 dicembre lo vedremo al cinema in un poliziesco,
Triplice inganno di Jeròme Cornuou. A Parigi in questi giorni sta girando Baby Blues, commedia di costume di Diane Bertrad, dove lui è Fabrizio, quarantenne felicemente sposato senza figli. Quando la moglie (Karin Viard) gli annuncia di voler finalmente farne uno, l’uomo va in tilt. «Comincia a soffrire di disturbi psicosomatici, dolori alle dita, fitte al costato, tachicardia… Finisce sul lettino dello psicanalista, senza sapere che, guardacaso, è lo stesso su cui da due anni si sdraia sua moglie… Insomma, una serie di equivoci esilaranti e un po’ angosciosi» Succede davvero così? «Quando una coppia parla di fare figli è sempre un momento critico. Per me però è stato diverso. Letizia aveva già bambina, e io mi ero già abituato all’idea. A me mio figlio ha dato solo gioia, mi ha fatto crescere. Certo, cambia qualcosa, pensi di meno a te e più a lui, in moto vai più piano, i tuoi desideri più profondi si fanno più chiari. Capisci che il momento di perdere tempo è finito».
Però sono molti i trentenni che dalla paternità girano alla larga. «Al contrario, mi pare che si stia vivendo un nuovo baby boom. Sotto il governo Berlusconi siamo stati in tanti ad aver fatto bambini. Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti… Tutti diventati padri nello stesso periodo. Forse per dare un senso di speranza in un momento così buio, per puntare su una nuova generazione ».
Dopo Orlando, lui e Laetitia si sono regalati un film insieme. La jeune fille et les loups (La ragazza e i lupi) di Gilles Legrad, da febbraio sugli schermi francesi. «E’ la storia, a cavallo degli anni Venti, della prima donna veterinaria. L’abbiamo girato tra le Alpi francesi, quattro mesi tra le nevi e i lupi». Lupi veri?
«Verissimi. Animali magnifici, molto diffidenti e paurosi. Prima di girare ho dovuto far amicizia. Per un mese nella tenuta con loro, fermo immobile al gelo perché si abituassero alla mia presenza. Via via sempre più vicini, 30 metri, 20, 15… Alla fine, se gli sei simpatico, il lupo ti lecca la faccia, se no ti piscia sulle scarpe».

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