Dalla rassegna stampa Cinema

Gender Bender, tuffo oltre i generi sessuali

Genital Panik apoteosi del corpo tra pelle nera, sesso femminile e un gran fucile Repressione Nella città dove 25 anni fa era nato Il Cassero, primo centro gaylesbian

Bologna Forte l’immagine di Marina Abramovic completamente nuda con la stella a cinque punte tatuata a sangue sulla pancia, in piedi, fiera, con cappellino da esercito in testa, i lunghi capelli castani legati a coda di cavallo e bandiera bianca alzata, mentre risuona l’inno alla guerra nel nome del Signore: è un momento mozzafiato nel film Seven Easy Pieces by Marina Abramovic di Babette Mangolte (Usa, 2007) che riassume le sette performance eseguite dalla performer serba (nata a Belgrado nel 1946, vincitrice del leone d’oro alla Biennale d’arte Venezia nel 1997) al Guggenheim Museum di New York dal 9 al 15 novembre 2005. L’emozionante film ha chiuso domenica sera le sei giornate di Gender Bender, festival multidisciplinare ideato e diretto da Daniele del Pozzo con l’intento di reinventare la presentazione di film, spettacoli e musica andando oltre generi, identità e orientamenti sessuali, e che qui ha trovato il suo specchio ideale: il rovescio radicale di modelli, stereotipi, ideologie e politiche attraverso le performance ricreate dall’artista di alcune tra le più note e sconvolgenti andate in scena negli anni sessanta e settanta.
Un’emblematica critica feroce anche verso un clima repressivo generale che da un paio d’anni ormai sta investendo la città, in cui venticinque anni fa era nato il Cassero, primo centro culturale italiano gaylesbian. Appena due mesi fa, in piena preparazione dell’evento, due consiglieri regionali di Forza Italia volevano fare i paladini della morale e far tagliare i contributi concessi sin dal primo anno dall’assessorato alla cultura guidato dal verde Alberto Ronchi, ma da subito la linea delle istituzioni e dello stesso festival era la stessa dell’anno scorso in risposta alle polemiche nate attorno a supposte oscenità pornografiche: «prima vedere e poi giudicare».
Form an image of yourself, aveva esortato infatti la voce fuori campo nel film sulle performance di Marina Abramovic, al momento del progetto rifatto di Bruce Nauman che nel 1974 si era presentato dietro una lastra di vetro verticale schiacciando volto, mani e corpo contro quel muro trasparente, al contempo tela in grado di accogliere le impronte immateriali della sua immagine (compresi sudore e respiro) suggerendo stili tra i più diversi di pittori e scultori. Ma forse è più utile menzionare l’immagine choc tra le più attuali, suscitando tuttora ciò che suggerisce il titolo: Genital Panik, panico genitale (creata nel 1974 dall’austriaca Valie Export, unica componente femminile nel cinema underground azionista). Il corpo femminile in tenuta maschile di pelle nera, nei cui pantaloni è ritagliato un triangolo lasciando a vista il sesso femminile, tiene stretto un enorme fucile: sguardi sbigottiti si alternano a commenti off del pubblico, da “non ti fidi di noi?” fino al provocatorio “butta giù il fucile o usalo!” Apoteosi della forza espressiva di un corpo solo in scena, sintesi di violenze, torture, guerre, mutilazioni e sacrifici in nome di quel dio (e quella morale?) onnipresente nella già citata performance concepita dalla stessa Abramovic: “La guerra è il nostro eterno fardello, la nostra vita una fede eterna”, canta Olivera Katarina da brivido, mentre scorrono immagini di inaudita bellezza, dal corpo di stupefacente fierezza in piedi all’informe massa corporea poggiata su lastre di ghiaccio a forma di croce fotografata da prospettive inedite come indistinguibile carne da macello.
Evento clou della quinta edizione è stata la prima assoluta della versione restaurata Rara (film) realizzato tra il 1967 e il 1969 da Sylvano Bussotti, tra i massimi compositori del Novecento italiano, artefice fin dagli esordi di un universo barocco e sognante, muovendosi libero e leggero tra musica, teatro, cinema, poesia e pittura. La pellicola creduta perduta era emersa l’anno scorso nella cantina dello stesso Bussotti, e Gender Bender è riuscito a coinvolgere nel progetto la Cineteca di Bologna per il restauro delle magnifiche immagini in bianco e nero, in cui compaiono molti protagonisti del panorama artistico romano del periodo in una serie di suggestivi e toccanti ritratti (da Julian Beck a Carlo Cecchi, da Dacia Maraini a Laura Betti, Mario Ceroli, Cathy Berberian) e il Teatro Comunale per l’esecuzione dal vivo della nuova partitura commissionata dal festival e appositamente ideata e seguita dal Maestro Bussotti.


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