Dalla rassegna stampa Cinema

Pfeiffer, la «strega» che ammalia

Pfeiffer mantiene una bellezza stellare. Forse per questo non ha paura di fare la strega vecchia e cattiva in «Stardust», nelle sale venerdì, e l’antipatica razzista in «Hairspray» accanto a Travolta vestito da cicciona

«Mi chiedono tutti cosa farei se avessi dei poteri magici: davvero non ne ho idea, non sono una fanatica del fantasy. Di certo non vorrei leggere nella mente delle persone, non vorrei trasformarle in rospi… forse viaggerei nel tempo». In realtà sembra ci riesca perfettamente. Michelle Pfeiffer a cinquant’anni è ancora una bellezza iperurania, scaltrita dall’età ma meticolosamente perfetta. Gli zigomi, le labbra, gli occhi sembrano computer-generated, eppure sono naturali: confessa che ha un drappello di persone che si prendono cura di lei per ore prima di uscire in pubblico, ma almeno non si ricorda chi ha firmato l’abito che indossa durante l’intervista londinese.
La Pfeiffer ha interrotto un’assenza di quattro anni dagli schermi di Hollywood con due ruoli controversi, almeno per una megastar del suo calibro: quello di una razzista in Hairspray, il film con John Travolta travestito da grassona, e di una strega vecchia, (molto) brutta e cattiva in Stardust, che arriva nelle sale in Italia questo venerdì il 12 ottobre. Stardust («Polvere di stelle) tenta di infondere modernità nel genere fantasy. È una fiaba con sottotesto attuale per bambini e adulti, in cui un cast di nomi celebri (Siena Miller, Claire Danes, il neofita Charlie Cox e, sottoutilizzati, Peter O’ Toole e Rupert Everett, più un De Niro un po’ impacciato nel ruolo di un pirata volante che simpaticamente nasconde tendenze omoerotiche) è lanciato in una serie di mirabolanti avventure dal finale tassativamente lieto.
L’aggettivo più naturale per definire la scelta di ruoli simili da parte di un’attrice cinquantenne alle prese con l’inesorabile calo della bellezza, che a Hollywood si trascina dietro quello dei ruoli, è coraggioso. «Non sono davvero sicura di quale sia la mia immagine col pubblico. È stato molto divertente, un cambiamento un po’ rischioso perché non sapevo esattamente dove saremmo andati a parare. Mi sono dovuta fidare del mio istinto, credere al regista, sono due ruoli scomodi. Uno controverso (in Hairspray), il razzismo mette a disagio; l’altro sull’ossessione per la giovinezza, la bellezza e il sempre crescente ricorso delle donne a ogni mezzo possibile pur di raggiungerla e conservarla. Più si invecchia, più è difficile assumersi dei rischi mentalmente e spiritualmente: quando si è giovani non si sa esattamente quali saranno le conseguenze di una scelta, ci si getta in qualunque novità con entusiasmo ed energia».
Per lei, in Stardust, non deve essere stato facile vedersi rappresentata in quel modo. «All’inizio ero un personaggio davvero mostruoso e malvagio. Poi con Matthew Vaughn, il regista, abbiamo deciso di ammorbidirlo un po’. Ma è stato tutto molto liberatorio e sono felice di averlo fatto». E poi, suggerisce, la maturità ha anche i suoi vantaggi: «Adesso sento meno pressione rispetto a quando avevo quarant’anni. Credo che il peggio sia passato, ora che sono arrivata “dall’altra parte”. Sono le prime rughe che t’inquietano di più, dopo un po’ ci si abitua».
Per chi è incredibilmente bello è sempre un po’ imbarazzante dover definire la bellezza. Michelle Pfeiffer non fa eccezione: «La bellezza è un concetto vago, può essere delle buone luci, sicurezza di sé. Credo fosse Helena Rubinstein a dire che l’unica differenza tra una persona bella e una brutta è la pigrizia, ma per me che la cosa più attraente in una donna è la fiducia in sé, che si manifesta in come veste, il modo in cui cura sé stessa e il suo rapporto con gli altri. Tutti conosciamo donne che non sono belle convenzionalmente ma che hanno un qualcosa di affascinante. Se potessi, sceglierei di restare quarantenne: è quella l’età in cui si è davvero maturi ma allo stesso tempo si ha ancora un po’ di tempo prima… del peggio. Io ho cominciato davvero a godere la mia vita all’età di 35 anni».

DIVE A cinquant’anni Michelle

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