Dalla rassegna stampa Cinema

Funeral Party

Ci si diverte, si ride di gusto ma agro e ci si ricorda del fatto che siam qui per caso e un caso può distruggere la nostra reputazione. Il che, in tempi di assolutismi e idee preconcette, fa solo bene.

Un funerale nel Surrey. Non dovrebbe esserci occasione più triste. Specie se chi è chiamato ad occuparsene – Daniel – si trova a fronteggiare contemporaneamente la morte dell’amato padre, le rimostranze della moglie Jane che vuole andare a vivere a Londra e l’incontro col fratello Robert, scrittore di successo con tanto di superattico a New York mentre lui non ha fatto ancora leggere il proprio primo romanzo a nessuno (e forse, si vedrà poi, potrebbe essere un bene). Ma metteteci la proverbiale ipocrisia inglese in certe occasioni, una boccetta di allucinogeni contrassegnata dall’innocua etichetta del valium, uno zio insopportabile su una sedia a rotelle, un prete con una certa fretta e una nano gay disposto al ricatto pur di avere qualche soldo dalla famiglia del morto e constaterete che anche una tragedia può risolversi (del resto ce ne avvertiva già anche Marx) in una farsa…

Frank Oz è un regista assolutamente discontinuo – in grado di passare da cult minori ma indimenticabili come La piccola bottega degli orrori a pellicole dolciastre e fintamente trasgressive come In & Out fino ad autentici aborti come The Score (che schierava, ahimè, un cast da sogno composto da Brando + De Niro+ Norton, assolutamente sottoutilizzati) – ma capace di una certa genialità. Stavolta pare ritrovare i suoi migliori talenti, e Funeral party è un bel film. Merito forse più della sceneggiatura di Dean Craig, che pare essersi ispirata non poco ma con più cattiveria all’indimenticabile La Cerimonia del massaggio di Bennett (recuperabile, per chi vuole, nei tascabili Adelphi) che di capacità proprie. Ma intanto ne esce un film sottilmente “cattivo” nel senso migliore del termine, capace di sconfinare nella volgarità più totale (basti vedere la posizione assunta dal caro estinto e dal nano ricattatore nella bara) senza per questo ridursi a farsaccia. Ben coadiuvato da un cast all british di facce apparentemente anonime ma assolutamente perfette per la parte (con citazione speciale per l’avvocato allucinato e il nano ricattatorio e vendicativo interpretati rispettivamente da Alan Tuidyk e Peter Dinklage), il regista si diverte a demolire a man bassa convenzioni e ipocrisie non solamente inglesi per far risaltare il ridicolo di situazioni pre – condizionate in partenza. Salvo ricordare, in un bello e inaspettato elogio funebre, che soli nasciamo e soli siamo destinati a morire. Shakespeare? No, piuttosto i Knockabouts che mandavano in visibilio individui piuttosto rispettabili come Joyce e Karl Kraus: consci che, data la tragedia del vivere, conviene riderci sopra. A costo di qualche impuntatura nell’improbabile e nella volgarità.
Intendiamoci, non un capolavoro, nemmeno della comicità: Hollywood Party e The Blues Brothers sono distanti anni luce. Ma intanto ci si diverte, si ride di gusto ma agro e ci si ricorda del fatto che siam qui per caso e un caso può distruggere la nostra reputazione. Il che, in tempi di assolutismi e idee preconcette, fa solo bene. E il pubblico di Locarno, che gli ha assegnato il premio spettante alla sua finzione, ha visto giusto. Non memorabile, magari: ma senz’altro da vedere.

Funeral party di Frank Oz con Matthew MacFadyen, Rupert Graves, Peter Dinklage, Daisy Donovan, Alan Tudyk, Kris Marshall, Andy Nyman, Ewen Bremner, Keeley Hawes, Jane Asher, Peter Egan, Peter Vaughan. Genere Commedia produzione Germania, Gran Bretagna, USA, 2007 Durata 90 minuti circa.

da http://www.nouvellevague.eu/2007/10/04/funeral-party/#more-215

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