Dalla rassegna stampa Cinema

«Angel», il Paradiso rosa di una ragazza dark

Regista molto «corteggiato» dalle attrici, pensiamo a Ludivine Saigner, Charlotte Rampling, sua musa prediletta…

Regista molto «corteggiato» dalle attrici, pensiamo a Ludivine Saigner, Charlotte Rampling, sua musa prediletta, al folto gruppo di stelle che popolava Otto donne, da Isabelle Huppert a Fanny Ardant, François Ozon, esordi da «ragazzo prodigio» del cinema d’oltralpe, è un cineasta assiduo ( un film all’anno) con predilizione dichiarata per il femminile. A cui si volge anche questo suo nuovo film, visto allo scorso festival di Berlino e ora in sala, Angel, titolo che prende il nome dalla protagonista a cui dà vita l’attrice sconosciuta Romola Garaj, molto brillante nel corpo a corpo con un personaggio non proprio amabile, un’ Amélie Poulain versione dark, occhioni sgranati e smorfie di esibita dolcezza.
All’origine c’è il libro di Elisabeth Taylor, autrice britannica, Angel è una fanciulla povera determinata a trasformare i suoi sogni dorati in realtà. Eccola dunque diventare scrittrice, i suoi romanzi incantano misteriosamente il pubblico dell’Inghilterra di inizio Novecento, sedotto da questo «animaletto» eccentrico e vanesio, così lontano dai riti obbligati dei salotti letterari, che gli sa però regalare un universo in cui tutto è gioioso, dove non c’è posto per le paure striscianti che preparano il trauma e la fine dell’innocenza del secolo … Un Paradiso in terra come si chiama la villa che Angel appena divenuta ricca comprerà riempendola di lusso pacchiano, e questo suo farsi beffa all’eccesso dell’alta società londinese è la sua sola simpatia. Lei viene da un suburbio grigio, è cresciuta nella drogheria della madre ossessionata dal fantasma di Angelica, la bionda figlia della famiglia ricchissima che abita villa Paradiso prima di lei … La fonte di ispirazione primaria dei suoi libri è infatti la sua vita al contrario, lei per prima ne è protagonista, nessun brutto ricordo, nessun problema, la biografia trasformata in un’affabulazione mediatica che renderebbe felice qualsiasi giornalista: origini, luogo e data di nascita tutto è un mistero. Ma è il trucco che le permette di esorcizzare ogni attimo, passato e presente, la guerra quando arriverà, lo sposo tanto bramato che la tradisce, la solitudine. Non manca, naturalmente, l’amica devota, prima fan dei suoi libri poi segretaria/schiava che le sarà accanto per sempre, follemente innamorata dei suoi fragili capricci.
La linea Sirk/Fassbinder, quest’ultimo omaggiato in un dei film più riusciti di Ozon (Gocce d’acqua su pietre roventi, 2000), è dichiarata apertamente nella produzione del regista francese, qui la contamina col feuilletton in un gioco però di citazioni all’eccesso che sembra solo voler assecondare, dopo tanti film, la sua sapienza cinefila totalizzante. Forse è per questo che piazza male i suoi specchi lasciandosi trascinare da un piacere tutto autoreferenziale, senza una lacrima né un palpito. Gravissimo in un melodramma , ancora più grave in un romanzo di appendice riempito di fondali di Venezia e Londra su cui volano, come in un Minnelli, gondole o carrozze. La scrittrice pazza, sempre più pallida nei pizzi neri, è di volta in volta Scarlett O’Hara, le Piccole donne, l’attrice del magnifico Aldrich di Quando muore una stella, anche lei chiusa nel suo castello o Veronika Voss … Ozon gira in inglese, con attori inglesi, e non rinuncia neanche qui a Charlotte Rampling, approfittando di questo spostamento per meglio costruire la sua «mistificazione»: reinventare come fa Angel il suo universo e la sua estetica, un apologia del falso. Solo che questa coincidenza non vuol dire mai incontro o complicità tra il maestro e la sua creatura. Ozon purtroppo preferisce ammirare la personale bravura all’ amore, anche di un attimo, per il suo personaggio . E questo nelle pagine rosa confetto è un errore imperdonabile.

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