Dalla rassegna stampa Cinema

Morir dal ridere al «Funeral party»

PRIMEFILM Dissacratoria quasi come l’inarrivabile «Hollywood Party», una commedia molto british e molto divertente omaggia la tradizione del genere «morte e risate»: con attori e battute esilaranti

Nell’arco di una settima escono in sala due film inglesi (venerdì prossimo In questo mondo libero di Ken Loach, oggi Funeral Party di Frank Oz) agli antipodi per generi e intenzioni, ma entrambi devoti a una tradizione britannica che si è saputa dividere tra il cinema d’impegno e di denuncia e la commedia d’attori. A Loach la denuncia, va da sé, a Frank Oz (regista di In&Out) la commedia, ma quella più spinta verso il nero, fino ai limiti della farsa. Si inizierà dunque a ridere, e molto, questo week end con Funeral Party, e si finirà a piangere, e a riflettere, il prossimo con In questo mondo libero. Comunque sia, due generi capisaldi del cinema inglese, dalla black comedy alla «working class tragedy», che è un po’ come dire, per l’Italia dalla commedia di costume al neorealismo…
Frank Oz non è inglese, bensì americano, ma è entrato perfettamente nello spirito di questa farsa tutta imbevuta di quello humor nero che solo i britannici sanno esprimere così bene. D’altronde il meccanismo narrativo è perfetto. Il funerale è quello del padre di una famiglia incapace di trattenere psicosi e ossessioni, rancori e vendette, in ossequio a un rito che invece viene travolto e trasformato in un «party», ma nel senso di caos, alla maniera di quella Hollywood Party di Black Edwards in cui Peter Sellers fa saltare in aria i meccanismi e i rituali di una festa hollywoodiana portandola al punto del suo collasso. In Funeral Party ci sono tanti Peter Sellers, tanti piccoli agenti dissacratori, un coro di parenti caratteriali, ognuno con la sua fissa e missione.
In questa commedia di gruppo, tutti sono protagonisti: i figli del morto, Daniel e Robert, sono entrambi scrittori, ma il primo fallito e ancora a casa dei suoi e il secondo di successo e a New York; la cugina Martha e il fidanzato Simon, che devono dare l’annuncio del loro matrimonio inviso alla famiglia; gli amici dei parenti, Howard e Justin, il primo fantastico ipocondriaco compulsivo, il secondo rappresentante della working class innamorato di Martha. A mettere tutti nel sacco, è un ospite misterioso, un nano che si pensa affascinante e che crede di ricattare i parenti svelando un segreto di famiglia sconvolgente.
Gli elementi ci sono tutti, a partire dall’inizio, quando arriva la bara in casa e il figlio Daniel, contrito dal dolore e rosso in faccia dalla disperazione, apre la cassa e scopre che il becchino si è sbagliato, portandogli il morto di un altro funerale… Il crescendo di risate è assicurato, grazie anche ad attori inglesi sopraffini e a un meccanismo narrativo semplice, ma molto efficace. Molte sono le trovate per questa «screwball» (commedia stravagante, sbilanciata, anticonvenzionale) che omaggia gli archetipi del genere, facendoci ricordare quanto erano belli film come Arsenico e vecchi merletti a La signora omicidi, con quella raffica di situazioni esilaranti, battute indimenticabili e grandi attori. Funeral Party restituisce in chiave moderna questa antica tradizione.

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