Dalla rassegna stampa Cinema

«Funeral party» con delirio

Frank Oz spinge una commedia «nera» su frenetici ritmi da farsa. Fra bare scambiate e figli che sgomitano per tenere un’orazione funebre in puro stile demenziale

C’è modo e modo di ridere durante le esequie del caro estinto. Quello scelto da Frank Oz per Funeral Party è decisamente esagerato, al punto che dalla commedia arriva a sconfinare ripetutamente nella farsa. Era proprio quello che voleva, dopo aver letto la sceneggiatura del giovane Dean Craig, un balletto degli equivoci dinanzi a una bara.
Divertente sin dai titoli di testa realizzati in animazione. E subito dopo si comincia a ridere perché la cassa che arriva nel soggiorno del protagonista è quella sbagliata. Meglio, forse la cassa potrebbe anche essere giusta è il cadavere a essere sbagliato. E via con altarini famigliari che spuntano qua e là, con corredo di un falso valium vero allucinogeno, un nano misterioso e uno zio rompiscatole, impiccione e protagonista di un paio di scene da manuale del cattivo gusto. Superato solo da un giovinastro stonato che si aggira nudo sul tetto coniugando capriccio e raccapriccio.
Frank Oz approda in Gran Bretagna, anzi negli storici studi Ealing, dove si respira ancora l’aria di commedie nere come La signora omicidi. Del resto anche lui ha esperienza nel sollecitare il sorriso, visto che aveva già firmato La piccola bottega degli orrori, Tutte le manie di Bob e quell’In & Out con Kevin Kline a interrogarsi sulle sue opzioni sessuali.
Interrogativo che viene irriverentemente posto anche alle esequie di papà, scatenando un’ulteriore girandola di situazioni capaci di presentarsi come decisamente scorrette e quindi buffe o addirittura irresistibili.
Si dice spesso che buona parte della riuscita dei film hollywoodiani stia anche nel fatto che i caratteristi siano tutti di gran livello. Beh, gli inglesi non sono da meno, visto che l’intero cast è britannico, con l’eccezione dello statunitense Peter Dinklage, piccolo ma in grado di raggiungere grandi altezze quando si tratta di recitare.
Il filone umorismo nero si arricchisce di un nuovo titolo, così mentre i due figli del defunto sgomitano per decidere chi deve tenere l’orazione funebre, tutto viene fatto a pezzi. Si parte dal conformismo, dalle convenzioni, dai luoghi comuni, poi ebbri di valium ci si può lasciare andare all’irriverenza anche di fronte a situazioni borderline. Presentato in piazza al festival di Locarno Funeral Party ha spopolato, aggiudicandosi il premio del pubblico, pur tra agguerriti concorrenti. a.c.

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