Dalla rassegna stampa Cinema

Frank Oz firma la regia di una riuscita commedia in stile British

Il mistero del morto sparito in un funerale tutto da ridere

Le Palme, i Leoni, gli Orsi e gli altri riconoscimenti dei festival non sono in generale troppo affidabili, ma almeno un premio c’è al quale si può dare fiducia: ed è il referendum della Piazza Grande di Locarno.
Nell’agosto scorso migliaia di spettatori hanno assegnato i 20mila franchi svizzeri del Prix du Public a Funeral Party di Frank Oz, votato per allegria sull’onda di un consenso paragonabile a quello che dieci anni fa lanciò il non dimenticato Full Monty. Il che ci riporta al discorso dell’attuale primato qualitativo del cinema inglese, una realtà che solo le giurie togate e i cinefili quaresimali si rifiutano di prendere in considerazione. Dal film in costume all’inchiesta sociologica, dal dramma alla commedia e alla farsa, i cineasti inglesi sanno fare tutto e lo fanno nel migliore dei modi. Né si può considerare un caso che un regista accorto come Woody Allen abbia superato la sua crisi creativa andando a sciacquare i panni nel Tamigi.
È un po’ la stessa operazione di Frank Oz, che peraltro è inglese (classe 1944) anche se ha sempre lavorato negli USA cominciando col dare voci e movimenti ai Muppets (ma è stato anche il magico elfo Yoda nel ciclo di
Guerre stellari). Dopo un’intera serie di film leggeri come regista, in generale fortunati, è incappato in un grosso fiasco con La donna perfetta (2004), nato in mezzo a liti impiccate con Nicole Kidman, e ha deciso che di Hollywood ne aveva abbastanza. Tornato a scuola di recitazione nella prospettiva di arroccarsi sul suo primitivo mestiere di attore, è stato attirato dall’offerta di dirigere a Londra un filmetto in santa povertà. Gli è parsa di buon auspicio la prospettiva di girare proprio negli Ealing Studios, assurti a fama universale sessant’anni fa con le classiche commedie di Alec Guinness; ma ciò che ha finito di convincerlo è stato il copione di Death at a Funeral
scritto dal giovane promettente Dean Craig.
Sotto i titoli seguiamo come sul navigatore della macchina il tragitto di una salma verso la residenza di campagna dove si svolgerà la mesta cerimonia. Daniel (Matthew Macfadyen), figlio del defunto, chiede di contemplare ancora una volta le fattezze del padre, ma all’apertura della cassa trasecola: «Non è lui!» Se lo Zeno di Italo Svevo sbagliava funerale, qui hanno sbagliato il morto. Ed è soltanto il primo incidente di un party da farsa nel corso del quale stringendosi la piccola folla degli invitati intorno al feretro, prontamente sostituito, ne succedono di belle.
Affiorano il contrasto fra l’irresoluto Daniel, ancora parcheggiato in casa dei genitori mentre la moglie scalpita per andare a vivere da soli, e il fratello Robert (Rupert Graves) scrittore di successo. Martha (Daisy Donovan) è la cugina che vorrebbe sposare Simon (Alan Tudyk), malvisto dal futuro suocero e tanto imbranato che per infondergli fiducia la fidanzata premurosa gli somministra un valium. Si tratta in realtà di una potente droga messa in giro per sbaglio da Troy (Kris Marshall), sciagurato fratello di Martha. Il tutto fra le vane quanto fondate proteste dell’anziano capofamiglia Alfie (il veterano Peter Vaughan) sulla carrozzella; e senza contare ulteriori imprevisti fra i quali la misteriosa presenza di un misterioso Peter di cui ci si chiede quale rapporto potesse legarlo allo scomparso.
Proprio il fare un nano di quest’ultimo personaggio è l’unica aggiunta di Oz al copione, suggerita dall’opportunità di utilizzare un formidabile piccoletto americano che si chiama Peter Dinklage. Ma l’intero cast ha modo di brillare in un insieme dove ciascuno degli interpreti ha un suo spazio e una coloritura particolare. Al motto «niente divi, per carità!» il regista ha puntato solo sulla bravura dei prescelti e sulla loro capacità quasi jazzistica di recitare combinati.

Ciascuno degli interpreti ha uno spazio e una coloritura particolare
FUNERAL PARTY
Regia di Frank Oz Con Matthew Macfadyen, Keeley Hawes, Andy Nyman, Ewen Bremner, Daisy Donovan

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