Dalla rassegna stampa Cinema

Jodie giustiziera da paura

PRIMEFILM Esce «Il buio nell’anima» ambiguo film di Neil Jordan

È luogo comune dire che dopo l’11 settembre niente è più come prima e che nella vita di ognuno si è installato il virus della paura, quella sensazione profonda di non essere al sicuro in nessun posto. La paura genera vendetta, rabbia, violenza e ingiustizia… e il mondo che ad essa si immola va pericolosamente verso l’autodistruzione, assecondando la sua pulsione di morte. Il cinema americano, come s’è visto anche a Venezia, inizia a raccontare le conseguenze, dirette e indirette, del diffondersi di questa psicosi. Arriva il 28 settembre un altro film, rifiutato a Venezia, Il buio nell’anima di Neil Jordan, che affronta la paura che diventa vendetta nella città di New York. La storia, in breve, è quella di un «giustiziere della notte» donna (Jodie Foster), una speaker della radio che reagisce con violenza vendicativa alla morte del compagno, pestato brutalmente da una banda di ispanici al Central Park. La comune newyorchese impugna una pistola e, seguendo il corso di una lenta trasformazione, fa giustizia degli altri abusi e del suo. I temi sono all’ordine del giorno: la lentezza e latitanza della giustizia ufficiale, la paura e la violenza nella città, la vendetta privata giustificata da quella pubblica e «politica», militare e americana.
Neil Jordan e Jodie Foster (interprete e produttrice) sono venuti in Italia a presentare il film e forse non si aspettavano le pur gentili critiche mosse da una stampa infastidita dall’ambiguità del film, aumentata fino al parossismo da un finale incredibile. Jodie Foster ha difeso il suo progetto definendolo «sofisticato» e aggiungendo che «il cinema non deve dare giudizi, non deve dire questo è giusto e questo è sbagliato. Non vi sono messaggi da dare, ma esperienze da far vivere e quella che io propongo è l’esperienza traumatica di una donna comune che vede crescere dentro di se la paura che diventa rabbia. Cosa fare? C’è una risposta primitiva e una razionale. Cavalcare questa linea è l’esperienza del film». Generalmente gli attori quando sono messi alle corde rispondono, come ha fatto la Foster, «vogliamo creare una discussione» e Il buio nell’anima (titolo chabroliano sofisticato ma lontano dal climax del film che si rispecchia di più in quello originale The Brave One, il coraggioso) farà sicuramente discutere, soprattutto perché lascia intendere, senza prenderne le distanze, che la legalità talvolta può essere superata. Neil Jordan – che ha spesso fatto film sulla linea sottile che corre tra il bene e il male – ha assistito un po’ in disparte alla querelle etica, forse era contrariato, comunque sulla difensiva, eppure ha avuto modo di dire la sua: «La vendetta è stata resa legittima nel mondo dall’azione militare degli Usa e Inghilterra in Iraq. Toni Blair è uscito dal parlamento inglese a piede libero e nessuno gli ha detto niente».
Il cinema ha spesso frequentato il filone «giustizieri e vendicatori» e la stessa Jodie Foster ricorda «quanto facevano discutere negli anni settanta film come Taxi Driver e Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto», senza citare lo scontato Charles Bronson de Il giustiziere della notte. Eppure, cara Jodie, le cose sono cambiate dopo l’11 settembre, niente è più come prima, perché quella data ci ha condannati a interpretare secondo l’ottica di una lente deformata ogni manifestazione, sia anche cinematografica, del nostro quotidiano. L’11 settembre ci ha costretti ad essere presenti al nostro presente e un giustiziere di oggi non suona come un giustiziere degli anni settanta, significa altro e di più.

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