Dalla rassegna stampa Cinema

Thriller d'autore La violenza choc di Sidney Lumet «Dopo Hannibal rotto ogni tabù»

…il cinema sembra aver ritrovato la forza degli anni Settanta, quando raccontavo i nostri pomeriggi di un giorno da cani. …

Il maestro del cinema a Toronto con «Before the Devil Knows You’re Dead», storia di due fratelli che scatenano delitti in famiglia

TORONTO — «Sembra che il mondo prenda oggi una decisione sbagliata dopo l’altra. In un girone di consumismo e poteri, viviamo in un magma», dice Sidney Lumet, 83 anni, maestro del cinema, che a Toronto ha presentato come evento speciale Before the Devil Knows You’re Dead, un film duro, molto violento, ritratto spietato della famiglia. Al Festival ha conquistato il pubblico un altro thriller: Eastern Promises di David Cronenberg sui clan russi e 007 a Londra. E in tutta la rassegna hanno dominato le storie cupe e di guerra: anche i film apparentemente più leggeri, come il musical Across the universe di Julie Taymor, già definito «il nuovo Hair
pacifista», hanno offerto analisi delle gravi contraddizioni della società Usa e non soltanto.
Molto apprezzato il film di Lumet. Da Serpico a Quel pomeriggio di un giorno da cani a Quinto potere,
il regista americano ci ha raccontato l’antirazzismo, il rischio di conflitti nucleari, il maccartismo, la corruzione di chi controlla i mass media, le nostre crisi di coscienza, gli scontri generazionali. Ora ha scelto Toronto per l’anteprima mondiale del 45esimo film della sua carriera. Così lo sintetizza: «E’ un melodramma, una tragedia greca avvolta dentro una storia criminale del nostro tessuto urbano e in seno a una lacerata famiglia».
Before the Devil Knows You’re Dead (Prima che il diavolo sappia che sei morto) è anche uno dei titoli probabili della Festa di Roma. Racconta la storia di due fratelli (Philip Seymour Hoffman, premio Oscar per la sua interpretazione nel film su Truman Capote, ed Ethan Hawke) che fanno una rapina nella gioielleria dei genitori. Sognano il delitto perfetto ma la loro impresa criminale causerà la morte della madre. E la terribile vendetta del padre.
«Ho voluto per la figura del padre omicida Albert Finney, con lui avevo lavorato in Assassinio sull’ Orient-Express — dice il regista — Il film è spesso visto dai suoi occhi anziani, che osservano il mondo angoscioso che ci circonda. Il titolo è una frase celebrativa irlandese prima di un brindisi, suggerisce una svolta della vita. Tutto può cambiare per un evento: l’unica cosa che noi non sappiamo nel melodramma della vita è cosa succederà dopo quell’evento».
Sidney spiega perché ha voluto iniziare il film con la sequenza hard di un amplesso feroce, animalesco, in una camera d’albergo in Brasile, tra Hoffman e sua moglie (interpretata da Marisa Tomei): «I personaggi nel melodramma devono giustificare le loro azioni e farci capire i fatti, su uno sfondo che è selvaggio, come nella sua ossatura è la vita».
«I due fratelli — prosegue — sono lo specchio di un mondo che vuole sempre di più. Ognuno ha una doppia vita, aspirazioni al denaro e al successo, non importa se essi passano anche attraverso la droga o altre dipendenze. Andy-Hoffman è un uomo d’affari, proviene dalla middle class. Il fratello Hank-Hawke è un fallito, nasconde una relazione con la moglie di Andy. Finney scoprirà il coinvolgimento dei figli nella rapina e la sua disperata vendetta è una delle più forti scene del mio cinema. Eccesso di violenza? Il silenzio degli innocenti con il personaggio di Hannibal Lecter ha cambiato molte cose sugli schermi. Un uomo diceva “mangerò qualcuno per pranzo” e la gente rideva, con orrore, per la tragedia umana, che si perpetua ormai con genocidi, ossessioni sociali e personali».
Figlio di un attore, prima di passare dietro la cinepresa, Lumet iniziò la carriera nel teatro yiddish. Confessa il regista: «Il mio background teatrale ha sviluppato il mio interesse per la letteratura, amo Eugene O’Neill e il suo “Lungo viaggio verso la notte”, uno dei miei lavori al quale sono più attaccato, che ricollego a questo film. Quel “viaggio” finiva in una illusoria calma; oggi siamo tutti in un viaggio-baratro ma il cinema sembra aver ritrovato la forza degli anni Settanta, quando raccontavo i nostri pomeriggi di un giorno da cani. Un film diverso sullo spettacolo dei mass media pronti a strumentalizzare una tragedia di reduci dal Vietnam. Oggi il melodramma — continua l’autore — va cercato nel più nascosto, amorale privato. E’ alle mie spalle il ragazzo che sono stato e che recitava off-Broadway con Yul Brynner. Non sono più giovane, ma amo ancora il lavoro, un tramonto, la mia famiglia, la politica, la fatica di voler capire perché una giuria assolve qualche criminale, una certa trivialità televisiva, l’umana autodistruzione. Fare film è il mio mestiere, non è un mestiere futile: non l’ho mai vissuto in questo modo».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.