Dalla rassegna stampa Cinema

«The Brave One», l'ossessione ha gli occhi indifesi di Jodie Foster

…Sempre più sola, sempre più androgina, un meraviglioso commovente mutante nella notte che scava dentro se stessa scoprendo una creatura che non sapeva di essere, ma dietro al cui luminoso autocontrollo Hannibal Lecter aveva già visto tutto…

Toronto
Ossessiva nella sue ricerca solo come i grandi registi (ma raramente gli attori) possono essere Jodie Foster è a Toronto con un film che ha fatto parlare di sé ben prima dell’uscita in Usa, prevista a giorni. I detrattori di The Brave One hanno voluto vedere in questa storia di violenza e vendetta, vagamente ispirata al selvaggio attacco a una jogger in Central Park negli anni ’80, una versione femminile del Giustiziere della notte, una ripresa dei temi da vendicatore solitario di Charles Bronson impensabile nella Manhattan «ripulita» da Giuliani e santificata da 9/11.
Un film pensabile nell’era del Travis Bickle di Taxi Driver (che Foster interpretò giovanissima) ma non nella New York gentrificata di Bloomberg, dove per poterti permettere un affitto devi essere milionario, gli homeless pensano di averli fatti sparire con la bacchetta magica e le cronaca nera non va più sventolata nemmeno sui tabloid, sennò si danneggia il mercato immobiliare.
Invece, come ha spiegato Jodie Foster in conferenza stampa, il nuovo lavoro di Neil Jordan (è lei che lo ha voluto dietro alla macchina da presa) è un film su cosa significa vivere con la paura «nella metropoli più sicura d’America». The Brave One inizia con una voce bassa e lievemente roca – una voce che canta il passato della Manhattan fatiscente, etnica, irriducibile, inafferrabile «che sta scomparendo pezzo per pezzo davanti ai nostri occhi, ogni giorno», una città «che tra poco esisterà solo nella memoria». Nel film Foster è una presentatrice della radio pubblica. Il suo programma, una serie di storie dalle strade della metropoli – storie di odori, umori, dolori e calori, che lei raccoglie di notte, spesso armata di un grosso microfono per catturare i suoni e le realtà stridenti che la circondano, le solitudini – la sua una presenza isolata e ipersensibile come un’eroina di Amir Naderi.
Assalita nel parco insieme al suo fidanzato, Foster si salva perché creduta morta. Quando si sveglia dal coma, tre mesi dopo, il suo compagno è già stato seppellito e il suo cane lupo è scomparso. Da quel momento, ogni corpo, ogni gesto, ogni scarto di movimento la terrorizzano – il suo «caso» è seppellito sotto una montagna di cartacce alla centrale della polizia. Così si compra una pistola. La prima volta che la usa (durante una rapina in un convenience store, dove fa secco il ladro/assassino che sta per sparare a lei) esita un po’ a premere il grilletto. Poi diventa molto più facile.
Taxi Driver, ma soprattutto Inchiesta su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, sono stati film molto importanti per lei, perché sono film che si vivono tutti dall’interno di un personaggio, ha dichiarato Foster parlando di The Brave One, e in questo senso, la sua ultima creazione è quasi un’esperimento di body art dell’anima. La sua una presenza fragilissima e d’acciaio – gli occhi di un azzurro indifeso e un sorriso che dà i brividi. Sempre più sola, sempre più androgina, un meraviglioso commovente mutante nella notte che scava dentro se stessa scoprendo una creatura che non sapeva di essere, ma dietro al cui luminoso autocontrollo Hannibal Lecter aveva già visto tutto. Qui è il poliziotto Terrence Howard, un fan del suo programma, che cerca di conoscerla. The Brave One è allo stesso tempo un oggetto molto confuso (politicamente e nella costruzione drammatica) e lucidissimo.

g. d v.

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