Dalla rassegna stampa Cinema

Santa Chiara, i frati: «No a quel film gay»

Veto dei frati di Santa Chiara alla proiezione del film gay «Un anno con 13 lune», organizzata dalla Municipalità. Di Stasio: «I francescani prima hanno accettato il programma, poi hanno imposto la proiezione fuori dal Chiostro»

CINEMA NEL CHIOSTRO

Fassbinder fuori da Santa Chiara I frati vietano il film su un trans
Censurato un titolo del cineforum organizzato dalla Municipalità
Ma anche il parlamentino si spacca. Patruno: «Il film in piazza darà più evidenza alla rassegna»

NAPOLI — Fassbinder spacca la Seconda Municipalità e imbarazza la Curia. Domani alle 20 era in programma nel chiostro di Santa Chiara — di proprietà del Comune, ma gestito dai francescani — uno dei più celebri film del regista tedesco:
Un anno con 13 lune, primo appuntamento del cineforum gratuito organizzato dal parlamentino del centro storico.
Girato nel 1978 in Germania, racconta la storia di Elwin, macellaio sposato con figli, che a Casablanca cambia sesso, diventando Elvira. Nella nuova identità subisce discriminazioni e violenze finché si suicida, concludendo un’esistenza iniziata in orfanotrofio. La trama deve aver provocato più di una perplessità in Curia; ieri mattina, infatti, i frati hanno fatto marcia indietro, ritirando la disponibilità a ospitare la pellicola. Racconta Pino De Stasio, consigliere della Municipalità (Prc): «Padre Mimmo, il priore, mi ha detto che non avremmo potuto proiettare il film. Per le altre tre pellicole in programma, invece, nessun problema. Quasi a giustificarsi, ha anche sottolineato che lui è un pesce piccolo. Insomma, mi pare di capire che lo stop sia arrivato dall’alto». Il frate, da sempre impegnato al fianco degli emarginati —-tra l’altro ha aderito all’appello del comboniano Zanotelli affinché una parte dell’Albergo dei Poveri sia riservata proprio ai senza fissa dimora — ieri pomeriggio non era in convento e i suoi collaboratori hanno preferito non rintracciarlo. Sulla polemica interviene invece il presidente della Municipalità, Alberto Patruno: «Mi concentrerei piuttosto sulla valenza culturale del cineforum, che consentirà ai napoletani di assistere a 4 capolavori senza spendere un euro». Un anno con 13 lune sarà comunque proiettato domani, ma a piazza del Gesù. Un trasloco di pochi metri che tuttavia, a De Stasio, sa tanto di ostracismo: «La Chiesa perde un’altra occasione di aprirsi al confronto, anche perché avevo invitato don Mimmo ad un dibattito dopo il film». Non vuol sentir parlare di censura, invece, Gianfranco Wurzburger, assessore alla Vivibilità: «La scelta di proiettare Fassbinder in piazza è condivisa dalla Municipalità e nasce anche dalla volontà di dare maggiore risalto al primo appuntamento». La ressegna proseguirà con: Fai la cosa giusta, di Spike Lee (14 settembre); Lunedì al sole, di Fernando Leon(21 settembre); Il sospetto, di Citto Maselli( 28 settembre), sui temi del razzismo, della disoccupazione e dell’antifascismo.

PAURA
DI

FASSBINDER

di ANTONIO FIORE
Vade retro Fassbinder. O, almeno, vada fuori dal chiostro. A un quarto di secolo dalla morte dello «scandaloso» regista tedesco, il suo cinema fa ancora paura. Un film in particolare, «Un anno con 13 lune», che la Seconda municipalità aveva deciso di proiettare tra le maioliche di Santa Chiara nell’ambito di una breve rassegna, e a cui i frati del convento hanno opposto un fermo, deciso rifiuto.
Certo, la vicenda del protagonista, un uomo, sposato e padre, che diviene transessuale per amore (di un ebreo sopravvissuto al lager e arricchitosi con lo sfruttamento della prostituzione) e che, respinto sia dal prosseneta che dalla famiglia a cui era tornato, decide di darsi la morte, non è quel che si dice una storia per educande. E, d’altra parte, i sacerdoti di Santa Chiara, pur non essendo i proprietari del chiostro, ne sono da tempo immemorabile i gestori e custodi; è comprensibile che, per motivi di opportunità, la Municipalità non abbia fatto valere il diritto alla libera e laica proiezione, acconsentendo a spostarla altrove pur di non turbarne la sensibilità. Resta comunque l’amaro in bocca davanti a una decisione che, pur legittima, riporta indietro l’orologio della storia dei rapporti tra la chiesa napoletana e il cinema inteso come testimone di disagio spirituale. Vale dunque la pena di ricordare che proprio a due passi da Santa Chiara ha operato per decenni il cineforum diretto dal gesuita Padre Casolaro, che in tempi in teoria ben più bigotti e meno trasgressivi di questi svolse una meritoria opera di svezzamento e di sprovincializzazione culturale della città proponendo film col timbro di «maledetti» come quelli di Bergman o di Buñuel. Insomma: sul «silenzio di Dio» erano allora gli stessi uomini di fede che sollecitavano il dibattito, che aprivano salutari squarci di dubbio e di riflessione; mentre oggi sulla diversità, l’emarginazione e il suicidio (ché questi sono i temi attualissimi del film fassbinderiano) è proprio la Chiesa — che dalla parte degli ultimi e dei disperati dovrebbe sempre «naturalmente» stare — a volgere lo sguardo dall’altra parte?

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