Dalla rassegna stampa Cinema

PISTOLE & SAMURAI

Tarantino «ufficializza»: non posso venire (ma fa il cowboy nel sushi-western in gara)

VENEZIA — Tarantino al Lido arriva solo sullo schermo: il regista ha infatti annunciato ieri ufficialmente che non arriverà alla Mostra per problemi di salute, lasciando orfana la retrospettiva sul western all’italiana del suo prestigioso padrinaggio. L’aria del west si spande comunque per tutto il Lido, arrivando a contagiare anche il concorso ufficiale, che oggi presenta Sukiyaki Western Django di Miike Takashi.
Regista infaticabile (in una quindicina d’anni ha diretto più di 70 film), Miike (questo è il cognome) si è costruito la fama di maestro dell’horror nipponico, ma anche di grande appassionato di cinema popolare italiano, a cominciare proprio dagli spaghetti western (il suo titolo di culto è Un dollaro bucato di Giorgio Ferroni). Nessuno si è stupito, allora, che decidesse di mettere in cantiere un suo personalissimo omaggio al Django di Sergio Corbucci e Franco Nero, che Müller ha messo in concorso con autentico sprezzo del pericolo.
L’operazione di Miike è colta e infantile allo stesso tempo. Da una parte recupera la tradizione dei racconti Heike, che cantavano lo scontro tra le famiglie Taira e Minamoto ai tempi della guerra Genpei (fine del XII secolo). La aggiorna a un’epoca fuori dal tempo che giustifichi la presenza di colt, winchester e mitragliatrici e mette di fronte due fazioni, i rossi Heike e i bianchi Genji, che si contendono un misterioso tesoro in pepite d’oro; dall’altra manda nella mischia un misterioso pistolero (Ito Hideaki), autentico cavaliere errante dalla mira infallibile, corteggiato da entrambe le fazioni, e affida proprio a Tarantino, nei panni del pistolero Piringo, il compito di introdurre e raccontare la storia dello scontro tra Heike, Genji e cowboy errante. Lasciando naturalmente libero sfogo alla sua fantasia di fan degli spaghetti western e di cultore del sangue a fiotti.
Parlato in un improbabile inglese con accento nipponico (con Tarantino che invece si esibisce in alcune battute giapponesi con evidente inflessione statunitense) mescola e ingigantisce tutti i possibili luoghi canonici del genere, dall’abilità nelle sparatorie al sadismo nelle torture, dalle mitologie samurai (la scena più divertente: difendersi da una katana con gli occhi bendati) al sangue che sprizza copiosissimo e al fango in cui non si può che agonizzare.
Sono evidenti citazioni/omaggio al personaggio inventato da Corbucci lo spolverino lungo fino ai piedi del protagonista, la bara con la mitragliatrice dentro, il pestaggio in cui l’eroe ci lascia quasi la pelle, ma i fan hanno trovato anche richiami al Sartana
di Parolini e naturalmente a Sergio Leone, in un guazzabuglio di influenze e rimandi che ben si adattano al gusto variegato e per niente raffinato del sukiyaki, il popolaresco piatto di carne, tofu e verdure citato nel titolo.
Peccato che la casualità della programmazione ha permesso di vedere subito dopo quel capolavoro che era e rimane, L’albero della vendetta ( Ride Lonesome, 1959), uno dei cinque western di Budd Boetticher che la Mostra presenta in copie restaurate. Non una novità, certo (Torino aveva dedicato quattro anni fa una retrospettiva al regista), ma comunque l’occasione per rivedere la grandezza di un «cinema di serie B« (produceva la Ranown, lontanissima dagli sfarzi delle major di Hollywood) dove la povertà di mezzi diventava lo stimolo per un cinema che andava al cuore dei temi — qui la sete di vendetta di un ex sceriffo — e favoriva una regia essenziale ed efficacissima, di «cartesiana» bellezza. Tutto l’opposto delle scelte enfatiche e caricaturali del western all’italiana a cui è dedicata quest’anno la retrospettiva della Mostra. Anche qui copie molto buone, molti protagonisti venuti di persona a presentare le loro opere con i curatori Marco Giusti e Manlio Gomarasca (l’altra sera c’era Tinto Brass con il suo Yankee); alla fine si esce dalle proiezioni con una sensazione di grande divertimento ma di ben più scarsa sostanza.

«Mi si spezza il cuore ma sono infortunato»

VENEZIA — La presenza di Tarantino al Festival era diventata ormai un tormentone: viene o non viene? Lunedì Müller aveva assicurato: «Tarantino sarà a Venezia mercoledì». Invece ieri, nel tardo pomeriggio, è arrivata la lettera del regista, indirizzata proprio a Müller: «Non potrò essere con voi alla Mostra, mi sono infortunato alla schiena». Ma c’è chi insinua che il suo forfeit sia arrivato anche per evitare alcuni imbarazzi. Dopo il suo recente attacco al cinema italiano, in molti si erano scagliati contro di lui; Stefania Sandrelli lo aveva definito un «babbeo».
Tarantino ha però assicurato, nella sua lettera, che gli si «spezza il cuore» di non potersi godere i Western all’italiana in programma. «Bevete tutti vino buono, mangiate cibo buono, viaggiate sulle onde, e godete della magia del cinema» ha quindi augurato in conclusione.

PULP Tarantino in «Sukiyaki Western Django» e sotto un’altra scena del film

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