Dalla rassegna stampa Cinema

Miike, lo spaghetti-western alla giapponese

Piaccia o dispiaccia, l´inclusione in concorso di un film bizzarro, cult, “punk attitude” come Sukiyaki western Django è un segno vistoso che i tempi sono cambiati…

VENEZIA – Piaccia o dispiaccia, l´inclusione in concorso di un film bizzarro, cult, “punk attitude” come Sukiyaki western Django è un segno vistoso che i tempi sono cambiati: fino a ieri, lo avrebbero ospitato le “Notti veneziane” oppure “Orizzonti”. Diretto dal prometeico Takashi Miike (che proprio qui alla Mostra, tre anni fa, convinse Quentin Tarantino a parteciparvi nel “cammeo” del pistolero Piringo), il film è un delirio policromo che celebra, in una dimensione spaziotemporale fantastica, le nozze tra l´heike monogatari, il racconto epico giapponese, e il western; più precisamente, lo spaghetti-western, sostituendo al nome del piatto italiano quello giapponese del titolo. La cui ricetta è piena di componenti (carne, verdure, tofu, salsa di soia e una sorta di spaghetti simili ai nostri) quanto quella del film: dove s´incontrano due clan e un pistolero solitario come in Sergio Leone e mitragliatrici, dee guerriere e personaggi come in Kurosawa: già ispiratore di celeberrimi western e ora “risarcito”, circolarmente, col ritorno del genere in Giappone. Ambientato nel dodicesimo secolo durante la guerra di Genpei, il film è una sorta di remake di Django di Sergio Corbucci (del 1962 con Franco Nero) pieno zeppo di citazioni cinefile, e non solo di film western. L´immaginario della Frontiera incontra l´iconografia dei fumetti manga, la dinamica dei videogame e i sosia di Rambo e del Gollum, nel più “impuro” stile del grande Miike.

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