Dalla rassegna stampa Cinema

Né applausi né fischi alle due proiezioni di «Nessuna qualità agli eroi».

Chi cercava il proibito s’è rifatto con il francese «L’histoire de Richard O» Platea fredda per il film con Germano nudo Di irresistibile comicità involontaria la conferenza sulla «psiche» del regista Paolo Franchi, infastidito dalle domande sul sesso

Né applausi né fischi alle due proiezioni stampa. Un silenzio perplesso, anche un po’ depresso, dato l’argomento. Neanche le due famose scene di sesso esplicito, un’erezione vista di lato e un amoroso cunnilingus, alla fine hanno scosso la platea mattutina. Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi è il primo dei tre italiani in concorso. Chi s’attendeva un’aria di proibito è rimasto deluso (salvo poi rifarsi con il francese L’histoire de Richard O, burlesco catalogo di scene ardite, a un passo dall’hard, molto applaudito in Sala Grande). Ambientato tra Torino e Ginevra, tra riferimenti alla psicoanalista Melanie Klein, parricidi reali e immaginati, sofferenze coniugali e voglie di maternità, il film investiga – parola del regista bergamasco – «sul rapporto col proprio complesso di colpa e il riscatto della sofferenza». Sullo schermo si confrontano due uomini: Bruno, svizzero quarantenne trapiantato in Italia insieme alla moglie Anne; Luca, inquieto ventenne borderline che ha appena accoltellato il padre usuraio. Bruno doveva 200mila euro al morto. Quel segreto innesca un rapporto ambiguamente complice tra i due, così diversi eppure così uguali.

Dicono che Franchi, già regista del pregevole La spettatrice, sia venuto controvoglia alla Mostra, spinto dal produttore Beppe Caschetto. Certo fa poco per nasconderlo. Solo conferenza stampa per i giornali, poche interviste a radio e tv. Con i suoi attori, il francese Bruno Todeschini, la svizzera Irène Jacob e l’italiano Elio Germano, si presenta facendosi annunciare da un’intervista su Ciak in Mostra dove, a proposito di quel pene svettante, attacca: «Viviamo in un’epoca di barbarie culturali, ma riesco sempre a stupirmi. Avverto subito che né io né Germano risponderemo a domande sull’argomento». In realtà la domanda arriva, in extremis, e a quel punto Franchi non può esimersi dal replicare. «Il sesso fa parte della psiche, affrontare la sensualità significa affrontare la psiche. Quindi non trovo gratuita la sessualità in questo film. Credo anzi che ci sia una verità profonda nel cunnilingus, perché è la ricerca dell’origine. Così come nella scena della masturbazione che, in sogno, Anne pratica a Luca. Una rivolta liberatoria, politico-anarchica, al potere autoritario dell’arte». Quindi la stoccata: «Non faccio cose gratuite, io. Spero che il vostro non sia un riflesso sessuofobico». E ti pareva!
Prima di urtarsi, però, il regista aveva lungamente spiegato il senso del film, partendo dal titolo. Nessuna qualità agli eroi perché «l’eroe non necessariamente deve fare qualcosa di positivo, può fare anche qualcosa di inconsueto» (come succede a Bruno, che si accusa nell’epilogo di un delitto non commesso, ritrovando il sorriso). Poi: «Uno psichiatra intelligente ha detto che avrei dovuto farli scopare. Io indago nell’inconscio in chiave psicologica, per esperire l’inconscio senza dire». Inoltre: «Il super Io persecutorio e severo del protagonista Bruno lo porta a trasformarsi in moralista, essendo lui depresso. Perdonare l’evento, in senso non cattolico, significa renderlo fantasmatico, individuare le ricadute dell’impulso nella psiche». Infine: «Non so fino a che punto Luca sia un personaggio reale. Potrebbe essere un delirio del protagonista che si trova di fronte a un potere rappresentato all’inizio dal medico e alla fine dall’ispettore».

Anche Germano, che si produce in un’impressionante scena di vomito senza liberazione, sembra molto coinvolto. Scandisce: «Luca non si rifà a un personaggio psicotico già visto. Ho vissuto sei mesi, tra preparazione e riprese, all’interno del cortocircuito del protagonista. Mi sono lasciato andare in questo percorso mentale, forse più interessante del risultato finale». Nel dirlo non deve essersi accorto che suonava come una coltellata al film.

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Un Antonioni minore farcito di disgrazie Redacted prevedibile

Antonioni è appena morto e alla Mostra di Venezia Paolo Franchi lo evoca col suo film sull’alienazione borghese. È il primo dei tre italiani in concorso: Nessuna qualità agli eroi. Prima di vederlo, ci si chiedeva perché «agli» e non «degli» o «per gli»; dopo, ci si è chiesti perché la vicenda affastellasse tanti disagi senza svilupparne nessuno a dovere fra sterilità, usura, fallimento, parricidio, autoaccusa di un innocente. Tutto ciò si riversa sullo spettatore senza che le disgrazie dell’uno (Bruno Todeschini) confluiscano in quelle dell’altro (Elio Germano) in modo convincente. Per di più le anticipazioni sulle scene spinte hanno generato attesa solo per le medesime, a discapito dell’interesse – non eccezionale – per la vicenda e le interpretazioni. Todeschini, francese, è un francese a Torino; Irène Jacob, svizzera-francese, è sua moglie. La stampa è uscita dalla sala chiedendosi che cosa aveva visto. Peccato.

Brian De Palma torna alle origini di regista provocatore e quasi sperimentale con Redacted, ricostruzione di una strage con stupro compiuta realmente da militari statunitensi in Irak. Lo stile scelto è economico: fra Blair Witch Project e Clerks. Nulla a che vedere, salvo la vicenda che allora era vietnamita, con Vittime di guerra, sempre di Di Palma. Ma, dato l’argomento, il film troverà laudatori per principio. Ora è bene che si sappia che un occupante paga cara un’occupazione anche quando non è tedesco o russo. Detto questo, lo spettacolo langue.

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