Dalla rassegna stampa Tempo libero

Il viaggiatore Peyrefitte tra le bellezze di Napoli

…Figlio dell´alta borghesia francese, Roger si era dato giovanissimo a una carriera diplomatica che terminò piuttosto bruscamente: attaché dell´ambasciata francese di Atene, ne venne espulso per una supposta liaison con uno stalliere…

Tra gli scrittori-viaggiatori che, calamitati dal Sud Italia, sono venuti a Napoli per poi raccontarne l´orrore e il fascino, il disturbo e la malìa, un posto nel girone degli eccentrici spetta certo a Roger Peyrefitte (17 agosto 1907 – 5 novembre 2000). Figlio dell´alta borghesia francese, Roger si era dato giovanissimo a una carriera diplomatica che terminò piuttosto bruscamente: attaché dell´ambasciata francese di Atene, ne venne espulso per una supposta liaison con uno stalliere. Poi, funzionario del ministero degli Esteri della Repubblica di Vichy, si vide agli arresti per aver accompagnato un giovanetto prima in pasticceria e poi in albergo. Ma, sorpreso un attimo prima di consumare il fatto, Roger fu “soltanto” costretto alle dimissioni.
La vendetta però la servì fredda, con lo scalpore che fecero Le amicizie particolari, Premio Renadout 1945, storia prima d´amore e poi di morte tra un quindicenne e un dodicenne in un collegio di gesuiti. Non male come romanzo d´esordio, data l´epoca. La storia ampiamente autobiografica è un atto d´accusa contro un sistema educativo pseudo-religioso, ma il messaggio polemico e il contenuto scabroso Peyrefitte riesce a confezionarli con una certa poesia.
E infatti, se la prima edizione andò dispersa sotto i bombardamenti, con la seconda del ‘49 il libro era già un cult. Certo, c´erano stati il Gide di Se il grano non muore e il Genet di Nostra Signora dei fiori ad aprire la strada al romanzo modernista a tinte omosex, al memoire eretico-erotico. E però queste delicate adolescenziali Amicizie («libro mirabile, che non assomiglia a nulla di precedente», secondo Cocteau) furono adottate da intere generazioni di lettori, particolari e no. E disse bene del libro André Gide – «tra cento anni si leggerà ancora» – se Jean Delannoy ne fece un fedele adattamento cinematografico ancora nel 1964, e se è palese che finanche Pedro Almodovar se ne sia ricordato per La Mala Educación.
Dopo il controverso successo il poeta Roger ritorna viaggiatore, seguendo la scia di artisti giunti in Italia prima di lui a inebriarsi di sole, di mare, e di carne: il mitico barone-fotografo von Glöden fu dipinto nel monologo-confessione Eccentrici amori, e un altro eccentrico barone, Jacques d´Adelsward Fersen, è invece tragico protagonista di una più ampia biografia romanzata dal titolo L´esule di Capri. Ma chissà che questo Peyrefitte furiosamente anticlericale (ancora in Le chiavi del Regno, I Cavalieri di Malta, Gli ebrei, La sottana rossa, per non parlare del suo celebre j´accuse contro Paolo VI) non abbia scontato una sorta di condanna postuma, dal momento che molti dei suoi pamphlet e romanzi («destinati a tremendi clamori, a fragorosi scandali», si disse) oggi in Italia sono irreperibili. E però un assaggio delle sue vivaci esplorazioni italiane lo abbiamo nel volume del 1952 Dal Vesuvio all´Etna, pubblicato da l´ancora del mediterraneo (pag. 190, 15 euro). L´itinerario campano prende l´avvio al Duomo di Napoli, «faccia a faccia con San Gennaro, con il più celebre miracolo del mondo cristiano», quando «la città si riempie di preti»: «i carabinieri che sfilano, la gente che sollecita i biglietti, suore indaffarate e piccoli seminaristi che corrono», mentre «nella bottega di un sarto, due giovani abati provano una nuova sottana». Quindi nella cappella del tesoro «fu un baciamano generale: i duchi e i principi baciavano la mano dei monsignori, i sacrestani baciavano la mano di duchi e principi, gli ufficiali baciavano la mano di duchesse e principesse»: «era la hall di un teatro prima dello spettacolo». Peyrefitte, che odia l´imposizione dall´alto, sembra invece divertito da questa devozione spontanea: lo incuriosiscono le “parenti” di san Gennaro e lo sorprende il mistero del sangue di così tanti santi: «San Gregorio Armeno possiede il sangue di santa Patrizia, il sangue di san Giovanni Battista e il sangue di santo Stefano. A Nola e Cimitile il sangue di san Felice si scioglie a data fissa, a Ravello quello di san Pantaleone». Ma poi Roger si ricorda degli eroi dell´Eneide: «”Riconosci gli dei” esclamano, di fronte ai prodigi».
A Napoli «la passeggiata attraverso le chiese non è solo una passeggiata attraverso una religione e un popolo, ma una passeggiata attraverso la storia». «Non vi è una chiesa, non vi è un chiostro che non abbia colonne romane» o «una vasca greca» o «quattro grifoni» o «un´urna funeraria», dal momento che le santi e beati cristiani hanno sfrattato senza preavviso gli dei pagani, da Ercole ai Dioscuri. «Poi compare il Medioevo, con le sue passioni e i suoi drammi», quindi il Rinascimento con «le sue grazie artistiche, intellettuali e morali», il Seicento con le sue pestilenze, e «la religiosità mondana del XVIII secolo». Ma, già allora, per fare onore alle case napoletane di Dio occorreva armarsi di una sacrosanta pazienza. «Arrivavo davanti alla chiesa e trovavo la porta chiusa: apriva solo a una certa ora, talvolta anche solo un certo giorno». Per visitarle tutte «mi ci vollero cinque settimane».
Ma è per le vie di Napoli che Roger si arrende alla bellezza e la sua fluida prosa diventa elenco impressionistico, fitta enumerazione di gioie per gli occhi: «Meravigliosa bellezza dei visi – visi greci, visi romani. Risate e sorrisi – l´unica corte d´Europa in cui Casanova abbia udito ridere a crepapelle era quella di Napoli. Il selciato nero, lava del Vesuvio: impressione di camminare sempre sull´orlo di un vulcano». Non mancano le cartoline anni Cinquanta, ma più divertenti e divertite del solito: «I panieri che scendono dalle finestre, legati a una lunga corda (…) ho visto una tazzina di caffè calata dal quinto piano per essere bevuta sul marciapiede. La venditrice di polmone. I suoi clienti sono i gatti dei negozianti. Il venditore di tartarughe. Mi hanno assicurato che s´incontra anche il venditore di lucciole». E anche: «Costeggiando i muri, alcuni ragazzi accarezzano le cosce nude delle vedettes cinematografiche». A volte lo scrittore si fa antropologo: «Popolo in perpetuo cammino e movimento. (…) Valerio Massimo una volta osservò che “restare in piedi era una caratteristica virile, tipica della stirpe di Roma”. Mescolarsi delle classi in questa sfacciata frequentazione fra ricchi e poveri. Familiarità di un popolo che si sente aristocratico, in mezzo al quale l´aristocrazia si sente a proprio agio». Ma un antropologo umorista: «Questo popolo entusiasta, ma in fondo estremamente scettico. Uso abusivo del condizionale. Non si dice “Che via è questa?”, “Che chiesa è questa?”, “Che ora è?”, ma sarebbe. Chiesi a una brava donna se una bambina che era lì fosse sua figlia. “Sarebbe mia figlia” rispose».
Il viaggio prosegue tra Capo Miseno (dove «la natura assume forme architettoniche»), Pozzuoli («fumante di vapori infernali»), Cuma («in quell´anfiteatro che le vigne e i nespoli del Giappone adesso invadono, come se gli spettatori fossero stati oggetto di una metamorfosi vegetale», Pompei (dove tra il lupanare e la Madonna, la Pompei pagana e quella cristiana, «c´è posto per tutte le religioni»). Quindi Roger è a Sorrento («uno dei capolavori della penisola»), e in costiera (dove «tutto è fatto per dare l´impressione che si sia fuori del mondo». «Quelle case bianche, quelle torri, quei castelli, quei palazzi, quei campanili sgranati su erte scoscese sembrano altrettante scale lanciate verso il paradiso»). Poi, prima di avventurarsi verso la Sicilia, Peyrefitte il viaggiatore è al Duomo di Salerno, tra un trionfo di Bacco e un ratto di Proserpina, e infine a Paestum, dove «si è realizzato uno dei più bei “sogni di pietra” dell´umanità», con «le rose che ancora fioriscono accanto ai templi». E quando quel germogliare di rose gli fa venire in mente il consiglio di Properzio alla sua amante – «Approfitta dei tuoi anni più belli. Ho visto le rose di Paestum appassire in un mattino» – il poeta Peyrefitte ci lascia con un nodo alla gola.


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.