Dalla rassegna stampa Cinema

“I testimoni”

“Sono i bei tempi trascorsi insieme e non la condivisione dei momenti più tristi, ad unire le persone nell’amicizia” …L’onda lunga della grande stagione cinematografica concretizzatasi sotto il nome di “Nouvelle Vogue” trova nel cinema di André Téchiné uno sviluppo coerente ed …

Parigi, estate 1984: cinque personaggi all’epoca della diffusione dell’AIDS in un dramma dai toni tenui diretto da André Téchiné ed interpretato fra gli altri da Emmanuelle Béart e Julie Depardieu

André Téchiné ci racconta in questo suo ultimo film una storia ambientata nella Parigi della metà degli anni ottanta, durante la prima grande ondata di contagio da AIDS. Lo fa attraverso una voce fuori campo che, didascalicamente e con moderazione, punteggia e raccorda gli eventi. Suddiviso in tre differenti tempi: “I bei giorni”, “La guerra” e “Il ritorno dell’estate”, mette in scena il percorso umano che unisce fra loro cinque esistenze.

Manu (Johan Libéreau) è un ventenne spensierato e vitale che – pieno di entusiasmo e voglioso di fare esperienze – si trasferisce nella grande capitale. Adrien (Michel Blanc) è un medico sulla cinquantina, vive con difficoltà la sua solitudine sentimentale e non appena conoscerà Manu rimarrà folgorato dalla sua vitalità e freschezza, innamorandosene senza rimedio. Sarah (Emmanuelle Béart) è una scrittrice di favole per bambini, nel pieno di una crisi creativa, appena diventata madre ma che non pare essere minimamente in grado di calarsi nella sua nuova realtà. Il suo compagno Mehdi (Sami Boujila) è un Ispettore di Polizia abituato dalla professione a dare ed eseguire ordini ma che nella vita privata si dimostra tutt’altro che sicuro. Julie (Julie Depardieu) è la sorella di Manu, vive una vita modesta e solitaria concentrata totalmente sulla propria professione – è una cantante d’opera – che nemmeno l’arrivo del fratello riesce a sparigliare.

Volendo essere schematici il film potrebbe essere ridotto all’esplorazione di una serie di tabù abitanti la nostra epoca: l’omosessualità, il contagio e la malattia, i rapporti extra-coniugali, la difficoltà nell’accettazione del ruolo di madre, la solitudine. Andando oltre l’elenco delle increspature d’una presunta ‘normalità’ del vivere, questa pellicola ha il suo principale merito nella scelta di proporre al pubblico una tematica completamente espulsa da ogni agenda setting mediatica che, dal momento della sua comparsa ad oggi, ha mietuto la spaventosa cifra di 25 milioni di morti (dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornati al 2005). Téchiné ricorre all’utilizzo di immagini televisive d’epoca per restituirci il clima di quegli anni, per calarci all’interno d’uno sconcertante panico indifferenziato che ha rimesso in discussione gran parte delle conquiste sociali dei decenni precedenti. I “bei giorni” o gli “happy days” sono per il regista gli anni ‘70 e ‘80 dove, nelle sue parole, a livello mondiale “la libertà sessuale ha consentito alla gente di sperimentare i rapporti in modo armonico, senza vergogna”, e ancora “il sesso era intrecciato all’amicizia e vissuto senza sensi di colpa”. Nel breve volgere di pochi anni ogni pratica sessuale non conforme a principi di precauzione sia medici che comportamentali esponeva chi la praticava al possibile contagio d’una sindrome da immuno deficienza acquisita senza possibilità di cura. E’ dunque una pellicola dal taglio micro-sociologico, attenta alle reazioni comportamentali d’un campione rappresentativo d’un tipo d’umanità plausibile collocata in un ben definito momento storico, lo dimostra il pudico distacco con il quale la macchina da presa scivola via veloce dall’ostentazione della sofferenza, trattenendosi da ogni possibile patetismo. La velocità è un’altra caratteristica peculiare de “I testimoni”, perché tutta la trama scorre davvero incessante come pure lo sviluppo delle relazioni fra i personaggi (aiutate in questo dalla divisione in capitoli sotto la cui geometria s’è deciso di comporre il tempo del racconto).

La paura di trovarsi di fronte al film francese intimista e minimale, fatto di piani sequenza e dialoghi soporiferi, sarà fugata già dai titoli di testa che raramente ricordo di aver visto così veloci, quasi messi controvoglia su pressione d’un produttore zelante. Anche questa scelta dimostra l’intenzione di volerci raccontare una storia con un inizio, ma senza un prima, ed una fine, ma senza un dopo. L’onda lunga della grande stagione cinematografica concretizzatasi sotto il nome di “Nouvelle Vogue” trova nel cinema di André Téchiné uno sviluppo coerente ed originale.

Il film, distribuito da 01, è nelle sale da venerdì 6 luglio. Lo scorso febbraio è stato presentato in concorso alla 57a Berlinale.

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