Dalla rassegna stampa Cinema

«Canto l'amore gay, odio il matrimonio»

In Italia l’autrice «scandalosa» de «I segreti di Brokeback Mountain» – Annie Proulx: vivo da sola, si sta insieme per questione di soldi – Ho combattuto il fenomeno della negazione dell’identità omosessuale in Wyoming

NEW YORK — «Secondo me è la relazione preistorica tra gli esseri umani e il fuoco che ci fa trovare tanto irresistibili i film. Per quanti millenni gli uomini sono stati seduti vicini nell’oscurità a guardare la danza delle fiamme, che facevano apparire forme di volta in volta bizzarre o familiari nel cuore del fuoco, e davano calore e cibo cotto, respingendo il pericolo verso le tenebre notturne? Ce l’abbiamo nel sangue: in noi c’è una tendenza innata a guardare i film, che sono l’incarnazione moderna del falò».
Il brano è tratto da Pensieri sul cinema, i libri, le parole, il breve saggio che la scrittrice americana Annie Proulx legge oggi a Capri durante la seconda edizione di Le Conversazioni — scrittori a confronto.
Un’irrinunciabile occasione per tornare in quello che definisce «uno dei miei paesi preferiti ». «Sono una vera Wasp del New England, fredda e reticente », racconta. «Forse per questo amo tanto la sensibilità italiana, la vostra risposta emotiva e automatica a tutto». «Il patrigno di mio padre, Carpentieri, era italiano, e da lui papà imparò a cucinare un delizioso pollo alla cacciatora che ha allietato le domeniche per tutta la mia infanzia».
«Il mio secondo romanzo, I crimini della fisarmonica
», spiega, «inizia proprio con la storia di un emigrante italiano e la sua tragica esperienza nel Nuovo Mondo. Mi sono basata su eventi reali: il massacro degli emigranti italiani a New Orleans, all’inizio del secolo scorso. Quando ero una teenager, scoprii Il Decamerone, che ho letto con immenso piacere. E all’università ero affascinata dall’Italia medioevale e rinascimentale al punto da dedicare la mia tesi di laurea a Poggio Bracciolini ».
L’anno scorso la Proulx ha scritto un editoriale di fuoco sul Guardian dove attaccava l’Academy Award, accusandola di aver snobbato il film I segreti di Brokeback Mountain tratto dal suo omonimo bestseller. «Ero infuriata che Brokeback non avesse ottenuto l’Oscar di miglior film e che la splendida performance di Heath Ledger fosse stata ignorata».
Dopo quell’articolo la reazione del pubblico fu tale da costringerla a staccare il telefono, perché «Tutto il mondo voleva intervistarmi ma io avevo bisogno di lavorare». Come spiega che uno dei racconti d’amore gay più struggenti e belli nella storia della letteratura sia scaturito dalla penna di una donna? « Brokeback Mountain fa parte di una collana con cui intendevo esplorare il negazionismo: il fenomeno culturale di rimozione e negazione dell’identità gay in Wyoming. L’epigrafe “la realtà non è mai servita a niente da queste parti” è la chiave per capire tutto ».
«Quando l’ho scritto, la gente del Wyoming era genuinamente convinta che non ci fosse un solo gay nato nello stato. Perché i cowboy che lavoravano con le mandrie, tra cavalli e un’esistenza rurale, non avrebbero mai potuto essere omosessuali ». Che cosa pensa della controversia sulle nozze gay? «Il matrimonio è una questione di sicurezza economica, status legale e sociale contro la solitudine», ribatte. «Se la gente vuole sposarsi, buon per loro. Personalmente lo sconsiglio a tutti i sessi, anche se per molti quel contratto è la relazione principale nella vita».
Dopo ben tre matrimoni da cui sono nati 4 figli, oggi la 71enne scrittrice preferisce la vita da single. «Non sono rimasta in contatto con i miei ex-mariti però continuo ad avere un rapporto meraviglioso con i miei figli. Sono tutti bravi ragazzi, con interessi che vanno dall’ecologia, all’economia, e dalla fotografia alle biciclette ».
Nella sua casa del Wyoming, dove abita da sola tra le montagne, l’autrice passa le sue giornate nella grande biblioteca di oltre 5.000 volumi. «Amo i libri dal giorno in cui scoprii che contenevano delle storie. Ho imparato a leggere a quattro anni e da allora sono diventata un’onnivora consumatrice di parola stampata». I suoi gusti non sono determinati dal nome dello scrittore. «Scelgo i libri in base al soggetto, non all’autore. Sono interessata a tutto. Un vecchio testo sbiadito sulla navigazione costiera del 1919 può catturarmi quanto un volume di geologia o un manoscritto inedito sui cowboy».
Quando non scrive, la Proulx dipinge. «E’ un ottimo modo per catturare mentalmente un particolare luogo o persona, fissandoli su carta prima di elaborarli nei miei libri». Poco prima di vincere il premio Pulitzer, scoprì che la sua bisnonna paterna era analfabeta. «La coincidenza di quella rivelazione mi sembrò ironica e, insieme, immensa. Mi ha indotto a focalizzare la mia attenzione sugli emigranti e gli outsider. Sul riscatto individuale e la cultura».
Il suo retaggio franco-canadese improvvisamente ha assunto una nuova valenza. «Ho dovuto scavare molto per riesumare il passato dei Proulx. In casa correva la leggenda che fossimo discendenti di tribù indiane, ma nessuna prova in quel senso è mai emersa». Negli ultimi tempi è al lavoro su un memoir, un nuovo romanzo e su ciò che definisce, «la raccolta definitiva di racconti sul Wyoming».
Dopo aver bisticciato per anni con gli ecologisti americani, che accusava di «ortodossia » e «fanatismo», alcuni anni fa ha abbandonato per sempre la sua grande passione: la caccia. «Ho smesso perché non m’interessava più. E perché è più facile camminare attraverso la ruvida campagna senza il peso di un fucile sulle spalle».

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