Dalla rassegna stampa Cinema

«XXY», perché scegliere se essere uomo o donna?La provocazione.

La regista Puenzo racconta con delicatezza e psicologia un tema difficile: la storia di Alex, 15enne ermafrodito

Taormina. Uomo o donna? Cosa vuoi essere? Questa la domanda che pone il film XXY attraverso la storia del quindicenne Alex, ermafrodito. In medicina si chiama Sindrome di Klinefelter l’anomalia genetica per cui un individuo invece dei cromosomi XX (femmina) o XY (maschio) risulta XXY. La risposta che arriva dal film XXY di Lucia Puenzo, oggi nelle sale italiane, è «Non voglio scegliere. E’ proprio necessario?».
La natura contro i ruoli tradizionali che maschio e femmina hanno nella società e nel rapporto di coppia. Argomento provocatorio, trattato con delicatezza e fine psicologia che sono valsi alla trentenne regista argentina (figlia e sorella d’arte) alla sua opera prima, il primo premio alla Semaine de la Critique.
Alex ha viso e corpo femminili ma organo sessuale maschile, è costretta a prendere delle medicine perché non le cresca la barba: “un mostro” per la società, tanto che i genitori sono costretti a lasciare la loro residenza, Buenos Aires, per trasferirsi in un luogo appartato sulla costa uruguayana, lontano dagli sguardi indiscreti e morbosi. La regista che ha preso le mosse dal racconto di Sergio Bizzio focalizza l’attenzione non sul caso medico ma soprattutto sulla personalità di quella che i genitori crescono come ragazza, somministrandole medicine che blocchino la crescita della barba e la mascolinizzazione del fisico.
Alex sente le prime smanie sessuali, inizialmente si comporta da femmina e poi conclude il rapporto sessualeda maschio. Un problema per i genitori che consultano degli specialisti, uno dei quali vorrebbe operare Alex per farla diventare definitivamente donna. Conflitti con il medico, con gli amici di famiglia e fra la stessa Alex e i coetanei.
«E’ la prima volta – dice la regista – che un film affronta un argomento del genere (che invece ha interessato la letteratura e la filosofia dal Platone del “Simposio” al Balzac del “Seraphita”, al recente “Middlesex” di Jeffrey Eugenides, n.d.r.) sul quale mi sono confrontata con molti genetisti, documentandomi sulle terapie. Ma non volevo fare un film sul caso clinico. M’interessava raccontare la realtà di una persona che sfugge alla tradizionale condizione di maschio o di femmina».
E’ stato difficile trovare l’interprete giusta per Alex?
«Mi serviva un adolescente ma il ruolo con scene di sesso e di nudo imbarazzava. Ho impiegato otto mesi nella ricerca. Poi ho fatto dei provini in Francia alla Cinefondation di Parigi ed ho individuato nella ventiduenne Inès Efron (fisico androgino, al suo secondo film) l’interprete perfetta».
Ha incontrato persone con la Sindrome di Klinefelter prima di delineare il personaggio di Alex?
«Ho incontrato diversi bambini con questo problema della ricerca della propria identità sessuale. Alcuni operati, altri no. Solo uno è stato disponibile a raccontare. Gli altri si sono rifiutati».
Nel film ci sono molti primi piani e riprese ravvicinate. Quale tecnica ha seguito?
«Volendo raccontare la storia da vicino, dall’intimo per personaggio, ho scelto una camera a spalla molto leggera, la Octopus, che mi ha consentito molta libertà di movimento».
Come si vive in Argentina il tema dell’identità sessuale, delle coppie gay che in Italia suscita scontri tra laici e Chiesa?
«L’Argentina è un Paese molto liberale su questi temi. La Chiesa non influenza l’opinione pubblica. E su un film, un commento negativo della Chiesa funzionerebbe in senso contrario».
Polemiche ci sono state anche da ambienti scientifici relativamente a come ha trattato la Sindrome di Klinefelter.
«Qui in Europa, ma non in Argentina dove si rispetta la libertà dell’artista di raccontare come vuole quella che è soprattutto una storia personale».
Figlia del regista premio Oscar Luis Puenzo che ha prodotto il film, Lucia voleva fare altro che il cinema. «Ma mi piaceva inventare storie e così eccomi a fare lo stesso mestiere di mio padre, dei miei tre fratelli e anche di mia madre». Intanto è in cantiere l’opera seconda El Niño Pez ispirata a un romanzo di cui lei stessa è autrice.

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