Dalla rassegna stampa Cinema

«XXY», la bellezza di essere due

La rivelazione di Cannes 2007

Opera prima, poetica e politica, sull’adolescenza inquieta di un ermafrodita, costretto a scegliere, senza voglia, tra femminilità e virilità, XXY (come il titolo, che è un mix tra marca di chiusure lampo, gioco genetico e il nome di una brutta malattia), è un film a più strati. Apologo sulla diversità, i suoi incubi e le sue potenzialità immense, che rilancia molte suggestioni visuali e ritmiche della decana delle femministe argentine, Maria Luisa Bemberg; film d’atmosfera «spessa», che sa analizzare gli ambienti borghesi, in questo caso intellettuali e progressisti, senza perdere lucidità critica, né emettere sentenze definitive contro nessuno (la «linea Martel»); infine opera capace di aprire il proprio guscio, di rompere l’impianto interno di sicurezza, diventando vulnerabile come alcune tartarughe che la malvagità umana abbandona sulla battigia, dove si ambienta gran parte di questa storiala storia. XXY è il passaggio al grande schermo di Lucia Puenzo. Che è scrittrice, documentarista e regista tv, nata a Buenos Aires nel 1976, ed è figlia di Luis Puenzo, decano del cinema argentino del dopo-dittatura (La storia ufficiale, Old Gringo) che ha anche prodotto la pellicola, tratta dal racconto di Sergio Bizzio.
XXY è stata la rivelazioni di Cannes 2007, dove ha vinto il Gran premio della Settimana della critica, il Prix de Jeunesse e il Rail d’Or. Anche perché tocca, con maestria e delicatezza, un argomento complesso come la scoperta della sessualità e il rapporto con il mondo di un «diverso», un ermafrodita quindicenne, Alex (la 22enne Ines Efron, che sarà nel prossimo film di Lucretia Martel), considerata dal mondo esterno come una ragazzina, la «figlia eccentrica e un po’ scostante» di un protettivo biologo marino venuto da Buenos Aires.
Tra i guai dei teenager il più rognoso è proprio fare i conti con il proprio corpo, e con l’obbligo sociale di incorporarsi in un ruolo specifico, o «maschio» o «femmina». Ci si innamora, si hanno le prime esperienze sessuali, i turbamenti, le confusioni, gli edipi impazziti… Alla creatività e fantasia della natura purtroppo non corrisponde un’umanità altrettanto disinvolta, gioiosa nella metamorfosi e di doppie identità. Figurarsi, poi, se un corpo solo di sessi ne contiene due invece di uno, come Alex. Si rischia di diventare un fenomeno da baraccone, l’oggetto di crescente morbosa curiosità, tutto tranne che il godersi quel doppio gioco dell’immaginario che deve finire: o cresce la barba o i seni. Basterà alla nostra teenager l’amore che ha per lei/lui un coetaneo che la vede donna? O l’amore del sedicenne Alvaro, considerato da suo papà chirurgo «inguaribile gay», che la sente invece uomo?
XXY è un delicato poema visivo, ambientato in un’isolata costa uruguagia (i genitori vogliono togliere il loro pargolo da occhi indiscreti e sarà argomento di dibattito: hanno ragion o no?), sull’ermafroditismo adolescenziale, sull’«ambiguità genitale», situazione comune a decine di neonati al mondo, il cui corpo crescendo dovrà normalizzarsi: cure mediche, amputazioni chirurgiche… R.S.

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