Dalla rassegna stampa Cinema

«XXY» Il segreto di Alex, l'ermafrodito raccontato con realismo e poesia

Alvaro è un adolescente imbranato e pieno di fisime: bruttarello, astemio, vegetariano, masturbatore e con tendenze omosessuali. Quando Alex, una coetanea altrimenti decisa, gli mette letteralmente le mani addosso, lo trascina sul letto e lo costringe al dunque, ci si aspetta di tutto tranne che il …

Lucia Puenzo porta lo spettatore dentro «XXY», ma un po’ fuori dal mondo

Alvaro è un adolescente imbranato e pieno di fisime: bruttarello, astemio, vegetariano, masturbatore e con tendenze omosessuali. Quando Alex, una coetanea altrimenti decisa, gli mette letteralmente le mani addosso, lo trascina sul letto e lo costringe al dunque, ci si aspetta di tutto tranne che il meschino si ritrovi sodomizzato. La spiegazione di questa scena di XXY, che resterà come un momento paradossale nella storia dell’erotismo cinematografico, sta nel fatto che Alex è un ermafrodito, in bilico dalla nascita fra le contrastanti pulsioni di chi ha avuto dalla natura il seno e il pisello insieme. Quanto ad Alvaro, passato lo choc, ammette che tutto sommato la cosa non era poi tanto male e potrebbe addirittura avere un futuro.
A questo punto, però, la situazione dei due giovinetti e delle rispettive famiglie è arrivata a un grado di confusione estrema, tanto più che nel borgo atlantico dove ci troviamo il caso Alex è ormai di pubblico dominio e alimenta chiacchiere oscene e situazioni incresciose.
Mi rendo conto che raccontata così l’opera prima di Lucia Puenzo rischia di apparire diversa da com’è. Figlia del regista di La storia ufficiale, premiato con l’Oscar nel 1986, la cineasta argentina ha sceneggiato per l’occasione un racconto di suo marito Sergio Bizzio. Sgombriamo il campo, per un momento, dai personaggi e dai contenuti e indugiamo a respirare l’aria di mare aperto che spira dall’oceano su questa spiaggia dell’Uruguay. E’ la località sperduta dove Kraken, il padre di Alex, ha trasferito i penati dopo la nascita del suo problematico figlio-figlia nell’illusione di tenerlo nascosto; e dove da bravo studioso può svolgere approfondite ricerche di biologia marina in quotidiana simbiosi con le creature del mare, pesci, tartarughe o altri.
Ciò che ha spinto a venire in visita Ramiro, il chirurgo plastico padre di Alvaro, è invece l’interesse per lo sviluppo della crescita di Alex in vista di un eventuale intervento. Tutto ciò è perfino appassionante per com’è raccontato utilizzando attori molto bravi (Inés Efron nell’ingrato ruolo di Alex è addirittura una rivelazione e fa coppia con il toccante Martin Piroyanski), ma passa in seconda linea rispetto all’immersione totale che il film propone.
La bellezza di un certo cinema fatto fuori dai teatri di posa è quella di trasportarti pressoché fisicamente in un mondo altro, fartene respirare l’atmosfera, farti provare il caldo, il freddo e il vibrare delle situazioni reali. Si osserverà che di tali magie è capace anche la letteratura; e infatti di fronte a XXY ( titolo che allude all’insolita formula genetica) affiora il ricordo delle pagine di Pier Antonio Quarantotti Gambini con le sue marine istriane di rena e scoglio e i suoi adolescenti in crisi per crescere di età. Sarebbe piaciuto allo scrittore l’ambiente evocato nel film, ma certo si sarebbe allarmato (proprio lui, accusato alla sua epoca di compiacimenti morbosi) di fronte a un modo tanto spregiudicato di rappresentare un piccolo dramma di quelli che vanno vissuti e sofferti di nascosto.
Esordiente di talento, la Puenzo ha i doni congiunti della stringatezza e della leggerezza, un modo pulito e incisivo di attraversare le situazioni imbarazzanti. E proprio raccontando in maniera quasi diaristica un caso tutt’altro che impossibile, ma certo raro, la regista sa conferirgli un’imprevista universalità alla ricerca di una qualità poetica. Per cui il dramma dell’ermafrodito che non potrà forse mai inserirsi nel contesto della società diventa una metafora del male di vivere di cui soffrono i diversi di qualsiasi specie.
Potrebbe essere Cechov il modello remoto da cui l’autrice ha mutuato lo sguardo che la fa osservare con tanta intensità e serietà, con tanto strazio per lo più taciuto, un gruppo di esseri umani volontariamente isolati dal resto del mondo e in difficoltà nel rapportarsi gli uni con gli altri.

La vicenda ambientata in uno sperduto paesino marittimo dell’Uruguay
XXY Diretto da Lucia Puenzo. Con Ricardo Darin, Inés Efron, Martin Piroyanski, German Palacios, Valeria Bertuccelli

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