Dalla rassegna stampa Cinema

Storia dell´ermafrodito Alex che rivendica la sua libertà

Il film di Lucía Puenzo vincitore alla Settimana della Critica a Cannes

Servito fresco fresco dalla Settimana internazionale della critica dell´ultimo festival di Cannes del mese di maggio scorso. Dalla quale è uscito superpremiato. Il titolo, XXY, indica una formula genetica e tra un attimo ci spiegheremo meglio. Ricordiamo intanto che è diretto da una regista trentenne di Buenos Aires che si chiama Lucía Puenzo ed è la figlia di quel Luis Puenzo che vinse l´Oscar vent´anni fa con il film La historia oficial, che fu uno dei primi contributi di grande risonanza internazionale alla conoscenza della tragica dittatura argentina degli anni 70-80. Protagonista della storia ambientata sui suggestivi sfondi naturali della costa atlantica, è Alex, 15 anni, nata o nato ermafrodito, cioè con ambedue i sessi. I suoi genitori hanno preferito lasciare la metropoli per venire a stare in quest´angolo appartato. Ma anche qui, raggiunta l´adolescenza, è difficile proteggere non tanto il segreto – perché nessuna vergogna è stata imposta ad Alex – quanto la serenità e la libertà e il tempo di capire e di scegliere.
Più incline del padre a prendere provvedimenti che indirizzino Alex verso la femminilità – già favorita da trattamenti ormonali – la madre invita un amico chirurgo plastico con la moglie e il figlio coetaneo di Alex. Sottile è il modo di esprimere la silenziosa tensione tra i due uomini, il chirurgo attratto con fredda professionalità dalla particolarità del caso, e il padre ossessionato da una profonda sofferenza ma sempre e ruvidamente fermo nel difendere la sua creatura da ogni sguardo morboso e indiscreto. La meraviglia di questo film dal tema tanto delicato e tanto inedito al cinema, è nella mano leggera con cui s´addentra nei meandri della confusione, dell´ambiguità, della scoperta della vita, del sesso, dell´amore da parte di un essere umano che la natura ha messo in una posizione difficilissima, la cui giovinezza è caricata di un peso insopportabile. Una dinamica magistralmente espressa attraverso gli incontri, anche ravvicinati, di Alex con i tre coetanei presenti nella storia: il figlio degli ospiti, l´amico e l´amica del cuore.
Il film della Puenzo si propone anzitutto come un apologo di grande sensibilità sulla libertà individuale. Ma indirettamente finisce per diventare anche un oggetto di dibattito e di studio in una società che sta vivendo, come segnala la regista, «un periodo di transizione giuridica e culturale» riguardo a questo come ad altri temi connessi alla sessualità e ai sentimenti.

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