Dalla rassegna stampa Cinema

Alex, metà uomo metà donna al cinema la vita da ermafrodito

La regista: “Racconto un dramma senza scandalo”

Esce venerdì “XXY”, il film di Lucía Puenzo premiato al festival di Cannes

ROMA – Alex ha 15 anni e la gente della piccola città dove vive sulla costa dell´Uruguay parla di lei con maligna, morbosa curiosità: perché Alex è ragazza e ragazzo, è nata con gli organi maschili e femminili. XXY è il film di Lucía Puenzo che racconta la vicenda di Alex e che a Cannes è stato premiato dalla giuria della Settimana della Critica. Distribuito da Teodora, XXY sarà nelle sale italiane da venerdì, dopo la presentazione a Taormina.
«Molti considerano l´ermafrodito una leggenda, qualcosa di mitologico, invece è realtà. È difficile avere cifre ufficiali, molte famiglie tengono nascosta la doppia sessualità di un loro figlio, ma solo in Argentina ne nasce uno ogni 500», dice la Puenzo. E in Italia si registrano 150 casi ogni anno. Trent´anni, figlia del regista argentino Luis Puenzo (Oscar per La storia ufficiale), Lucía Puenzo si è ispirata a un racconto di Sergio Bizzio e, prima del film, ha incontrato giovani e genitori: «Molti lavorano con esperti intersex per affrontare i problemi psicologici che in genere si manifestano nell´adolescenza, con il risveglio della sessualità. Ho parlato anche con medici genetisti, molti dei quali ritengono giusta la “normalizzazione”, un intervento che priva il neonato di una parte di organi sessuali, in genere quelli maschili. Alcuni casi sono drammatici, come quello di un uomo che, privato degli organi maschili e cresciuto come donna, da adulto era infelice e depresso e si è riappropriato dell´identità maschile».
Il tema del film è scabroso. «Non sarei riuscita a farlo se non avessi ottenuto l´appoggio della Cinéfondation francese, a cui si sono aggiunti altri produttori, tra i quali mio padre. Ho cercato di evitare il rischio di cadere nel sensazionalismo o nel voyerismo, il film è soprattutto la storia d´amore tra due adolescenti, Alex e il figlio di un chirurgo che, ospitato dalla famiglia di lei, vorrebbe operarla. Avevo pensato di usare un giovane attore per Alex, poi ho visto Inés Efron e l´ho trovata perfetta, ambigua, fragile, femminile, ma anche dura e scontrosa. Ha 23 anni, è stato più facile parlare del ruolo con lei piuttosto che con un interprete della stessa età del personaggio».
Il pensiero della Puenzo sulla normalizzazione, espresso nel film, è simile a quello di parte dei medici: «Per me un intervento alla nascita è come una castrazione, in democrazia un corpo non si tocca, va rispettato, non è giusto che i genitori decidano». XXL è uscito da una settimana in Argentina. «Il premio a Cannes è stato utile per la distribuzione, sta andando benissimo e per ora non ci sono polemiche. La Chiesa da noi non interviene su storie scabrose, è possibile che intervenga qualche medico contrario al finale del film». L´unica reazione negativa è solo per il titolo. Secondo Paola Grammatico, direttore del laboratorio di genetica del San Camillo, «il film è molto bello e racconta con grande sensibilità le problematiche di un ermafrodita e della sua famiglia, ma il titolo è totalmente fuorviante, XXY indica un disordine genetico preciso, la sindrome di Klinefelter: colpisce solo i maschi e non è legata ai disturbi dell´identità sessuale».

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