Dalla rassegna stampa Cinema

Con il docu-film “MA LA SPAGNA NON ERA CATTOLICA?” Marcias alza i veli alla società italiana

Il nuovo lungometraggio di Peter Marcias si preannuncia, già dal titolo, un accattivante prodotto del cinema giovane.

Con il docu-film “MA LA SPAGNA NON ERA CATTOLICA?” Marcias alza i veli alla società italiana con garbo, per evitare che la polvere, accumulatavisi nei secoli, non si sposti ad offuscare la vista o a suscitare starnuti inconvulsi. Un giornalista spagnolo arriva a Roma per tentare di mettere ordine, di fare il punto della situazione, all’interno della lotta per i diritti svolta dal mondo GLBTQ. Se ne va girando con la sua troupe a tastare il polso della popolazione italiana (e non) e delle sue atipiche “caste”: la politica, la clericale, la popolare, borghese, nobile e aristocratica. Tutti si sentono in diritto di mettere bocca nella discussione, di proporre soluzioni per risolvere “il sinistro”. Incontrerà ed ascolterà tante persone, tutti piccoli tasselli di un raccapricciante mosaico, compresa la sua ex-ragazza. AUT l’ha intervistato

Da quanto tempo ti occupi di regia?
A dire la verità non mi ricordo da quanto, perché spinto della passione per il cinema sin da giovanissimo anzi piccolo, potrei dire da “sempre”. Nel concreto ho iniziato a fare degli esperimenti, cortometraggi ed altro all’età di sedici anni, ora ne ho ventinove

Perché?
A Cagliari ho iniziato con alcuni amici dell’oratorio parrocchiale a girare dei piccoli documentari su zone disagiate di Pirri (una frazione di Cagliari). Poi ho frequentato la Cineteca di Cagliari, che offriva rassegne di ogni tipo, dai film di Chabrol e della Nouvelle Vague, John Ford e Peter Weir, dal cinema trash italiano e quello politico di Rosi, ai film e cortometraggi gay e queer più importanti. Sono cresciuto lì, ma soprattutto facendo esperimenti con una videocamera. Sono stati importanti poi gli studi di regia e sceneggiatura a Roma

Il tuo nuovo lavoro, la docu-fiction “Ma la Spagna non era cattolica?”, in uscita questo mese, parteciperà al Festival del cinema gay-lesbico di Torino. Perché hai scelto di trattare proprio questo argomento, le unioni di fatto gay?
Mi piace girare dei documentari/reportage su cosa pensa la gente su grandi temi di attualità e aspetti sociali e di costume. Prima di questo ho girato IO SONO UN CITTADINO, che racconta la politica italiana vista da un pensionato. MA LA SPAGNA NON ERA CATTOLICA? parte da una bella sceneggiatura/indagine di Marco Porru, che racconta di un giovane giornalista spagnolo che arriva in Italia per capire cosa pensano gli italiani delle riforme Zapatero ma soprattutto delle unioni gay. Nel mezzo c’è una storia di due giovani donne che si amano e vivono insieme con una figlia. È stato un colpo di fulmine con questa sceneggiatura, ho combattuto per realizzarla

Le polemiche riguardo le unioni di fatto sono forti in questo momento in Italia. Che idea ti sei fatto, degli italiani, dei politici che dovrebbero rappresentarci e tutelarci, dopo averli intervistati? Quali sono le interviste che più ti hanno colpito?
È stato interessante girare le interviste, però ho capito che c’è tanta gente che non è informata sui diritti che i gay e lesbiche sostengono e portano avanti per essere approvati. Tra la gente appena formulavo la domanda nessuno era d’accordo, invece andando avanti con la discussione, ragionavano ed alla fine cambiavano idea. È strano!!! Questo perché si parla poco e male, la colpa oltre che della Chiesa che si rifiuta di entrare nell’argomento omosessualità, è dei politici che rilasciano della dichiarazioni superficiali e non si adattano ai tempi. Non solo nel centrodestra, ma anche esponenti della maggioranza hanno un atteggiamento poco corretto nei loro cittadini che hanno permesso il lavoro che fanno. Ribadisco che è stato bello intervistare la gente comune, ma non i politici che si limitano a ripetere la “scenetta” studiata per la campagna elettorale dove ci hanno conquistato

Parlando di documentari una parola che immediatamente mi viene da associarvi è educazione, seguita da storia, testimonianza, come anche da denuncia. Credi nella forza, nella capacità educativa del cinema?
Credo che possano servire per far riflettere, ma non educare. Ci sono però documentari di vario genere. Nella mia docu/fiction ho voluto restituire la freschezza delle parole della gente e la loro sincerità. Potevo fare un film molto più “cinematografico”, invece ho lasciato parlare senza interruzioni chiunque ho intervistato. Mi sembrava giusto “documentare” ed ascoltare, dovevo essere anche io uno spettatore, non un manipolatore di parole. L’intervista dell’Onorevole Franco Grillini, un esponente politico che stimo molto, l’ho lasciata senza interruzioni perché ha detto belle ed importanti parole, ed era un peccato distruggerla con i tagli del montaggio

Nel tuo sito personale ti descrivi come discepolo di Marco Bellocchio. Quanto hai preso dal lavorare a suo stretto contatto, in cosa ti ha aiutato?
Sono grato di aver conosciuto e aver visto come lavorava, è stata un’ esperienza molto importante per la mia formazione. È un grande maestro, percepisci subito sul set che c’è qualcosa di magico, dalle poche parole che dice. Ma soprattutto poi quando vedi i suoi film al cinema

La presenza delle tue origini, delle tue radici, è forte in questo come nei tuoi lavori precedenti. Come definiresti il tuo legame con la Sardegna?
Vivo a Roma ormai da tanti anni, però ogni tanto “scappo” a Cagliari dalla mia famiglia. Il legame è fortissimo, spero sempre di poter tornare a vivere lì, però capisco che il lavoro del cinema va fatto soprattutto a Roma perché c’è più confronto tra noi giovani ma soprattutto occasioni di lavoro e sperimentazione. Questa però è una mia idea, si può vivere anche fuori da Roma per fare cinema e lo dimostrano tanti registi.

Nel corto “ Sono Alice” racconti di una famiglia fortemente disagiata e vi tratti fra gli altri anche il tema dell’omosessualità, ma rimane un po’ ‘velato’. Come mai?
Nella sceneggiatura di partenza c’era marcatamente la vita di un giovane che faceva parte dell’ambiente-prostituzione cagliaritano, però poi il corto SONO ALICE ha fatto parte del film collettivo BAMBINI prodotto da Gianluca Arcopinto uscito in sala, e dunque ho dovuto tagliare con grande amarezza il mio film, per ragioni di divieti. Spero di poter fare un altro film con queste tematiche, ci tengo molto

“Uno che crea non lavora per il suo piacere. Uno che crea fa solo ciò di cui ha assolutamente bisogno.” – frase detta da Gilles Deleuze nell’intervista “Che cos’è l’atto di creazione?” Quanto ti appartiene, quanto ci trovi di vero?
Quando sono film come MA LA SPAGNA NON ERA CATTOLICA? Credo proprio di aver sentito il bisogno di farlo, perché mi arrabbio dal profondo del cuore quando sento qualcuno (tra politici e Chiesa) che parlano di relazioni d’amore tra omosessuali oppure altri temi come l’eutanasia, in modo distaccato e spicciolo. La vita di ognuno di noi deve essere rispettata, questa è la vera democrazia di uno Stato importante come il nostro. Mi auguro fortemente, che il capo del Governo Romano Prodi sia colui che sancisca i diritti degli omosessuali, per onorare gli impegni della campagna elettorale ma di più, porre fine alla oramai scandalosa ingerenza Vaticana, sui temi competenti ad uno stato laico quale l’Italia.

da Mensile AUT – maggio 2007 –

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