Dalla rassegna stampa Teatro

Ozpetek: "Che emozione debutterò al Maggio"

La sua prima regia sarà una Carmen, oggi l´incontro con Mehta

La voce è emozionata come quella di un bambino davanti ad un evento prodigioso. «Sì, al Comunale mi vorrebbero come regista d´opera. La mia prima opera» sussurra Ferzan Ozpetek, il cineasta turco (ma ormai naturalizzato italiano) autore di film di grande successo come Le fate ignoranti, La finestra di fronte e il recente Saturno contro. Ma l´emozione non è solo quella «che si prova quando hai in cantiere progetti bellissimi, importanti, capaci di entusiasmarti e di suscitare timore». C´è anche il fatto che stasera, al Comunale, Ozpetek incontrerà Zubin Mehta. Proprio con il maestro indiano, potrebbe lavorare durante il prossimo Maggio Musicale Fiorentino: «Sarebbe un onore per me. Mehta è uno dei direttori che amo di più. Non l´ho mai visto dirigere dal vivo, ma ho suoi cd e dvd. Mi entusiasma lo straordinario miscuglio di rigore e passionalità che mette in ogni sua esecuzione. Finirà che la mia presenza nel mio camerino sarà più quella di un fan che di un aspirante regista d´opera. E l´averlo conosciuto sarà per me un grande premio».
Si parla di una Carmen di Bizet.
«Non posso anticipare niente, anche perché la mia collaborazione con il Comunale è davvero allo stato embrionale. Certo è che Carmen è una delle mie opere preferite. Perché gronda passione. Amo quei melodrammi costruiti sulle emozioni forti, come Traviata, o La Bohème. Un conto, però, è essere spettatori. Un conto metterle in scena».
La genesi di questa avventura?
«Amo tutta la musica: nei miei film, è qualcosa di più di un arredo sonoro. Ha una funzione che definirei narrativa, complementare alle parole. Sono anche appassionato di melodramma. In uno dei miei primi film, Harem suarè, inventai la figura di un sultano che si divertiva a cambiare i finali alle opere. Salvatore Nastasi, ex commissario del Maggio e oggi nel consiglio d´amministrazione, è un amico fraterno ed è stato lui a propormi la possibilità di un mio debutto della lirica a Firenze. Devo dire che già in passato avevo avuto delle offerte da altri teatri. Molte, per la verità: la prima è arrivata, se non sbaglio, ben sei anni fa. Tra le altre cose, mi era stata proposta una Zaide di Mozart che mi avrebbe lasciato molto margine di lavoro anche drammaturgico, visto che è un´opera incompiuta. Ma io ho sempre rifiutato. L´opera, infatti, mi fa paura: mi fa sentire piccolo piccolo. Ma come dire di no alla prospettiva di lavorare con Mehta? E a Firenze?».
Città prediletta per le prime dei suoi film.
«Sì, e devo dire che ogni volta è sempre stato un successo toccante. Per me è motivo d´orgoglio perché il pubblico fiorentino è selettivo ed esigenze. Ho trasmesso questo amore per la città alla mia attrice Serra Ylmaz, che considera Firenze la sua seconda casa grazie anche al bellissimo lavoro con la compagnia Pupi e Fresedde».
Regista trasgressivo e ironico – d´ironia, nei suoi film, ce n´è sempre molta – oppure rigorosissimo, rispettoso alle lettera dell´opera?
«Ogni lavoro che faccio è una sorpresa prima di tutto per me stesso. Mi lascio andare alle sensazioni. Progettare troppo in anticipo toglie magia al risultato. Credo comunque che l´inesperienza in fatto di regia lirica possa essere un vantaggio. Ne guadagnano la meraviglia, il candore e l´innocenza».

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