Dalla rassegna stampa Teatro

Gli angeli gay sopra il cielo dell’America

Una prima nazionale a Modena

“ANGELS IN AMERICA – Si avvicina il millennio” di Tony Kushner nella rilettura di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani va in scena da mercoledì al 13 maggio al Teatro delle Passioni di Modena. Orari: feriali ore 21, 6 e 13 maggio ore 17. I due testi che compongono lo spettacolo raccontano i conflitti di due coppie: la relazione gay tra Prior Walter (malato di Aids) e Louis Ironson (incapace di accettare la malattia e il dolore) e il matrimonio fra l’avvocato mormone Joe Pitt con Harper, giovane moglie depressa. Le storie si intrecciano a quelle di Roy Cohn (De Capitani): realmente esistito, famoso e potente avvocato realmente esistito e di Belize, ex trans ed ex amante di Prior.

Angels in America è un best seller del teatro americano. E’ un testo di Tony Kushner, dramma e commedia allo stesso tempo, che oltreoceano ha ricevuto moltissimi premi: Premio Pulitzer nel 1993, numerosi Tony Award, 5 Golden Globe e 11 statuette agli Emmy Awards per la versione televisiva (con Al Pacino, Meryl Streep e Emma Thompson). Al suo debutto londinese per la regia di Declan Donnelan, nel 1992, fu definito dal Sunday Times «una Divina Commedia per un’età laica e tormentata; un terremoto nel teatro, sconvolgente, terribile e magnifico». Effettivamente il sottotitolo di questo testo è «una fantasia gay su temi nazionali», che ci anticipa un “plot” complesso, anche se non sintetizza tutta la ricchezza dell’opera e dei personaggi.

KUSHNER AFFRONTA il tema dell’identità (siamo nella metà degli anni Ottanta), ma non per esaurirlo sotto il profilo sessuale, bensì per sondarne in profondità tutte le componenti, razziali, religiose e culturali. Il dramma-commedia o anche saga, fu scritto in due parti, Si avvicina il millennio e Perestrojka. La prima parte, coprodotta da ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione e da Teatridithalia, debutterà a Modena, al Teatro delle Passioni, mercoledì (in scena fino al 12 maggio alle 21 a parte il 6 e 13 maggio alle 17) verrà proposta all’Elfo in ottobre. Ferdinando Bruni e Elio De Capitani (anche in scena) ne firmano la regìa e confessano di aver scelto di debuttare proprio alle Passioni perché l’architettura industriale ha immediatamente suggerito allo scenografo Carlo Sala una galleria newyorkese anni Ottanta, perchè ci sono luogo e scena nello stesso spazio. Ideale per contenere le storie, i vari piani di lettura. Bruni, fondatore del Teatro dell’Elfo con Salvatores, riflette sulle difficoltà di portare in scena un’opera del genere. Che però è stata anche una stimolante sfida.
Come si porta in scena un testo così fitto di storie e scene che s’incrociano?
«In America è un testo fondamentale della drammaturgia. Ma se penso a quello che abbiamo portato in scena, Shakespeare, l’Amleto… E’ la struttura di montaggio serrato, quasi cinematografico con continui spostamenti di luogo e piano narrativo, non facile da rendere. E’ una storia newyorkese anni Ottanta con varie visioni che si alternano ed entrano e rendere questi piani di lettura è difficile. Ma il testo è scritto bene e quindi è facile da mettere in scena. E’ più un testo per gli attori che per la macchina teatrale. Quindi la via d’uscita è stata raccontare una storia enorme con poco, con grande semplicità».
Un ruolo molto importante l’ha avuta la collaborazione di Francesco Frongia con i video. Come li ha utilizzati per lo spettacolo?
«Il video è l’apertura sul fantastico e scandisce la scena e gli ambienti. C’è poco arredamento per far capire dove siamo, perché abbiamo deciso di usare delle scritte proiettate che mandano il nome dell’ambiente… starà poi allo spettatore immaginare il resto. L’altra funzione è quella di rappresentare il sogno e l’allucinazione. Il video con una proiezione panoramica, sfonda le pareti e dilata lo spazio mentale».
Diceva che è un testo per gli attori, come avete lavorato con la compagnia?
«E’ stato fondamentale il loro ruolo. Parte della compagnia è fatta da attori dell’Elfo, altri tre sono tre giovani eccezionali. Accanto a Elio De Capitani ci sono Cristina Crippa e Ida Marinelli, due volti storici della compagnia dell’Elfo, Elena Russo Arman, l’attrice più giovane associata al nostro gruppo, Cristian Maria Giammarini, già interprete di molti spettacoli dell’Elfo, e tre giovani, Edoardo Ribatto, Fabrizio Matteini, Umberto Petranca».
Lei si è occupato anche dei costumi. L’epoca è quella degli anni Ottanta… è stato facile trovare il guardaroba ideale?
«Ho cercato di non esasperarli, cosa facile quando si parla di anni Ottanta. Perché spesso quando si lavora su quest’epoca sembra che siano tutti usciti da Vogue. Invece la gente normale vestiva t-shirt e jeans… non è che andava in giro vestita come Malgioglio».
Alcuni dei temi proposti da Kushner, l’Aids ad esempio, la difficoltà delle relazioni, hanno contribuito ad accrescere una socialità virtuale piegata a chat, forum, blog. Incontri distaccati insomma. Che funzione riesce ad avere e come si difende il teatro in questo mondo?
«Il teatro è lo spazio dei contatti reali dove si crea il dubbio e dove si possono ancora porre le domande su cui la gente può riflettere. E’rimasta una delle ultime piazze dove incontrarsi realmente. Da come stanno andando le cose credo che in molti sentano la necessità di tornare, di staccarsi dai loro “io inventati”, di riprendersi il proprio corpo che hanno abbandonato per entrare in mondi come Second Life che circoscrivono i desideri e uccidono la sorpresa. Vedo il mondo digitale come un iperpreservativo precauzionale».

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