Dalla rassegna stampa Cinema

Lezioni di piano (in carcere): da Oscar

Nel tedesco «Quattro minuti» un’amicizia femminile disperata e violenta …Quest’ultima, maestra di piano, allieva del grande Furtwangler, si porta dietro il peso di un amore drammatico per un’altra donna, e ora tenta d’insegnare musica alle detenute… Tra le due donne si stabilisce un legame …

Molestie, solitudine e famiglie in frantumi: e parte già favorito alla candidatura come miglior film straniero

MILANO — Non c’è prigione capace di rinchiudere la musica. Non ci sono mura abbastanza robuste da trattenere la sua voce. Prima di finire in galera, Jenny suonava il piano. Così bene che il suo patrigno aveva deciso di fare di lei una piccola Mozart anche, se tra un esercizio e l’altro, trovava modo di molestarla. Poi tutto il resto, un odio covato a lungo, un compagno brutale, lei che perde la testa e alza il coltello. Jenny finisce in galera. E’ incinta, ma nell’infermeria del carcere non si va per il sottile, il parto va troppo per le lunghe e il bambino muore. A lei resta solo la rabbia, la disperazione, la violenza. Eppure il destino le offrirà un dono: quattro minuti di bellezza contro una vita tutta a rovescio. E Quattro minuti è il titolo del film di Chris Kraus (dal 4 maggio nei nostri cinema distribuito dalla Lady Film) e già in odore di possibile candidato tedesco al prossimo Oscar.
Protagoniste due donne, la giovane, ribelle, ostile Jenny (Hannah Herzsprung) e l’anziana, rigida, ambigua Traude (Monica Bleibtreu). Quest’ultima, maestra di piano, allieva del grande Furtwangler, si porta dietro il peso di un amore drammatico per un’altra donna, e ora tenta d’insegnare musica alle detenute. Quando scopre in quella ragazza sgradevole e pericolosa la luce di un’indole sorprendente, decide di passare oltre i suoi modi sgarbati, le sue mani seviziate dai morsi, e di farne l’allieva prescelta, da portare al concorso per le nuove promesse. Jenny, che di nascosto «suonava» una tastiera muta, graffiata con le unghie su un tavolo, non resiste al richiamo.
«Penso che lei abbia talento e ha il dovere di coltivarlo. L’aiuterò a suonare meglio, non a farla diventare una persona migliore», mette in chiaro l’insegnante. Le lezioni di piano dietro le sbarre iniziano. Tra le due donne si stabilisce un legame complesso, tormentato, non scevro di una celata tensione erotica. Ma se Traude insiste a imporle Schubert, i classicissimi Impromptus, Jenny ama solo le sovversive sonorità dell’hip hop. «Non suonare mai più quella musica nera!», l’ammonisce Traude. Parole al vento. Quella musica nata nelle comunità afroamericane, quei suoni di rivolta di chi la «classica» non sa neanche cosa sia, rimbalzano furiosi e travolgenti sotto le dita di Jenny, che li vive con tutto il suo corpo, capace di evocarli con provocatoria, strepitosa, sincerità. Persino legata, in manette, con la schiena rivolta alla tastiera. E quando arriverà il giorno della grande prova, in un teatro, con il pubblico davanti e i secondini dietro, l’esibizione di Jenny mozzerà il fiato a tutti.
«A volte quattro minuti d’arte bastano per riscattare una vita di sconfitte», suggerisce Hannah Herzsprung, bruna, sguardo scuro, profondo, scelta tra oltre mille candidate per interpretare la pianista reclusa.
«Per sei mesi – racconta – ho studiato a tempo pieno il pianoforte per imparare come muovere le mani. Mi sono resa conto della fatica, anche fisica, che richiede la tastiera. Dopo certe scene, in cui Jenny si sfrena nelle sue acrobazie, schiaffeggiando i tasti con le mani aperte, strappando le corde per trarne geniali invenzioni sonore, mi ritrovavo con i muscoli delle braccia pietrificati dal dolore. E poi, per altri tre mesi, mi sono allenata a tirar di boxe, per sostenere le scene più violente, quando Jenny si scatena in tutta la sua aggressività. Infine ho visitato molti carceri, ho avvicinato detenute vere. Che però molto difficilmente danno confidenza a chi viene da fuori».
Tra gli aspetti che più l’hanno colpita del film, la denuncia di una violenza dentro le famiglie tanto inaudita quanto ordinaria. «Jenny è stata violentata dal patrigno – ricorda la giovane attrice -. Un’offesa che lei non potrà più perdonare. Una realtà sommersa ma molto diffusa, anche in Germania. Padri, zii, nonni… Tante “brave”, insospettabili, persone pronte ad allungare le mani su quei bambini che dicono d’amare. E spesso in casa lo sanno tutti e tutti tacciono. Anche pubblicamente se ne parla di rado, solo “dopo” qualche fattaccio di cronaca».
Intanto le vittime di questi soprusi crescono. Per sempre segnate da uno sfregio inconfessabile e imperdonabile. Invano il padre di Jenny, pentito, cerca di recuperare un rapporto con lei, implorandola di dimenticare. Quando, sapendo dell’imminente concerto della figlia, l’uomo la incontra e si congeda da lei mormorandole «Spero che tu vinca», lei gli risponde implacabile «Spero che tu muoia».
Alla sua prima vera prova d’attrice («Prima avevo fatto solo qualche particina in alcune sit com») Hannah si è trovata a confronto con una grande attrice come Monica Bleibtreu (madre di quel Moritz, premiato al Festival di Berlino come protagonista de «Le particelle elementari»). Un confronto difficile? «Piuttosto un rapporto magnifico – assicura – . Nonostante lo scarto d’età, nessuna di noi due ha avvertito differenze generazionali. Sul set eravamo come due adolescenti pronte a divertirci: una di 20 l’altra di 60 anni».

ESORDIENTE L’attrice esordiente Hannah Herzsprung, la tormentata Jenny di «Quattro minuti», in una drammatica scena del film diretto da Chris Kraus

La veterana Monica Bleibtreu a fianco di una quasi debuttante

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