Dalla rassegna stampa Cinema

Ozpetek: manifesterò per la mia colf Perse la compagna e restò senza nulla

«PRO DICO» Il regista turco ferzan Ozpetek – Fassino: sulle coppie di fatto non arretriamo – Dico, il giorno del corteo gay

MILANO — Alcuni nel governo… «Ah no, non polemizzo nemmeno se mi accoltella». Ma no, si parlava del governo…«Oddio, ma perché ho risposto al telefonino?». Ferzan Ozpetek, si capisce, vorrebbe starne fuori e ci prova disperatamente. Perché è vero che oggi sarà in piazza, a sfilare a favore dei Dico, «ma da semplice cittadino: non voglio fare l’esibizionista e vorrei evitare di dire cose che non aiutano a capire di cosa stiamo parlando».
Poi però si lascia andare e spiega che quando parliamo di Dico, non parliamo di gay e nemmeno di amore. «Oggi mi è arrivato un sms che diceva: vai in piazza, devi aiutare chi si ama. Ho risposto, un po’ acidamente, che l’amore non c’entra nulla, qui si tratta di rispettare le persone. La dignità di chi deve affrontare un mondo atroce». Fa un esempio: la donna di servizio che lavorava con lui alcuni anni fa. «Aveva 80 anni e viveva con una donna della sua età. Quando la convivente è morta, lei è rimasta sulla strada. Senza una lira, disperata. Solo perché non aveva diritto alla pensione di reversibilità, alla casa».
Ozpetek ci sta provando con i suoi film, a raccontare la società che cambia, dalle «Fate ignoranti» a «Saturno contro». «Ma non faccio film politici. Parlo della gente, delle loro emozioni. È giusto che un regista faccia solo il regista: poi però vedi certe cose sbagliate e non puoi restartene lì con le mani in mano». Allora scendi in piazza, a manifestare contro certa politica. E magari contro certa Chiesa. «Io la rispetto la Chiesa, ha il diritto di dire quello che vuole. Ma conosco anche molti preti, parroci di quartiere, che la pensano diversamente e sono avanti vent’anni rispetto al Vaticano».
Ozpetek ha anche dedicato un film alla religiosità, «Cuore sacro». «Non sono cattolico, ma amo la famiglia tradizionale. Solo che vorrei delle leggi che riescano a proteggere anche gli altri, i più deboli. Scusate, ma non dice proprio questo il Vangelo?».
La diffidenza da parte cattolica però rimane. E anche l’ostilità verso il gay. Anzi «frocio» come si autodefinisce in «Saturno contro» Fantastichini: «Puoi chiamare gay qualcuno e disprezzarlo — spiega Ozpetek —, oppure chiamarlo frocio e rispettarlo». Paola Binetti, che è cattolica e della Margherita, è ostile ai Dico e non apprezza neanche l’omosessualità, che considera «una devianza». «Non mi faccia parlare della Binetti, non ci credo che abbia detto certe cose, sarà vittima dei giornalisti. Però vorrei dirle una cosa: nel programma dell’Unione è o non è previsto un riconoscimento delle coppie di fatto? Forse la Binetti non l’ha letto. O forse non avrebbe dovuto farsi eleggere con il centrosinistra. La verità è che c’è un sacco di confusione, gente che sta di qua dovrebbe stare di là e viceversa».
Ozpetek, a occhio, sembrerebbe più di qua, nel centrosinistra. «Ma io non sto né di qua né di là. Cioè, ho sempre votato a sinistra, ma apprezzo la coerenza dei politici di ogni parte. Prodi ha inserito i Dico nel programma? E allora mantenga la promessa. Berlusconi ce l’aveva nel programma? No». E quindi è coerente. «Infatti. Lui e anche Fini. Li apprezzo per questo, anche se non la pensano come me. Non come quelli che difendono la famiglia tradizionale e poi sono divorziati e conviventi magari con figli. Sfacciati».
I politici un po’ li disprezza. «Sono sempre più lontani dalla gente, sempre chiusi nelle loro auto blu. Perché non prendono un bus, non vanno alle poste, non ascoltano chi soffre? Se non capiscono la necessità dei Dico, forse è perché non hanno nessuno con cui condividere le emozioni. Forse è perché sono persone sole. E allora peggio per loro».
Ci si potrebbe sempre sposare, è l’obiezione. «Ma io non mi voglio sposare, perché dovrei? Non mi piace il matrimonio, non è nel mio pensiero. E poi stiamo parlando d’altro. Me lo volete dire una buona volta che fastidio vi danno due persone che fanno un Dico? Fanno perdere voti? Dovremmo sfilare e buttarli via i voti, gettarli per terra e liberarcene».

Alessandro Trocino

———————————————

Dico, il giorno del corteo gay Unione divisa sui ministri in piazza Marini: cercare un’intesa ampia

Luxuria contro Binetti: se dirà no deve dimettersi, come Turigliatto

ROMA — Quelli che vanno, quelli che non vanno e quelli che preferiscono andare all’altra manifestazione, dedicata alla famiglia. In altre parole, il centrosinistra procede in ordine sparso sulla partecipazione alla marcia per i «diritti civili», organizzata oggi a Roma. Mentre sui Dico il presidente del Senato Franco Marini fa affidamento alla mediazione del diessino Cesare Salvi, che pure nei giorni scorsi era stato accusato da una parte dell’Unione di non difendere il ddl governativo: «Punta su un accordo largo tra i partiti».
ADESIONI — Fausto Bertinotti è in Germania e quindi non parteciperà al corteo. Molto probabilmente, in quanto presidente della Camera, non sarebbe sceso in piazza anche se fosse stato a Roma, ma fa capire che non è certamente ostile all’iniziativa: «Tutti i fenomeni di partecipazione vanno guardati con grande interesse. Il Paese non ha nulla da temere dalla partecipazione democratica, ma solo dai silenzi e dalle omissioni». Definisce il dibattito sui Dico «una questione di civiltà» e si felicita per la «vitalità democratica» che ha suscitato.
Ma, più in generale, è proprio sulle adesioni alla manifestazione che si sta scatenando la battaglia tra le anime più radicali dei due schieramenti che attraversano l’Unione e la Cdl. I toni sono molto accesi. A far discutere è soprattutto la scelta di manifestare espressa da una parte dei ministri e rappresentanti del governo. Alcuni, come la diessina Barbara Pollastrini (Pari Opportunità), Paolo Ferrero del Prc (Solidarietà Sociale) e il verde Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente) sono previsti sul palco di piazza Farnese. Per l’anima più laica dell’Unione fanno bene, anzi «benissimo» perché, a differenza del corteo contro la base di Vicenza, questa volta «si tratta di sostenere un provvedimento del governo».
Per l’ala cattolica e moderata fanno invece un errore. Antonio Di Pietro ritiene che «dopo il vertice sui 12 punti di Romano Prodi sarebbe meglio astenersi per senso di responsabilità e chiarezza». Rosy Bindi, che pure ha firmato il disegno di legge del governo, pensa la stessa cosa: «Andare in piazza è un lusso che noi ministri non possiamo permetterci». E il verde Paolo Cento se la prende con Giuseppe Fioroni (Istruzione) e Clemente Mastella (Giustizia): «Sbagliano a voler andare al “Family Day” cattolico. Quella manifestazione usa la famiglia per attaccare il governo». Anche se il leader del suo partito, Pecoraro Scanio, è più ecumenico: «Non c’è problema: anche la kermesse cattolica può essere di sostegno alle politiche del governo sulla famiglia».
PARLAMENTO — E così, mentre Franco Grillini afferma che «almeno il 10 per cento del Parlamento è gay», resta aperto il dibattito sulla sorte dei disegni di legge in discussione al Senato. Il socialista Enrico Boselli sostiene che «Camera e Senato non devono farsi dettare l’agenda dal Vaticano» e Manuela Palermi (Pdci), parla di «inaccettabile ingerenza della Chiesa sul Parlamento. Ma Vladimir Luxuria arriva ad invocare un intervento dei vertici della Margherita se la senatrice teodem Paola Binetti dovesse votare contro il ddl presentato dal governo: «Dovrebbe essere espulsa, così come Franco Turigliatto è stato allontanato da Rifondazione Comunista». Affondo che provoca l’immediata reazione di un compagno di partito della Binetti come Renzo Lusetti: «Luxuria non dia lezioni di etica alla nostra senatrice».
Ma sulla questione torna a parlare anche il leader della stessa Margherita, Francesco Rutelli, usando toni moderati: «È evidente che ci sono priorità sicuramente più forti dei Dico, così come è evidente che il tema essere regolato. Sarà il Parlamento ad affrontare la questione, mi auguro, con equilibrio». Anche la Chiesa continua ad intervenire sull’argomento. Come ha fatto ieri l’arcivescovo di Firenze, cardinale Ennio Antonelli: «I cattolici riflettano bene se davvero i Dico sono il “male minore”».
Il presidente del Senato è comunque fiducioso in una possibile soluzione parlamentare della vicenda. Lo confessa alla puntata di oggi di R retroscena su La7 : «Stimo il presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi: vuole un accordo largo e iolosostengo».

Roberto Zuccolini

—————————————————–

Fassino: sulle coppie di fatto non arretriamo Diritti veri, molti nel Polo saranno con noi

«Avvieremo nuove politiche per la famiglia e per incrementare le nascite»

L’INVITO
Piero Fassino, invita i laici del Polo a sostenere una legge sulle coppie di fatto
Il dibattito non può risolversi in dei «sì» e dei «no» al disegno di legge dell’esecutivo

ROMA — Onorevole Fassino, oggi si tiene a Roma la manifestazione pro Dico promossa dalle organizzazioni dei gay.
«Io non sarò presente perché sono in Emilia per una serie di congressi di partito, ma i Ds ci saranno. Credo che la manifestazione sia da guardare con rispetto e simpatia perché è una manifestazione promossa per riaffermare l’irrinunciabilità dell’uguaglianza dei diritti per ogni persona».
Ma c’è già chi, come Mastella, polemizza per la presenza dei ministri alla manifestazione.
«Io non assegno un grande significato a questa cosa: i ministri sono uomini e donne che hanno delle opinioni politiche. Chi partecipa a quell’iniziativa lo fa per le sue convinzioni, non per l’incarico che ricopre. Eppoi vorrei ricordare che non è una manifestazione contro il governo, ma a sostegno di un ddl che il governo ha presentato in Parlamento, quindi francamente non vedo il perché di queste polemiche».
Ci sono polemiche anche nella Quercia. Il ministro Pollastrini non ha gradito che il presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi abbia bocciato il ddl.
«Diciamo una cosa semplice: il governo ha elaborato un ddl, con il lavoro generoso e paziente dei ministri Bindi e Pollastrini, tenendo conto anche delle diverse sensibilità che ci sono su questo tema tra credenti e non credenti, dopodiché questo provvedimento è consegnato al Parlamento dove sono stati depositati altri nove progetti di legge. Perciò è ovvio che il dibattito parlamentare non potrà semplicemente essere “un sì o un no” al ddl del governo. Se non altro per una ragione istituzionale e procedurale bisogna esaminare anche tutte le altre proposte».
Potrebbe essere più chiaro, onorevole Fassino?
«E’ ovvio che con il varo della legge da parte del governo si è esaurita una prima fase, ora si tenta una seconda fase di elaborazione in Parlamento. L’unica cosa che dobbiamo evitare è che la seconda fase finisca su un binario morto».
Nonostante i suoi timori lei ritiene che ora che il tema è affidato al Parlamento la strada sia meno impervia di prima?
«Sappiamo tutti che questo tema taglia trasversalmente gli schieramenti perché nel centrosinistra l’Udeur e alcuni teodem della Margherita hanno già annunciato la loro opposizione, ma sappiamo anche che nel centrodestra vi sono molti, sia in Forza Italia che in An, che condividono i Dico. Davvero ora il Parlamento è chiamato ad assolvere la sua funzione, che non è solo quella di cassa di risonanza di una maggioranza di governo».
In molti temono che i Dico vengano affossati o stravolti.
«Per quanto ci riguarda si deve giungere a delle conclusioni che non siano formali o prive di efficacia. Devono essere conclusioni che riconoscono dei diritti a chi ha scelto la convivenza, sia eterosessuale che omosessuale. Non si possono fare cose finte»
C’è anche chi dice: perché tanta urgenza per i Dico?
«Nella politica ci sono anche andamenti accidentali. La cosa è entrata nell’agenda politica perché nella finanziaria era previsto un articolo che introduceva forme di compartecipazione ereditaria pure per i conviventi. L’opposizione e un pezzo della maggioranza hanno chiesto di non affrontare il tema in quella sede per occuparsene più organicamente in una legge. Questo ha accelerato tutto l’iter. Devo dire “ex post” che se si fosse fatta approvare quella norma in finanziaria forse questo avrebbe stemperato il dibattito e ci avrebbe dato anche un tempo più graduale per affrontare il tema di una legge organica. E’ il classico caso in cui si pensa di fare il meglio… ma il meglio a volte è nemico del bene».
Intanto la Chiesa sta sparando contro questa legge.
«Io sono tra quelli che non ha mai chiesto alla Chiesa e ai suoi esponenti di tacere o di autocensurarsi. Lo trovo sbagliato in termini di principio. A nessuno si può chiedere di rinunciare alle proprie opinioni. E poi sarebbe del tutto strano e curioso che su temi che attengono all’uomo, alla vita, alla morte, ai diritti individuali delle persone e alle famiglie, la Chiesa avesse un’opinione e non sentisse il dovere di esprimerla. Per quel che mi riguarda il problema non è avere paura di quel che la Chiesa dice: la questione vera è mantenere ferme le distinzioni tra le ragioni di una fede, che non solo sono legittime ma anche vanno ascoltate dalla politica, e la funzione dello Stato e delle istituzioni, che è quella di fare leggi ispirate ai principi dell’imparzialità, dell’uguaglianza dei cittadini e del rispetto delle scelte di vita individuali di ogni persona. E i Dico sono una legge equilibrata, esattamente perché risponde a questi principi senza mettere in discussione l’articolo 29 della Costituzione secondo cui la famiglia è fondata sul matrimonio».
Che cosa si aspetta dal nuovo presidente della Cei Bagnasco?
«Ho avuto modo di conoscere Bagnasco nei molti anni che è stato l’ordinario militare. E l’ho conosciuto come un uomo attento all’ascolto, aperto al confronto e al dialogo, sempre disponibile alla ricerca di intese e convergenze. Del resto, conosco anche il cardinal Bertone come uomo pragmatico e di dialogo. Anche per questo non chiedo loro di rinunciare alle proprie convinzioni, ma di essere, come sono sicuro che saranno, disponibili a comprendere le ragioni altrui e a costruire insieme soluzioni condivise».
Tornando ai Dico: ma la sinistra non ha ceduto un po’ troppo per arrivare al compromesso?
«Vorrei farle notare che questa è la prima legge nella storia del nostro Paese in cui si riconoscono i diritti degli omosessuali, senza discriminazioni come è previsto dall’articolo 3 della Costituzione».
Nell’Ulivo c’è chi esalta i Dico come la dimostrazione del fatto che il Partito democratico si può fare, e chi invece sostiene esattamente il contrario.
«È un legame arbitrario. La necessità di riconoscere i diritti alle coppie di fatto esiste indipendentemente da come sono organizzati i partiti e da come è fatto il sistema politico. Io eviterei di dire sia che se falliscono i Dico il Pd non si può fare, sia di sostenere il contrario».
La Chiesa e una parte del mondo cattolico sostengono che vi occupate dei Dico ma che non fate una seria politica per la famiglia.
«Non è vero. Questo è il primo governo della Repubblica che ha istituito un ministero per la Famiglia, e per inciso fui io ad avanzare la proposta a Prodi, che l’accolse subito. E poi abbiamo dimostrato in concreto di aver fatto politiche per la famiglia. Nella Finanziaria c’è la riforma degli assegni familiari, c’è il finanziamento del piano che prevede la costruzione di mille nuovi asili nido nei prossimi cinque anni e c’è l’istituzione del fondo nazionale per i non autosufficienti, almeno quattro milioni di cittadini italiani che fino ad oggi sono stati totalmente e solamente a carico del buon cuore delle proprie famiglia. Ma faremo dell’altro: avvieremo una serie di politiche volte a favorire un più alto tasso di natalità, potenziando la rete consultori familiari, allargando i congedi parentali e incentivando l’occupazione femminile che è fondamentale, perché se in una famiglia lavorano in due anziché in uno si avrà meno paura di avere figli. Insomma, attenzione verso le coppie di fatto con i Dico, ma anche politiche che consentano a ogni famiglia italiana di sentirsi meno sola, accogliendo così pienamente le sollecitazioni che sono venute anche dal mondo cattolico e dalle gerarchie ecclesiastiche».

Maria Teresa Meli

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.