Dalla rassegna stampa Cinema

Piccoli, ciechi e ribelli - Esce oggi "Rosso come il cielo", il film di Cristiano Bortone ispirato a una storia vera

…Cristiano Bortone, regista di film indipendenti come “Sono positivo” sul mondo gay, …

In un film la rivolta degli anni ´70 che chiuse gli istituti-ghetto
Nel cast Marco Cocci (“Ovosodo”), sceneggiatura di Zappelli (“I cento passi”)

ROMA – «Viviamo in un´epoca in cui ci fanno credere che importanti sono i numeri e che l´individuo non può incidere sulla realtà. Ma sono le piccole battaglie che cambiano la storia. Tanti piccoli Mirco hanno fatto in modo che la società ripensasse a se stessa». Cristiano Bortone parla del personaggio del suo film, Mirco, bambino di dieci anni diventato cieco in seguito a un incidente, che si ispira alla storia vera di Mirco Mencacci, cieco fin dall´infanzia e diventato un montatore del suono di grande successo (“I cento passi”, “La meglio gioventù”). Il film, già presentato alla Festa del Cinema di Roma come evento speciale Unicef, è Rosso come il cielo da oggi nelle sale distribuito da Ladyfilm in 20 copie (che aumenteranno nei prossimi giorni).
Cristiano Bortone, regista di film indipendenti come “Sono positivo” sul mondo gay, e “L´erba proibita” sulla marihuana, ricorda che «fino agli inizi degli anni Settanta i ciechi erano considerati handicappati e ai bambini non vedenti era impedito frequentare le scuole pubbliche. Erano rinchiusi in polverosi istituti molto simili a dei ghetti. La storia di Mirco Mencacci mi ha affascinato per questo ma, al di là del motivo della cecità, mi stava molto a cuore raccontare di qualcuno che lotta nonostante le condizioni avverse, qualcuno che a tutti i costi vuole affermare la propria identità».
Siamo nel 1971. Maneggiando il fucile del padre il piccolo Mirco perde la vista. Rinchiuso in un istituto di Genova deve sottostare alle regole stantie che con pigra lungimiranza da parte della direzione vedono i piccoli ormai persi per il consorzio sociale. La ribellione di Mirco però è tenace e fantasiosa. Scopre che tagliando il nastro di un registratore e ricomponendolo riesce a raccontare favole giocando solo sui suoni. Ricrea il cambiare delle stagioni, i suoni terrorizzanti di un bosco di notte, l´avventura di una principessa rapita da un drago. Il suo entusiasmo contagia gli altri bambini ciechi che una notte fuggono dal collegio per andare a vedere un film di Franco e Ciccio. Espulso, diventa un caso nella Genova scossa da movimenti studenteschi e operai. Ed è storia che dopo l´occupazione dell´Istituto Chiossone la città si mobilitò tanto che nel 1975 fu decisa la chiusura delle scuole per non vedenti.
La scena finale del film è uno spettacolo teatrale, creato dai bambini ciechi, a cui assistono padri, madri e nonni tutti bendati. La rappresentazione è fatta solo di suoni. Il rischio maggiore, per una storia simile, era scivolare decisamente nel patetismo. «La prima cosa che ti dice un cieco è “Noi abbiamo perso la vista ma non il cervello”» spiega il regista «il concetto di “poverino” fa andare in bestia chi non vede. Consapevole di questo sono stato attento che la commozione che la storia esprime non si trasformasse in qualcosa di lacrimoso. Ci son voluti tre anni» aggiunge Bortone «dalla scrittura alla realizzazione del film. Nessuno voleva produrlo. Ho finito per finanziarmi da solo». Nel cast, oltre il piccolo Luca Capriotti che interpreta Mirco, ci sono Paolo Sassanelli (anche autore della sceneggiatura insieme a Bortone e a Monica Zappelli, coautrice di “I cento passi”) nel ruolo di un prete sensibile, Don Giulio, e Marco Cocci (il protagonista di “Ovosodo” di Virzì). «Per interpretare i bambini ciechi» racconta il regista «ho scelto 40 ragazzini di cui un terzo non vedenti e la sorpresa è stata unire i due gruppi e constatare che i secondi insegnavano delle cose ai primi. Lo sforzo di tutti è stato realizzare un dramma che nasconde nelle sue pieghe fantasia, divertimento e sogno».

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