Dalla rassegna stampa Cinema

MA LA SPAGNA NON ERA CATTOLICA?

Un`originale docu-fiction fotografa la percezione della politica di Zapatero in Italia. GAY.tv ha intervistato il regista Peter Marcias.

Come sono avvertiti dalla popolazione italiana i cambiamenti sociali apportati dal governo Zapatero in Spagna? Un’originale docu-fiction fotografa la percezione della popolazione italiana in un ambiente intriso di cattolicesimo e vicino, anche fisicamente, al Vaticano. E’ a Roma infatti che Peter Marcias ha girato ‘Ma la Spagna non era cattolica?’ presentato con successo alle Giornate di Cinema Omosessuale di Venezia quando era ancora in lavorazione. Una televisione spagnola, impressionata dall’interesse suscitato all’estero dalla politica di Zapatero, invia una troupe in Italia per realizzare un documentario sulle opinioni dei cittadini riguardo alle nuove leggi spagnole e in particole al matrimonio omosessuale. Andrea Miguel, protagonista/regista dell’inchiesta si troverà però catapultato in una situazione a lui molto personale. Una donna che aveva amato a Madrid vari anni prima ora vive a Roma ed è legata sentimentalmente ad una donna. Questa la trama di ‘Ma la Spagna non era cattolica?’ che vuole raccontare la realtà attraverso la finzione.

“E’ un inchiesta – spiega il regista – raccontata con la leggerezza della fiction, su un argomento che divide gli italiani. Non mi schiero ma fotografo la realtà. Le posizioni sono molto variegate, un popolo strano quello italiano”. Così militanti gay come Mancuso e Grillini ma anche cattolici come Rosy Bindi parlano e riflettono tra colonne e sampietrini. “Ma a parte i politici – dice Marcias – ho voluto far parlare la gente normale. Quella che incontri per strada, cercando di rappresentare le varietà delle posizioni”. Tutti a parlare di nuove unioni civili, valori e Zapatero. Con l’ombra inquietante, o protettiva secondo alcuni, del Vaticano.

Abbiamo fatto qualche domanda al regista Peter Marcias. Ecco l’intervista.

Hai trovato ostacoli durante la lavorazione?
L’idea di partenza era di fare un’indagine documentaristica su cosa pensavano gli italiani delle riforme di Zapatero in materia di unioni gay. Lo sceneggiatore Marco Porru invece mi propose una docu/fiction, cioè di intervallare il documentario con delle scene di finzione per fare un film per le sale. L’ho trovata un’idea molto interessante. All’inizio certi produttori erano molto interessati, poi ho avuto grandi difficoltà (tante!!!) nella realizzazione perchè come al solito “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, però sono contento che sia andato tutto bene perchè è un tema a cui tengo tanto.

C’è qualche elemento autobiografico nel film?
Di autobiografico c’è che il giornalista/attore spagnolo che arriva in Italia per fare il reportage lo sento mio. Sono un grande curioso, mi piace sapere cosa pensano le persone su temi importanti, in questo caso le unioni omosessuali.

Cosa ti ha sorpreso positivamente?
Sono rimasto veramente affascinato dalle dichiarazioni della gente comune, ho girato quasi 30 ore di interviste tra le strade di Roma tra anziani, giovani, politici, e tanti altri. Ad un primo impatto qualcuno diceva di non essere d’accordo alle unioni civili omosessuali e adozioni, poi durante l’intervista cambiavano atteggiamento ed alla fine erano d’accordo. Questo mi ha fatto capire che c’è un assoluto bisogno di parlarne e discuterne, ed invece si tende anche a causa della chiesa a sopprimere e nascondere. Ho intervistato anche qualche sacerdote e seminarista, ma ho avuto poche
risposte sui loro pensieri.

Aggiungeresti qualcosa dopo gli sviluppi di questi ultimi mesi?
Il film è tutt’ora in fase di mix audio, ho aggiornato tantissimo in questi mesi perchè è un lavoro work in progress. Dico grazie alla disponibilità dell’Onorevole Franco Grillini, che mi ha rilasciato una bella intervista, ma anche a tanti ragazzi e ragazze che hanno detto delle parole bellissime sull’amore e sulla libertà.

Il film ha partecipato ad altri festival oltre alle Giornate di cinema omosessuale di Venezia 2006?
No, ma dovrebbe partecipare nei prossimi mesi a festival a tematica omosessuale ed altro, in contemporanea con l’uscita in sala verso marzo, ma soprattutto presentazioni, che credo saranno possibili anche grazie alle associazioni gay e lesbiche. Per quanto riguarda Venezia, il curatore Daniel Casagrande mi ha dato la grande possibilità di presentare il progetto e gli sono grato.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Spero che esca ‘Ma la Spagna non era cattolica?’ perchè il “cinema” deve arrivare al pubblico, e mi auguro che ci sia qualche riflessione dopo la visione del film. Spero e mi auguro fortemente che il governo guidato da Romano Prodi sancisca i diritti degli omosessuali perchè l’Italia deve diventare un paese normale come tanti altri Stati. Per quanto riguarda il cinema mi piacerebbe girare un musical, ho scritto anche un soggetto ma è davvero complesso da realizzare.

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