Dalla rassegna stampa Cinema

Ebrei, donne, neri attenti al kazako

Borat Sacha Baron Cohen capovolge ogni principio democratico e civile

Sbeffeggia l’America e ha suscitato polemiche a non finire, sdegni, processi

«Borat. Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan» di Larry Charles, film comico-demenziale, ha suscitato (l’Italia è uno degli ultimi Paesi in cui arrivi) polemiche, entusiasmi, sdegni, processi, successi, scandalo. Sacha Baron Cohen, inglese, 36 anni, sceneggiatore e protagonista, capovolge ogni attuale principio democratico e rispetto civile, beffeggia ebrei, donne, neri, kazaki, americani raccontando di un reporter della tv del Kazakistan incaricato di realizzare un documentario sui costumi degli Stati Uniti.
Nel suo paese kazako il reporter vive con la mamma (aspetto da centenaria, 43 anni), con la moglie obesa, con i compaesani che temono e odiano gli ebrei, dedicano loro cortei ostili con mascheroni da Carnevale di Viareggio, sono convinti che siano gli ebrei i responsabili del massacro delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 a New York. Giunto in America, Borat si lava la faccia nel water («Bella acqua fresca!»), dà baci e tocca i genitali ai nuovi conoscenti, fa tutto come era abituato a fare in Kazakistan, fa la cacca al parco o, in una casa, la consegna ordinatamente all’ospite in un sacchetto, partecipa con stupore a un raduno gay dove diventa subito molto popolare, s’innamora sui giornali di Pamela Anderson e va in California per raggiungerla, sposarla.
Canta a un rodeo un’edizione dell’inno americano in cui Bush beve il sangue di donne e bambini, vuole un animale da guardia e gli rifilano un orso bruno, si lascia strapazzare da fanatici a un raduno musicale politico-religioso, apprende ridendo che alcuni proteggono gli animali. Cerca di rapire Pamela Anderson ficcandola in un sacco; non riesce, torna a casa. La scena più buffa è un corpo a corpo con l’amico obeso, nudi, mentre un’etichetta nera censoria saltella per coprir loro i genitali.
Borat è una produzione a infimo costo, realizzata arrangiandosi come possono e con i contributi più eccentrici da Sacha Baron Cohen e dai suoi amici: tutti quelli della troupe tecnica, tranne il comico, potrebbero scambiarsi senza problemi i differenti ruoli. Il film irride l’America quanto il Kazakistan: anzi, di più. Molti si sono impermaliti e irritati vedendolo, ma davvero non vale la pena di prenderlo sul serio, sarebbe anzi il dispetto più grave che si potrebbe fare agli autori: è più intelligente e divertente di Scuola di polizia, ma siamo lì.

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