Dalla rassegna stampa Cinema

Dreamgirls Così gli afroamericani conquistarono la musica

Quasi un musical sull´America degli anni 60. Con tante canzoni e Eddie Murphy

Peccato che tutto venga banalizzato Un lieto fine in cui il cattivo viene punito

Non è dichiarato ma sullo sfondo del film Dreamgirls, oltre che un musical di successo (questo sì dichiarato), c´è la vera storia del gruppo musicale femminile delle Supremes che nella Detroit degli anni 60, capeggiato da Diana Ross, fu il maggior successo dell´etichetta discografica Motown. Il film a sua volta ha almeno parzialmente l´andatura di un musical, nel senso che i passaggi cantati e le canzoni hanno un grande peso e una parte molto ampia. Ampiamente riconosciuta dalla candidature all´Oscar annunciate questa settimana. Il regista Bill Condon era stato lo sceneggiatore di Chicago, adattamento cinematografico di un altro musical.
Detroit fine anni Cinquanta. Tre ragazze (nere) con una straordinaria e orgogliosa leader partecipano a una serata per promesse locali e vengono notate da Curtis (nero), venditore di automobili che vuole diventare scopritore di talenti musicali. Le piazza come gruppo di supporto di Jimmy (nero: Eddie Murphy) artista vanesio e capriccioso ma grande talento a cavallo tra soul, blues e rock. La scalata di Curtis verso una sempre più sfacciata spregiudicatezza (dobbiamo piacere al pubblico bianco, afferma) porta all´emarginazione del vecchio e saggio agente di Jimmy (nero, è Danny Glover), alla spersonalizzazione e all´autodistruzione di Jimmy, e soprattutto allo smembramento delle Dreamgirls che mette l´una contro l´altra sponsorizzando la carriera della più bella ma non più dotata.
L´aspetto più rilevante è quello del rivisitare la storia della presenza e del contributo afro alla musica americana, la storia non così lontana – come non così lontano è il segregazionismo nella società – di una completa emarginazione e ghettizzazione e di una totale mancanza di influenza sulle leve del potere dello show business. Storia che si è poi grandemente rivoltata, nello spettacolo, con una significativa conquista di potere e protagonismo grazie a enormi meriti in particolare per quanto riguarda l´evoluzione musicale. Il film con i suoi personaggi rappresenta le due opzioni. Quella di una conquista del potere e del centro della scena rinunciando alla propria peculiarità, personalità, identità, al proprio patrimonio. E quella dell´affermarsi, faticosamente, proprio grazie, invece, all´essere se stessi. Tutto questo viene banalizzato e appiattito, reso ovvio che di più non si può dal film. Cui, ovviamente, non può mancare la ricomposizione finale attorno ai recuperati valori autentici e genuini, e la punizione del cattivo che voleva rendere i talenti neri “digeribili” ai bianchi conformisti. Fortuna che c´è un´ottima galleria di interpreti.

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