Dalla rassegna stampa Cinema

Ecco Robin Williams nel film più deprimente

Tratto dal romanzo di Armistead Maupin

Se esistesse un premio per il film più deprimente della stagione, Una voce nella notte non faticherebbe ad aggiudicarselo. Tratto dal romanzo di Armistead Maupin, racconta la strana esperienza di Gabriel Noone, scrittore di mezza età in crisi creativo-sentimentale per avere appena perduto l´amore del compagno Jess. L´unica cosa che sembra distrarlo dalla catatonia è uno strano libro autobiografico, inedito e consegnatogli da un amico: vi si raccontano le atroci esperienze del quattordicenne Pete, vittima di un giro di pedofilia organizzato dai suoi stessi genitori. Lo scrittore comincia a ricevere telefonate da parte del ragazzo e di Donna, la psicologa che lo ha adottato e lo tiene nascosto, asserendo che Pete è malato di Aids. Senza neppure la certezza che questi esista veramente, Gabriel affronta un lungo viaggio in cui mette in gioco tutta la propria esistenza. La scommessa era, in fondo, quella di fare un film basato più sulle parole che sulle immagini. Se le seconde non spiegano nulla, le prime tentano disperatamente d´attribuire un senso alle cose: il protagonista è scrittore e tiene un programma notturno alla radio; tutti i contatti significativi avvengono via telefono o segreteria telefonica; le voci rivelano le vere identità delle persone. Salvo che poi il film, costruito come un thriller, non ha rivelazioni da fare né sul piano del puro intrigo, né su quello esistenziale. Lasciando lo spettatore perplesso e sconcertato quanto il protagonista. (r.n.)

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