Dalla rassegna stampa Cinema

UNA VOCE NELLA NOTTE

…segna i minuti di un film lento e vacuo soltanto illuminato dalla presenza sempre straordinaria di una Toni Collette (l’assistente sociale) che andrebbe premiata con l’Oscar…

Se casualmente siete incappati nella lettura della storia in sei volumi intitolata “I Racconti di San Francisco” o se avete avuto la fortuna di vedere la serie televisiva tratta dai primi tre capitoli allora siete tra quelli che hanno accolto con piacere e curiosità la notizia della trasposizione cinematografica del romanzo semi autobiografico dello scrittore Armistead Maupin “Una voce nella notte”. Il risultato però deluderà in egual misura sia i fan dell’autore che chi si appresta a vedere la pellicola aspettandosi – come suggerito da locandina e trailer – un thriller ad alta tensione. Il film diretto dall’anonimo Patrick Stettner (al suo attivo un film d’esordio che si è fatto notare al Sundance), sopratutto nella seconda parte – quella legata alle atmosfere più “gialle” – scivola precipitosamente nelle spire del thriller più scontato ed irrisolto. E laddove si prefiggeva di lasciare ampi margini di “mistery”, il gioco si è risolto in un innocuo plot confusionario che lascia lo spettatore annoiato e svogliato. La storia del romanziere e conduttore radiofonico Noone (uno stanco Robin Willliams) dalla carriera e vita privata in crisi – linfa creativa esaurita e boyfriend che va via di casa! – non coinvolge mai lo spettatore nemmeno quando fa irruzione nella sua vita il manoscritto di un quattordicenne che racconta delle molestie sessuali subite dai suoi genitori e loro amici. Il loro rapporto telefonico (ma esisterà relamente questo giovane scrittore?) segna i minuti di un film lento e vacuo soltanto illuminato dalla presenza sempre straordinaria di una Toni Collette (l’assistente sociale) che andrebbe premiata con l’Oscar solo per la totalità della sua giovane carriera ma già ricca di ruoli coraggiosi ed “alternativi” (speriamo almeno nella candidatura quest’anno per il ruolo della madre scombiccherata di “Little Miss Sunshine”). Ma dove sono finiti l’ironia, il cinismo arguto e la leggerezza di uno scittore come Maupin che in formato grande schermo sembra essere diventato la sfocata copia di un innocuo sceneggiatore di thriller asfittici?

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