Dalla rassegna stampa Cinema

Robert Altman - Il cinema come terapia d'urto

Il regista è morto a Los Angeles all’età di 81 anni. Dal dopoguerra, aveva raccontato le virtù e le miserie del suo paese in capolavori come «Mash», «Nashville» fino all’omaggio al country nell’ultimo «Radio America»

Radio America, A Prairie Home Companion rimarrà l’ultima trasmissione di Robert Altman. Era stato lui stesso a definire il suo ultimo lavoro come «un film sulla morte». La storia di una trasmissione radiofonica destinata a chiudere i battenti perché la speculazione vuole abbattere il teatro dove viene registrata si presta infatti perfettamente a questo tipo di lettura. Ma c’è di più. Mentre Altman dirigeva il film, girato in larga parte presso il Fitzgerlad Theater di St. Paul, Minnesota, in platea era seduto Paul Thomas Anderson. Il regista di Magnolia non doveva fare nulla, semplicemente assistere a tutte le riprese. Il perché di questa bizzarria era dovuto all’assicurazione che aveva imposto alla produzione un eventuale sostituto pronto a subentrare al regista nel caso non avesse potuto portare a termine le riprese. Un gioco crudele, che era stato però anche oggetto di battute da parte sia di Altman che di Anderson. A 81 anni Robert Altman se n’è andato. A l momento non sono state fornite informazioni sulla causa del decesso. Robert aveva avuto un trapianto di cuore una decina d’anni fa.
Originario di Kansas City, dove era nato il 20 febbraio del 1925, Robert studia presso le scuole cattoliche prima di passare alla Rockhurst High School e successivamente all’accademia militare di Wentworth a Lexington, Missouri. Da lì viene arruolato nell’aviazione, sui bombardieri, alla fine della guerra. Al rientro quel che lo incuriosisce è il cinema e lo spettacolo. Parte così per Hollywood insieme alla prima moglie LaVonne. Ha una particina in Sogni proibiti di Norman McLeod, scrive un musical che vorrebbe portare a Broadway, è autore della storia di Tre figli in gamba di Edwin Marin e della sceneggiatura di Squadra mobile 61 di Richard Fleischer. Ma non decolla, anzi si ritrova a dover promuovere una società specializzata in tatuaggi per cani. E allora preferisce tornarsene a Kansas City. Anche perché un amico lo ha raccomandato alla Calvin e Co., un’azienda che produce documentari, pubblicità, materiali didattici. Lì Robert impara realizzando oltre sessanta produzioni che spaziano dal football agli incidenti d’auto. E comincia a perseguire i suoi progetti che consistono in pubblicità che realizza autonomamente e piccole serie televisive. Il debutto nella fiction è del 1957 con The Delinquents, un film sulle bande giovanili che si produce per conto della Calvin, ma già dall’anno precedente è il regista di episodi della serie Alfred Hitchcock presenta. Dopo avere firmato anche il documentario The James Dean Story sembra essere completamente risucchiato dalla tv per dimenticare il cinema.
Ma Robert è testardo. Aspetta. E nel 1969 sferra il suo colpo basso all’establishment. Dopo avere co-diretto Conto alla rovescia, gli viene offerta la sceneggiatura di MASH. Il successo è travolgente (nomination come miglior regista). Sarcasmo e vetriolo ambientato sullo sfondo della guerra di Corea, ma nulla viene esplicitato, l’intenzione chiarissima è quella di una critica feroce alla guerra del Vietnam. E il film viene accusato di cattivo gusto. Ma quando diventa serie televisiva è Altman a dire che quello è cattivo gusto, portare la satira della guerra a domicilio ogni domenica sera per accumulare milioni di dollari.
A questo punto potrebbe fare qualsiasi cosa. A condizione di piegarsi alla volontà dell’establishment. Ma è fatto a modo suo. Quando quest’anno ha ricevuto un tardivo Oscar alla carriera ha dichiarato «nessun regista ha avuto la mia fortuna, non ho mai dovuto dirigere un film che non avessi deciso di creare». I suoi titoli successivi sono infatti frutto solo della sua sensibilità, ottengono risultati economici contrastanti senza mai però essere banali. Sono titoli che spaziano in diverse direzioni sino al 1975 quando realizza Nashville. Un capolavoro corale che spiazza tutti. Nuova nomination, miglior regista e miglior film, due attrici non protagoniste, ma l’unica statuetta arriva a Keith Carradine per la canzone I’m Easy.
Celebrato come un grande lui tira dritto per la sua strada e firma western, film intimisti, commedie, fantasy arriva a dirigere lo stravagante Popeye (80), poi torna all’amato Jimmy Dean Jimmy Dean (82) e all’inquietante Streamers (83). Arrivano gli anni 90 e i produttori di Hollywood, che da sempre lo vedono come fumo negli occhi, «troppo arrogante, troppo beone», lo ritengono ormai finito. E lui fa rimangiare quei giudizi superficiali. Assesta due poderose zampate mettendo sulla graticola proprio Hollywood con I protagonisti (92) e traduce magnificamente per immagini Carver con America oggi (93). Per entrambi ottiene la nomination come miglior regista, ma non vince.
Negli anni successivi punta sul mondo della moda con Prêt-à-Porter (94), sul jazz con Kansas City (96), sul thriller con Conflitto di interessi (98), sulla commedia con La fortuna di Cookie (99), su Richard Gere con Doctor T (2000). Momentaneamente volta anche le spalle all’America, va in Gran Bretagna per dirigere Gosford Park (2001). Ennesima nomination sterile. Si arriva così al balletto di The Company (2003) e a Radio America (2006).
Se gli studios e i manager lo hanno visto come un ribelle poco incline al compromesso, gli attori sono invece sempre stati lusingati dal suo talento e dall’attenzione che il regista aveva nei loro confronti. Moltissimi dei grandi nomi dell’olimpo hollywoodiano hanno accettato di partecipare ai film di Altman, anche riducendosi (notevolmente) il compenso. I suoi film corali (da Nashville sino all’ultimo film) sono stati possibili proprio per questo motivo, la disponibilità delle grandi star a partecipare a progetti indipendenti, con budget ridotto e alto tasso di senso e sensibilità. E così sono state scritte grandi pagine della storia del cinema. Tutta colpa di un testardo americano di Kansas City, arrivato tardi a essere regista, armato però da una voglia inarrestabile di raccontare storie senza per questo dover sottostare alle aride regole del business.

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Due o tre cose di Robert

L’Oscar alla carriera. È un riconoscimento che mi ha fatto molto piacere… Ero felice e orgoglioso quella sera di riceverlo. In un certo senso è stato anche meglio che sia stato premiato il mio lavoro nella sua totalità. E se dovessi scegliere uno dei miei film per la statuetta non saprei quale.
La politica. Sono sempre stato un democratico convinto da quando ho cominciato a interessarmi di politica. Il primo uomo politico che mi ha regalato emozioni vere è stato Roosevelt. Ma anche Truman …La campagna elettorale dell’88 ha segnato un punto di non ritorno nella vita politica americana: la fine dei mandati di Reagan, la prima presidenza di un membro della famiglia Bush, il padre dell’attuale presidente, l’ascesa dei neo-con, un candidato democratico, Gary Hart, fermato sbandierando un presunto scandalo sessuale.
Tanner. Molti in America pensano che tra repubblicani e democratici non vi siano differenze apprezzabili. É ovvio che non è così ma è anche vero che su certe questioni la diversità si va assottigliando. La saga di Tanner parla anche di questo, della possibilità che un uomo politico sia tentato dal trasformismo, dalla voglia di adeguarsi. E tenta di analizzare il rapporto tra politica e media. Credo che quando il cittadino medio presta soprattutto attenzione al peso mediatico degli uomini politici siamo nei guai. Mescolare politica e spettacolo è molto pericoloso. La gente si confonde. Io come uomo di spettacolo non voglio diventare un politico ma vedo molti politici che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo. È come un’epidemia, tutti vogliono comunicare con le immagini. Quando ci siamo accreditati per filmare la convention democratica che ha eletto Kerry abbiamo scoperto che c’erano più di 40 troupe televisive… I due Tanner, quello dell’88 e quello del 2004 parlano anche di questo: la proliferazione delle immagini che ci circonda.
Radio America (A Prairie Home Companion). È stata mia moglie Kathryn a convincermi che ci sarebbe stato un pubblico per questo film. É un’ascoltatrice da sempre di A Prairie Home Companion, io non ero così sicuro che avrebbe funzionato. Di certo è un programma profondamente americano, viene trasmesso da oltre trent’anni, e credo che la ragione del suo successo e della sua unicità stia nel fatto che Garrison Keillor & Co. non hanno mai cercato di diventare qualcos’altro ma hanno continuato a fare il loro show pensando che era destinato a un pubblico radiofonico. Abbiamo cercato nel film di coglierne la malinconia, l’umorismo, l’immediatezza nel modo di comunicare, e se ci siamo riusciti siamo molto orgogliosi.
Paul Thomas Anderson (assistente di Robert Altman sul set di Radio America). È stato fantastico, mi ha aiutato senza mai dare la sensazione di essere invadente. La produzione ha voluto un regista di «scorta» siccome sono molto anziano e non scoppio di salute… E lui è molto bravo qualcuno avrà pensato che se mi fosse successo qualcosa avrebbe finito il film nel modo migliore.

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ADDIO AMERICAN DREAM
L’America gli aveva concesso l’Oscar alla carriera solo quest’anno, quando ormai Altman aveva 81 anni (ma stava lavorando a un film su una singolare gara di resistenza texana, ispirandosi al documentario di S.R.Bindler «Hand on a hard body» del 1997). Nonostante il ritardo del riconoscimento accademico nella notte delle stelle, l’elenco dei suoi film è pachidermico, una splendida sequenza di titoli che va dalla regia alla produzione fino alla sceneggiatura. E che ha segnato per sempre, mandandolo in frantumi, il «sogno americano». Prima attraverso la tv, poi sul grande schermo. Partiamo a ritroso.
2006 – Radio America
2003 – The Company
2002 – Voltage
2001 – Gosford Park
2000 – Il dottor T e le donne
Il decennio dei Novanta
1999 – La fortuna di Cookie
1998 – Conflitto di interessi
1997 – Gun (serie tv)
1996 – Jazz ’34; Kansas City
1994 – Prêt-à-porter
1993 – America oggi
1992 – I protagonisti; McTeague (serie tv);
1990 – Vincent & Theo
Gli anni Ottanta
1988 – Tanner ’88 (miniserie tv); The Caine Mutiny Court-Martial
1987 – Aria; Basements (film tv); Terapia di gruppo; The Dumb Waiter
1985 – Follia d’amore; Non giocate con il cactus; The Laundromat (tv)
1984 – Secret Honor
1983 – Streamers
1982 – Jimmy Dean, Jimmy Dean; Two by South (film tv)
1980 – Popeye – Braccio di ferro
I settanta
1979 – H.E.A.L.T.H.; Una coppia perfetta; Quintet;
1978 – Un matrimonio
1977 – Tre donne
1976 – Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto
1975 – Nashville
1974 – California poker; Gang
1973 – Il lungo addio
1972 – Images
1971 – I compari
1970 – Anche gli uccelli uccidono; Mash
I sessanta
1969 – Quel freddo giorno nel parco
1968 – Conto alla rovescia
1965 – The Katherine Reed Story; Pot au feu; The Long, Hot Summer (serie tv)
1964 – Nightmare in Chicago (film tv)
1963 – Kraft Suspense Theatre (serie tv)
1962 – Combat! The Gallant Men (serie tv)
1961 – Bus Stop (serie tv)
1960 – Route 66 (serie tv)
1960 – Surfside 6 (serie tv)
I cinquanta
1959 – Troubleshooters (serie tv); United States Marshal; Hawaiian Eye; Bonanza (serie tv)
1958 – Lawman (serie tv); U.S. Marshal; Westinghouse Desilu Playhouse (serie tv); Peter Gunn
1957 – Whirlybirds (serie tv); Maverick (serie tv); Sugarfoot (Serie tv); The James Dean Story; The Delinquents
1956 – Gale Storm Show (serie tv)
1955 – The Perfect Crime; Alfred Hitchcock Presents (serie tv); The Millionaire (serie tv)
1954 – Better Football; The Builders
1953 – The Last Mile (corto)
1952 – King Basketball (corto)
1951 – Modern Football (corto)

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